La Casa Museo di Grazia Deledda

Una casa può diventare un museo, uno strumento utile per calarsi in un’epoca o nella vita di un personaggio influente, che abbia dato un contributo importante alla storia, cultura o letteratura di un paese.
Così la casa natale di Grazia Deledda, premio Nobel per la Letteratura nel 1926, é oggi una struttura museale aperta al pubblico, grazie alla quale capire meglio la donna dietro la scrittrice e conoscere le vicende che hanno contribuito a creare il rapporto peculiare con la sua città natale.

Vale quindi la pena organizzare una visita a Nuoro, esplorando i tre piani in cui si articola questa casa museo, rinnovata nel 2006 e arricchita da documenti e testimonianze storiche che mirano a ricostruire il legame tra Grazia Deledda e Nuoro.

Conoscere la vita e le opere della scrittrice

Le prime due sale, al piano terra, si concentrano sull’ambiente sociale e la vita familiare della Deledda: dal contesto sociale della Nuoro di fine ‘800 all’attribuzione del Nobel, in modo da offrire un excursus esaustivo a chi fosse impossibilitato a visitare i piani superiori.

La cucina e la dispensa

Proseguendo, si ha la possibilita’ di visitare i locali della cucina e della dispensa, tra arredi e utensili d’epoca, contenitori per il cibo, teli di lana e lino che si utilizzavano per la preparazione del pane.

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La sala del Premio Nobel

Quella che originariamente era la camera da letto dei genitori di Grazia Deledda oggi presenta una serie di documenti e immagini che trattano l’esperienza della scrittrice in quel caso, compresi alcuni brani tratti da discorsi pronunciati nel corso di questa giornata cosi’ importante.

La camera di Grazia Deledda

Per allestire l’ambiente in questo caso gli organizzatori si sono ispirati proprio ai romanzi della scrittrice, traendo informazioni dalle descrizioni che si ritrovano in alcuni suoi romanzi autobiografici.
Entrando, ci si ritrova in quei giorni del 1900 in cui la Deledda stava organizzando il proprio matrimonio: tra scrittoio e calamaio, bauli e libri, spiccano foto del futuro sposo e le partecipazioni di nozze.

Una visita emozionante

Gli ambienti visitabili del museo non si limitano a queste stanze, che abbiamo scelto per dare un’idea di cosa prospetti una visita.
Scorrendo le recensioni, traspare quanto questa casa natale trasmetta delle sensazioni al visitatore, soprattutto se si tratta di un lettore e estimatore delle opere di Grazia Deledda.
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Durante la visita sorprende la suggestione di mobili, oggetti e documenti d’epoca: si riesce a percepire come si vivesse anticamente e quali fossero le fonti d’ispirazione che portarono alla nascita di opere riconosciute a livello internazionale.

Per info su orari e prezzi: www.isresardegna.it

(Ph. www.isresardegna.it)

Carnevale in Sardegna 2017: Sos Tumbarinos a Gavoi

Il carnevale di Gavoi si può considerare un carnevale musicale, un evento tradizionale tra i più importanti in Sardegna, accompagnato da musica e canti.

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23 Febbraio: cosa prevede l’edizione 2017

Il giovedì grasso Gavoi inizia ad animarsi con i festeggiamenti, con Sa sortilla de sos tumbarinos, una sfilata appunto dei tamburini.
Le strade sono percorse dal suono dei tamburi de Sos Sonadores, che da i vari angoli della città si riuniscono nella piazza parrocchiale.
Da lì prenderà avvio una processione che si dipana lungo le vie del centro storico, in una festa rumorosa e musicale che si allunga sino a notte inoltrata.
La festa significa anche buon cibo: vino rosso, zippulas e altri dolci, arrosto, lardo, formaggio e patate, sono solo alcune delle prelibatezze che si potranno degustare mentre Sos Tumbarinos si addentrano per le vie della città.

