Ceramica sarda: Tortolì

Ceramica sarda: Tortolì

Tortolì è a tutti gli effetti uno dei luoghi chiave della ceramica e dell’artigianato sardo, sebbene qui lo sviluppo di tale artigianato non abbia seguito un’evoluzione lineare come negli altri centri della Sardegna.
Infatti il percorso storico delle ceramiche di Tortolì passa da fasi di sospensione a fasi di ripresa della produzione, in modo da soddisfare la richiesta di una zona isolata e difficilmente raggiungibile come l’Ogliastra.
Questo territorio vanta argille di ottima qualità di colorazione tendente al bianco, estratte secondo la richiesta del mercato e non a cadenza stagionale.
La lavorazione era lunga in modo da eliminare quanto più possibile le impurità e aveva inizio con il pestaggio e il setacciamento del materiale.
Il composto ottenuto con l’acqua veniva quindi lavorato con i piedi e con le mani sino al raggiungimento di una consistenza tale da poter essere modellata al tornio per ottenere la forma via via desiderata.
I manufatti venivano poi cotti all’interno di forni composti da una camera di cottura e una di combustione, separate da una grata.

Per scoprire dove acquistare le vostre ceramiche artistiche in Sardegna

La produzione era rivolta in primo luogo ad utensili domestici di uso quotidiano, ad eccezione di alcune tipologie di brocche decorate.
I manufatti più richiesti, oggi completamente scomparsi, erano i vasi per i fiori e i piatti; permangono invece in molte abitazioni esemplari di scivedde de impastai, conche con pareti svasate utilizzate per impastare e non solo. Un altro esempio importante della tradizione artigiana di Tortolì è su ziru, impiegato per contenere l’olio o il vino in modo impermeabile.
Questi ed altri oggetti venivano acquistati la mattina presto dalle donne provenineti dai paesi vicini; talora non avvenivano scambi monetari ma si ricorreva anche al baratto.
Purtroppo la produzione della ceramica, in passato elemento centrale dell’economia locale, ormai è solo un ricordo per Tortolì e non si trovano più laboratori di artigianato sardo che si occupino di questa attività; la tradizione della ceramica di Tortolì ha trovato infatti la sua fine negli anni sessanta del novecento in concomitanza con la fine di molte botteghe artigiane.

L’immagine è stata presa dal libro Ceramiche del banco di Sardegna a pag.265

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Le Maschere di Agostino Dessì – Storie d’emigrato

Le Maschere di Agostino Dessì – Storie d’emigrato

Ecco Agostino Dessì, nato nel 1952 a Serdiana. In questo video realizzato nel 2011 a Firenze nel suo laboratorio in Via Faenza 72r racconta com’è stata la sua esperienza da emigrato negli anni settanta, per frequentare facoltà che in Sardegna non erano presenti.
“è stato stupendo, perché negli anni settanta Firenze era favolosa,
offriva tante opportunità, era piena di botteghe storiche; molto spesso
ho imparato le lavorazioni rubando con gli occhi”



