Il gioiello sardo durante la civilità nuragica

La storia del gioiello, quale oggetto destinato a decorare, si puó far risalire in Sardegna sino all’età preistorica.
Frammenti di conchiglie, denti di animali e altri materiali raccolti dall’uomo preistorico, che venivano utilizzati nella loro forma più semplice come orpelli e simboli di appartenza ad un particolare gruppo sociale.
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I materiali e le forme di questi primi “gioielli” potevano cambiare a seconda della volontà di indicare un ruolo o un ideale di bellezza.
La civilità nuragica sarda prevedeva infatti la presenza di monili, utilizzati principalmente per indicare la funzione, il ruolo ricoperto all’interno della società dell’epoca; per cui alcuni erano possessori di gioielli e altri, al di fuori di un dato cerchio sociale, non ne facevano uso.
I monili dell’epoca si possono ricondurre allo scenario dell’epoca nella zona dell’Egeo e del Mediterraneo orientale: bracciali, anelli, bottoni e collane tendenzialmente in metallo, a cui si affiancano manufatti in osso, cristallo di rocca e conchiglie.

I manufatti più diffusi: bracciali, collane e bottoni

I gioielli più utilizzati nella Sardegna nuragica erano contraddistinti da una certa semplicità: i bracciali di bronzo di cui hanno notizie erano principalmente lisci, senza alcuna decorazione, così come gli anelli.
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Quando vi erano delle eccezioni i motivi decorativi più ricorrenti spaziavano dai cerchietti alle spirali, passando per i disegni a spina di pesce e le lavorazioni a bulino.
Tra i manufatti di cui si abbia notizia si ritrovano anche i bottoni, utilizzati però a mero scopo decorativo, senza lo scopo pratico a cui oggi li si collega automaticamente.
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Principalmente di forma semisferica o conica, potevano presentare delle decorazioni probabilmente di natura zoomorfa.
In tema collane si aveva una buona varietà: fili semirigidi decorati, catene più semplici, monili con l’inclusione di zanne di animali e dettagli in osso.

Foto tratte da www.sardegnadigitallibrary.it