I personaggi e il loro significato

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Sos sonadores, vestiti con abiti di velluto e col volto ricoperto di fuliggine, sono incaricati di suonare gli strumenti musicali, tra flauti e tamburi.
Sos Tumbarinos sono specializzati invece nella percussione dei tamburi, generalmente realizzati con pelle di capra.
Il ruolo fondamentale della musica nel carnevale di Gavoi lo rende una celebrazione allegra, chiassosa, con un’atmosfera diversa rispetto ai carnevali cupi e tetri tipici della Barbagia.
Questa cerimonia oggi rappresenta una parte di un antico rito propiziatorio rivolto alla natura alla fine sul finire dell’inverno.

Ph.
http://www.panoramio.com
http://www.sardegnadigitallibrary.it

Il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari

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Tra i musei che meritano una visita sparsi per la Sardegna rientra senza dubbio il Museo Archeologico di Cagliari.
Questo è il luogo in Sardegna dove troveremo maggiori informazioni e reperti sulla sua storia antica, da non lasciarsi sfuggire durante una visita in citta’.

L’esposizione

L’esposizione si orienta su quattro livelli: i primi tre ospitano un percorso cronologico e didattico sulla storia della Sardegna dal neolitico all’età bizantina, mentre il quarto ospita mostre temporanee di rilevanza internazionale, solitamente sempre attinenti alla storia della Sardegna.
L’obbiettivo di questa visita guidata è offrire un quadro abbastanza chiaro del contesto sardo, scoprendo tutte le produzioni fondamentali della cultura materiale.
Un esempio tra i piu’ importanti sono i famosi bronzi e gli idoli in pietra di divinità femminili; ad essi si aggiungono le ceramiche e i gioielli, senza dimenticare le magnifiche armi e gli utensili da lavoro.
Una visita al Museo Archeologico permette anche di conoscere la grande statuaria e di ammirare le ricostruzioni dei nuraghe, simbolo indiscusso dell’isola.

I giganti di Mont’e Prama

Tra la statuaria presente all’interno del museo, spiccano senza alcun dubbio i guerrieri di Mont’e Prama, unico esempio ritrovato in Sardegna di statue in pietra risalenti al periodo tra il 900 e il 700 a.C.
Provenienti dal sito archeologico di Cabras, da cui deriva il loro nome, queste statue hanno un significato antico e profondo, che abbiamo in parte trattato qui.
Il consiglio è quello di avvicinarsi alla storia sarda proprio da questa visita, per poi approfondire con le visite guidate nei siti archeologici del territorio, che potranno essere osservati sotto diversa luce.
Il percorso è da considerarsi adatto a tutti, con vari livelli di approfondimento a seconda dell’eta’ e dell’interesse.

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Carnevale in Sardegna: Sos Thurpos a Orotelli

Il carnevale di Orotelli si ritiene un carnevale tra i più rinomati della zona, in cui con le maschere tipiche della tradizione contadina si rappresenta un antico rito tra l’uomo e il duro lavoro nei campi.

A breve le date del carnevale 2017 a Orotelli

In origine il Carnevale di Orotelli iniziava sempre il giorno della Candelora, il 2 Febbraio, quando ancora a mascherarsi erano solo gli uomini essendo considerato poco serio per una donna.

Sos Thurpos, maschera tradizionale di Orotelli, nel periodo carnevalesco si apprestano a riproporre antichi riti propiziatori che invocavano divinità pagane e che rappresentano la tradizione contadina.
Durante la sfilata impersonano sia i buoi che contadini inscenando azioni differenti.
Vediamo ora come si compone il costume di questi personaggi che vengono aggiogati tra loro come buoi, con una fune legata intorno alla vita.

Il costume

Il volto: annerito e ricoperto di nero dalla fuliggine ricavata dal sughero bruciato;
Gli abiti: pantaloni da cavallerizzo in velluto nero, una corda legata in vita, un lungo pastrano d’orbace nero con un abbondante cappuccio calato fino a coprire gli occhi, una corda legata in vita;
Ai piedi: gambali intrecciati con lacci di cuoio.