Ecco alcune delle esposizioni nel mondo di Agostino Dessi www.alicemasks.com

  • Turin, 1973 Gold Square Gallery. Exhibition of sculptures mask and totems.
  • Venice, February 1983 “Carnevale di Venezia” (Venice Carnival). Masks displayed in the shops of San Marco and Rialto.
  • Berne, February 1983 Exhibition at jlios-Sonne (Münstergasse 45).
  • Berne, February 1983 Exhibition at the Kleine Gallery.
  • Zurich, February 1983 Exhibition at the Atelier d’Art.
  • Rimini, December 1983 Four masks created for “Cicli” by Claudio Gasparotto.
  • Fiesole, April 1984 Masks created for the Ente Teatro Romano di Fiesole.
  • Rome, April 1984 Minotaur mask created for the Compagnia la Maschera.
  • Malbourg, May 1984 Display for “Museum in der Strässe”, Phantastiche Italianische Masken. Also taught University course on the technique of making papier-mâché masks.
  • Stuttgart, December 1984 Exhibition at the Makal City Theater. At the same time, creation of masks for Pantomime by Peter Makal.
  • Florence, January 1985 Punch mask created for the Niccolini Theatre.
  • Tokyo, March 1985 Masks created for Bigi Inc.
  • Rimini, November 1985 Neutral mask for performance of “Danza” by Claudio Gasparotto.
  • Florence, November 1985 Masks for the contemporary theatre group Magazzini Criminali.
  • Basel, January 1986 Exhibition at the Galerie Etage 2 Stock (4051 Basel).
  • Frankfurt, February 1986 Exhibition at the Art Apart Art Center.
  • Aumühle, May 1986 Exhibition in the town.
  • Marano S.P., June 1986 Exhibition during the “Second Festival of Children’s Theatre”.
  • Zurich, November 1986 Exhibition “Masken und Gesichter Stampfen” (Bachstrasse 115).
  • Zurich, December 1986 Exhibition during “Weihnachts Antiquitäten Markt”.
  • Rome, August 1987 Masks for Elfo, Foglia, Fuoco, Venetian Bauta, NO Theatre, for “Best International Films” of Rome, for the film “La Maschera” (with Helena Bonham Carter, directed by Fiorella Infascelli), with the collaboration of architect Bijan.
  • California, November 1987 Exhibition in the city of Ventura, Chapman International Inc. (277 Burl Avenue).
  • Holland, December 1987 Exhibition at Zamenian Ahmad’s “Pantalone” (Doonweg 4-C, 6097 CZ, Heel).
  • Rome, January 1988 Masks for “Yamo Cinematografica” (Via Archimade, 112).
  • New Orleans, February 1988 Exhibition of Masks at the Museum Cabildo (Jackson Square), sponsored by the Italian Renaissance Foundation, Louisiana Endowment for the Humanities, New Orleans General Consulate of Italy, Department of History, University of New Orleans (70148 Louisiana).
  • Florence, April 1988 Masks created for “Life of Galileo” by Bertold Brecht, Teatro Le Laudi.
  • Porto San Giorgio, May 1988 Masks created for “Vergilia Anceps”, Teatro Fuso.
  • France, August 1988 Exhibition at Didier Tapis (26 Rue D’Italie, Chambery).
  • Lucca, September 1988 Masks for the Teatro del Giglio (Piazza del Giglio).
  • Florence, June 1989 Masks for the performance “Intorno a Biancaneve” by Centro Teatrale Il Boschetto.
  • Geneva, November 1989 Exhibition at Mauravia (Rue du Rhône 27).
  • Florence, October 1990 Masks for the contemporary theatre group Magazzini Criminali.
  • Pisa, November 1990 Masks for the contemporary dance show “Enfante de Sable” (choreographed by Flavia Buccero), Teatro Politeama, Cascina.
  • New York, December 1991 Exhibition at Merchandising Corporation (1440 Broadway).
  • Grenchen, February 1992 Exhibition at the Galleria Grossen (Central Strasse 102).
  • Pisa, January 1993 Masks for the contemporary dance show “A Mar Mediterraneo” (choreographed by Flavia Buccero, music by Paolo Fresu), Teatro Politeama, Cascina.
  • Helsinki, February 1993 Course on papier-mâché masks. Students of Helsinki Fine Art Academy (in conjunction with Prof. Hannu Siren).
  • Brescia, May 1993 Exhibition and course on papier-mâché mask making at the “Atelier degli Artisti”.
  • Florence, June 1993 Masks created for “La Fontana Magica” at the Centro Teatrale IL Boschetto.
  • Zurich and Berne, 1993 Presented at the Ornaris. Exhibitions in Berne and Zurich every year from 1983 to 1993.
  • Finland, Summer 1994 Exhibition “kasvot – Le Maschere – faces”, in the Punkaharju Retretti Art Center, sponsored by the
    Academy of Finearts in Helsinki and the Department of Design for Theatre, Film and Television in the University of Art and Design, Helsinki UIAH.
  • Athens, May 1995 Exhibition of masks “The Art of the Mask” organized by The Cultural Center, The Italian Cultural Institute of Athens, and The Dante Alighieri Society – Greek Community; The Center – Ziller Hall.
  • Washington D.C. 1995 Masks created for The Art and Drama Therapy Institute Director Dr. Sirtu Sky Hiltunen.
  • Sardinia, September 1996 Exhibition entitled “Arte della Maschera”,displaying 20 years of the history of the works of Agostino Dessì.
  • Grenoble, December 1996 Exhibition “Le Maschere della Commedia dell’Arte” presented by the Italian Consulate in Grenoble.
  • Florence, November 1997 Masks created for Il Teatro Stabile di Firenze, “Mise en Space di Antigone di Sofocle”.
  • Florence, May 1999 Masks created for Il Fabbricone Theatre, Shakespeare, “Scene di Amleto”.
  • Florence, June 1999 Masks created for Teatro di Cestello, Shakespeare, “Il Duello” by A.Gatto.
  • Vancouver, August-September 2000 Exhibition “Rituals and landscapes” at Langley Centennial Museum.
  • Florence, October 2001 For the Opera Pinocchio, a production of “The Maggio Musicale Fiorentino” we created masks of rabbits, cats, crows, foxes and owls. The show was produced by Luciano Alberti and directed by Augusto Vismara.
  • Surrey – England March 2004 Exhibition “Collection 2004” at The Farnham Maltings

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Cassepanche Sarde – Casse Nuziali – Madie Sarde – Artigiano Legno