Un video del carnevale di fine anni ’70 ad Orotelli

Ph. Roberto Brau

Carnevale in Sardegna: Ottana 2017 tra Sos Merdules e Sos Boes

Il carnevale in Sardegna si dipana in tutta l’isola, con un calendario che potrebbe anche risultare difficile da seguire.
Oggi vogliamo dedicare uno spazio al carnevale di Ottana e alle sue maschere tipiche: Sos Merdules e Sos Boes.
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Nonostante la prima uscita sia passata, durante la giornata dedicata a Sant’Antonio, riportiamo qui di seguito le date in cui poter conoscere il carnevale di Ottana, con le esibizione e le sfilate delle maschere tradizionali, tra musei aperti, balli in piazza e degustazioni di prodotti tipici locali.
Domenica 26 Febbraio 2017
Lunedi’ 27 Febbraio 2017
Martedi’ 28 Febbraio 2017

Durante la manifestazione carnevalesca vengono riproposti i momenti salienti della vita quotidiana del mondo contadino che fu.
La sera del 16 gennaio avviene la prima uscita ufficiale delle maschere che si radunano intorno al falò acceso in piazza, in occasione delle festa religiosa di Sant’Antonio Abate.
Il sacerdote consegna “S’Affuente”, piatto utilizzato anche durante i riti della Settimana Santa, che verrà percosso verticalmente con una grossa chiave dando il ritmo all’antico ballo tipico di Ottana “Ballu de S’Affuente”.

Le maschere lignee di Ottana viste da youtube

Nel video si possono ammirare:

Sos Merdules

Rappresentano i contadini, i guardiani dei buoi, hanno il viso coperto da una maschera in legno con i tratti somatici deformati, e sono solitamente vestiti con pelli bianche e nere, tengono le redini che guidano i buoi (Sos Boes).

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Sos Boes

Rappresentano i buoi, hanno il viso coperto da una maschera di legno con sembianze bovine e indossano pelli di pecora e hanno un grappolo di campanacci a tracolla, che trasforma il passo in una danza.
Assente nel video la maschera della Sa Filonzana, misteriosa vecchia vestita di nero, intenta a filare la lana e pronta a tagliare il filo che rappresenta la vita.

Ph.
http://www.sardegnaturismo.it/it/articolo/carnevale-di-ottana

Milano – #unpienodiartigianato

Milano – #unpienodiartigianato

Sono stato tante volte a Milano, ma non alla ricerca di artigiani e storie d’artigianato all’interno di laboratori e negozi. Nel capoluogo lombardo mi son sempre confrontato con manifestazioni come la Fiera dell’artigianato, il Fuori Salone, Homi e tanti altri eventi che caratterizzano la città.Questa volta ero curioso di capire se il progetto #unpienodiartigianatosardegna fosse riproducibile a livello nazionale: così, parlando con Armando di madeinitalyfor.me, abbiamo scelto proprio Milano come primo test di analisi del nuovo viaggio tra i gesti del saper fare, per capire se il nostro lavoro potesse essere utile per supportare il lavoro dei laboratori artigianali in tutta Italia.

Milano

Prima di partire avevo in mente di realizzare un post con cui raccontare prima di tutto i luoghi tipici, anche turistici, a cui unire successivamente i gesti nascosti dell’artigianato; magari partendo dal Duomo, soffermandomi sulle bellezze della terza chiesa cattolica nel mondo.
Avrei potuto raccontarvi che dopo aver varcato uno dei portali di bronzo della chiesa, vi troverete davanti ad uno spettacolo tutto da scoprire, come la statua realizzata di Marco d’Agrate raffigurante San Bartolomeo scorticato, che porta la sua stessa pelle sulle spalle, tipo stola.

Una foto pubblicata da Italiaa3 (@italiaa3) in data:

Avrei potuto proseguire dicendo che lungo Corso di Porta Ticinese si trovano le sedici “Colonne di San Lorenzo”, un’antica costruzione d’epoca tardo romanica situata di fronte all’omonima basilica, che la sera diventano uno dei luoghi più vissuti della città.