Cassepanche Sarde – Casse Nuziali – Madie Sarde – Artigiano Legno

L’attività’ artigianale della falegnameria in Sardegna ha riguardato soprattutto la realizzazione e l’intaglio di mobili tradizionali come credenze, piattaie, sedie impagliate letti e piccoli oggetti di uso quotidiano. Ma ciò che forma la collezione più’ strettamente regionale di tutta quanta l’ebanisteria sarda, in cui l’incisione del legno ha raggiunto una specializzazione formale, sono le casse nuziali, dette anche “arche”.
Probabilmente il suo prototipo della cassapanca sarda, madie sarde, e’ documentato da un cofanetto in bronzo di eta’ nuragica, rinvenuto presso il nuraghe Lunghenia di Oschiri , che ripoduceva l’arca lignea con tutti gli elementi ornamentali e strutturali.
Nei solchi lievi e profondi della cassapanca hanno trovato vita e calore figure di volatili, cavalli, animali, fiori e simboli astratti, quasi come prova dell’origine mistica della cultura locale, dove e’ assente l’anima della classicità ed e’ facile trovare l’impronta della Grecia bizantina, innestata in una cultura piu’ arcaica.
Le casse nuziali prodotte nelle evolute botteghe cittadine di Cagliari e Sassari risentono in larga misura dell’influenza peninsulare italiana e denotano una chiara infiltrazione delle forme barocche.
Le grandi e fastose casse della regione del Montiferru, di Santu Lussurgiu, Cuglieri e Paulilatino, denunciano anch’esse l’influenza barocca ed un certo eclettismo nei motivi ornamentali, ma soprattutto quel gusto decorativo della civiltà spagnola che in questa zona ebbe grande rilevanza.
Mentre le casse di scuro castagno della Barbagia, realizzate dagli artigiani di Desulo, Tonara, Atzara, Aritzo e Gadoni  appaiono ivece immuni da elementi esterni e sono interamente decorate con motivi tradizionali e con elementi simbolici proprio del barbaricino.

 

>> Se cercate una cassapanca sarda <<<

 

Nel VIDEO potrete vedere l’intaglio del pannello centrale della madia sarda

L’ artigianato sardo – Il tappeto Sardo

L’ artigianato sardo – Il tappeto Sardo


Ricostruire le origini dell’artigianato sardo è un’operazione complessa, che deve procedere a ritroso sino addirittura all’alta preistoria.
Si possono infatti far risalire al periodo preneolitico i vasi ancor oggi utilizzati dai pescatori, al neolitico le stuoie tessute nei villaggi dei pescatori; o ancora all’età nuragica delle particolari maschere lignee.
Radici più recenti hanno invece i manufatti di terracotta o alcuni tappeti, rispettivamente di epoca romana e bizantina. Tra le attività più rappresentative del panorama artigiano sardo vi è proprio la tessitura, non a caso una delle più diffuse in Sardegna.

Le Origini del tappeto sardo

Il tappeto sardo nasce in principio come semplice elemento decorativo per la cassapanca, portata in matrimonio dalla sposa nel proprio corredo. Questa funzione può spiegarne la struttura e la tipologia di decorazione; infatti la maggior parte dei tappeti è costituita da tre sezioni, una centrale con figure e disegni geometrici e due laterali come arricchimento e ornamento.

Tessitura in Sardegna

La tessitura, diffusa in tutta la Sardegna, presenta dei motivi di fondo comuni nel territorio a cui si affiancano vari tipi di decorazioni a seconda dell’area geografica che si prende in considerazione. Questi tipi di decorazione si possono sommariamente suddividere in quattro grandi gruppi: i motivi geometrici, i motivi vegetali, quelli appartenenti al mondo animale e infine i simboli araldici e le figure di tipo mitologico.Uno dei paesi in cui si possono reperire ottimi esempi della tessitura sarda è Nule, in cui si producono ad esempio tappeti in lana a tessitura liscia con motivi sia geometrici che animali, prevalentemente a fondo scuro.
Un altro centro importante è Sarule, dove si possono trovare tappeti a motivi a righe dai colori contrastanti, ad esempio nero e ocra o bianco e azzurro. Sono esemplificative anche le tessiture di Tonara, caratterizzate da motivi a righe dai colori della terra, dal marrone al giallo passando per diversi toni del rosso. Tra gli altri paesi rinomati per la tessitura si possono citare Atzara, Chiaramonti, Osilo, Galtellì, Ittiri, Osidda, Santulussurgiu, Villanova, Bolotona, Samugheo, Dorgali, Mogoro.