Colonne di San Lorenzo - Milano

Avrei potuto raccontarvi ancora che al centro della Galleria Vittorio Emanuele II, che collega Piazza Duomo a Piazza della Scala, si trova sul pavimento uno stemma raffigurante un toro, a cui è collegata una simpatica usanza, sebbene non tanto simpatica per il toro.

Galleria Vittorio Emanuele II - Milano

Si dice infatti che porti fortuna porre il piede sopra i suoi attributi e compiere una rotazione ad occhi chiusi facendo perno su quel piede: attenzione però, pare che il periodo giusto sia dal 24 al 31 dicembre e che sia meglio utilizzare il piede destro.
Solo cosi’ si può ottenere ciò che è promesso dalla leggenda, ovvero un po di fortuna e fertilità. O mi sarei potuto soffermare ampiamente su come sia cambiata la città con i lavori che sono stati svolti per Expo 2015.

Navigli Milano

Ma durante i miei vagabondaggi per Milano mi sono imbattuto in alcuni laboratori artigianali che hanno totalmente assorbito la mia attenzione non solo per la bellezza delle creazioni, quanto per la passione che anima i rispettivi artisti che vi stanno dietro.
Perciò, quando passeggiate in via Torino, il mio consiglio è di svoltare in via Nerino e percorrerla fino al civico 8, lì troverete un portone in legno: all’interno del cortile rimarrete sicuramente colpiti dal Laboratorio Paravicini.
Entrato in questo piccolo laboratorio, mi sono trovato circondato dai piatti: ceramiche di diverso colore, ognuna con una diversa fantasia, che sembrano raccontare mille storie diverse.

Laboratorio Paravicini

La storia di questa piccola impresa artigiana, mi racconta Silvia, ha inizio nei primi anni ’90 nella maniera piu’ semplice, quando sua madre e sua zia non riuscirono a trovare un servizio di piatti che rispondesse alle loro esigenze, qualcosa che si discostasse dalla solita produzione di natura industriale.
La volontà di avere sulla tavola qualcosa di diverso le smosse: avendo dimestichezza con il disegno e la pittura decisero di lanciarsi, provando a decorare dei piatti trovati da un artigiano utilizzando la tecnica del sottosmalto. Molti tentativi, molti piatti buttati e molto studio dopo, una curiosità e una passione si sono trasformate in un mestiere.

Laboratorio Paravicini

Nasce cosi’ il Laboratorio artigiano Paravicini, animato da madre e figlia e da due decoratrici che nel tempo si sono unite al progetto. L’intento e’ quello di creare dei pezzi unici, decorati a mano, delineando una produzione che si articola su due linee principali: da un lato le ceramiche realizzate su richiesta del cliente, dall’altro le collezioni Paravicini, nate dall’estro e dalle tendenze della moda. I primi sono servizi di piatti che seguono le esigenze e i desideri del cliente: colori, disegni, monogrammi, stemmi di famiglia.

Laboratorio Paravicini

I secondi nascono invece dai disegni a mano libera delle creative del laboratorio e si possono considerare dei pezzi di una collezione, adatti anche ad essere comprati singolarmente e, magari, appesi al muro come decorazione. I nuovi pezzi da collezione vengono presentati ogni anno al Salone del mobile, in modo da far conoscere la produzione di questo piccolo laboratorio di Milano anche all’estero. La bellezza delle ceramiche Paravicini, chiara gia’ dal primo passo dentro il negozio, viene valorizzata anche dalle confezioni e dagli imballaggi, realizzati con attenzione ai dettagli e all’estetica; ciò le rende anche un’ottima idea regalo, magari puntando su un solo piatto come pezzo d’arredamento.

Uscito dal laboratorio, mi sono trovato dinnanzi alla monumentale facciata marmorea barocca della Chiesa di San Giorgio al Palazzo, che deve il suo nome al fatto che sorge sulle rovine dell’antico palazzo imperiale romano voluto da Diocleziano, quando Milano era capitale dell’impero Romano d’Occidente.