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Ceramica sarda: I pentolai di Pabillonis

Ceramica sarda: I pentolai di Pabillonis

Quando si tratta l’artigianato sardo si deve necessariamente dedicare attenzione all’attività dei pentolai di Pabillonis.
La produzione di ceramiche a Pabillonis si è da sempre concentrata in particolar modo su oggetti di uso quotidiano, come pentole e manufatti in terracotta fondamentali in ambito domestico, tanto che il paese sino a tempi relativamente recenti era conosciuto tra le comunità isole come “sa bidda de is pingiadas”, il paese delle pentole.
La lavorazione e la produzione dell’argilla a Pabillonis hanno probabilmente origini antichissime, nonostante non vi sia un’ampia documentazione antecedente al XIX secolo. Si hanno invece scritti che provano come ai primi del XIX secolo tale attività fosse già particolarmente diffusa e commercializzata, tanto da provocare preoccupazioni negli amministratori del luogo a causa delle ingenti quantità di legname che richiedevano i forni per la cottura dei manufatti. Per questa e altre ragioni la comunità aveva un’opinione negativa dei pentolai; tali artigiani infatti, riunitisi in una corporazione avevano assunto una certa importanza nell’economia locale, riuscendo a godere di un certo benessere economico rispetto ai lavoratori del settore agropastorale.
Nonostante questo clima non propriamente a loro favore i pentolai continuarono la propria attività, procurandosi la legna necessaria dalle strovine comunali, sino alla stipulazione del contratto per la regolamentazione dell’attività manifatturiera nel 1853. Esso stabiliva in primo luogo il diritto di precedenza della comunità di Pabillonis per l’acquisto di tegole e manufatti prima che fossero smerciati verso gli altri paesi, per poi predisporre una serie di minuziosi controlli alle operazioni di scambio e compravendita della legna.
Una volta superati gli ostacoli all’interno della comunità, l’industria e il commercio delle pentole divennero sempre più importanti per Pabillonis, andando a coinvolgere quasi tutte le famiglie del paese.
Essere erano coinvolte nell’attività a tutti i livelli della produzione, dalla cottura al trasporto e alla commercializzazione; perfino i bambini si dedicavano alla raccolta de su preimentu, materiale vegetale essenziale per l’imballaggio delle pentole e degli altri manufatti.
La vendita non era un’operazione semplice: le trattative erano lunghe, precedute da viaggi faticosi spesso compiuti a piedi, e non sfociavano necessariamente in pagamenti in denaro. Un esempio erano gli scambi con Villacidro e Gonnosfanadiga, che ripagavano le pentole con olio d’oliva, raro e ricercato a Pabillonis.
Ancora oggi, in uno scenario e in condizioni di realizzazione decisamente diverse, le ceramiche di Pabillonis hanno una grande importanza per l’artigianato sardo e rappresentano al meglio la manualità e l’estetica sarde.

– origine foto – > sito provincia medio campidano

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L’Anello Sardo – Fede Sarda – Oreficeria Sarda

L’Anello Sardo – Fede Sarda – Oreficeria Sarda

La gioielleria e l’oreficeria sarda prendono vita grazie ad una gamma di pezzi varia ed in continua trasformazione, dai più semplici anelli alle filigrane più lavorate ed intricate.
Visitando i laboratori orafi e i negozi di artigianato sardo specializzati si possono infatti ammirare la fede sarda, anelli, spille, rosari, orecchini e molte alte espressioni della cultura orafa sarda, ormai più che centenaria.


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Tra essi uno dei più diffusi in assoluto è l’anello (non solo la fede sarda) ornamento prettamente femminile realizzato secondo diverse tecniche utilizzando sia l’oro che l’argento, distinguibile da zona a zona della Sardegna.
Ad esempio nelle oreficerie del Nuorese la tradizione ha portato alla diffusione di anelli con incastonature di corniole finemente incise ed intagliate.Questi esemplari, nonostante le pietre utilizzate siano raramente preziose, riescono ad ottenere un aspetto sfarzoso grazie a lamine di diversi colori collocate sul fondo dell’incastonatura.
Trova invece diffusione in tutta la Sardegna l’anello a castone piatto con l’incisione delle iniziali del donatore dello stesso o la lettera R di “ricordo”, che assume però diverse funzioni e significati a seconda della zona. Ad esempio in Gallura era considerato l’anello regalato dall’uomo al momento del fidanzamento, mentre in altri centri veniva regalato in occasione del giorno del matrimonio. Le donne sarde, come dimostrano testimonianze che risalgono al settecento e all’ottocento, sono sempre state solite sfoggiare molti tra questi e altri anelli, addirittura dotati secondo le tradizioni popolari di poteri taumaturgici. In passato si sosteneva ad esempio che gli anelli d’argento con incastonata una particolare pietra color miele tipica del Cagliaritano potessero alleviare l’emicrania, così come quelli d’oro con incastonato del corallo rosso.
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