La tessitura

tappeto

La tessitura è uno degli aspetti dell’artigianato sardo con una maggiore diffusione nell’isola.
Anticamente il tappeto nasce con una funzione puramente decorativa: coprire la cassapanca contenente il corredo della sposa, in modo da abbellirla e lenirne così l’estrema austerità.
Tale funzione originaria può essere utilizzata per spiegare la struttura decorativa del tappeto sardp tradizionale: una sezione a disegni geometrici affiancata da due falde ornamentali maggiormente decorate.
Dalla prima funzione di copricassa il tappeto ne ha poi assunto altre: coperta, arazzo, tappeto posto sui pavimenti. Una breve analisi delle varie tecniche utilizzate nelle diverse aree geografiche ci porta a riconoscerne principalmente quattro: liscia, a grani, a punto e quella ad effetto di trama.
Le prime due sono tipiche rispettivamente di Gadoni e Bonorva, le seconde di Mogoro ed Isili, solo per citare alcuni tra i più rinomati centri di produzione.
Alcune di queste comunità dell’interno della Sardegna hanno addirittura conquistato una certa notorietà in Italia e all’estero.

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I tessuti sono realizzati a mano con telai verticali, tipici della Barbagia, o con telai orizzontali in legno, diffusi in tutta l’isola; le materie prime adoperate sono la lana sarda, particolarmente resistente nel tempo, il cotone sia grezzo che colorato ed il lino.
La produzione attuale si è evoluta andandosi ad arricchire di altri prodotti, maggiormente destinati al vero e proprio arredamento della casa. Possiamo trovare infatti tende, stoffe, cuscini e tovagliati dal sapore più moderno, nelle cui decorazioni si può riscontrare un’evoluzione partita dagli elementi figurativi più tradizionali.

Immagine tratta da http://www.comune.sassari.it/servizi/cultura/artigianato/artigianato.htm

Il costume e l’abbigliamento sardo

Il costume e l’abbigliamento sardo

L’abbigliamento e il costume sardo derivano da un’evoluzione particolare e sono il simbolo della forte personalità della Sardegna: le province sarde più di qualsiasi altro spazio di quelle dimensioni propongono una incredibile varietà di costumi differenti e dalle caratteristiche peculiari.
Tale fattore si deve probabilmente alla natura della popolazione sarda, per indole chiusa e diffidente rispetto all’esterno, che ha portato i vari raggruppamenti a vivere ed evolversi gli uni staccati dagli altri, creandosi usi costumi e tradizioni talvolta anche parecchio diversi gli uni dagli altri.
Un esempio lampante di questa tendenza evolutiva possono essere il costume di Atzara e quello di Desulo; il primo ricco di ricami sgargianti e multicolori, il secondo austero e decisamente più elegante nella foggia.

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O ancora si può confrontare il costume di Nuoro con quello di Orgosolo, dove le donne avvolgono il capo in una benda gialla dal sapore orientaleggiante; le differenze sono tali e tante da non portare a pensare che i costumi possano provenire da un’unica regione e da un’unica popolazione.
In questo scenario generale, tentare di risalire alle origini del costume può essere un’operazione fin troppo complicata: alcuni caratteri stilistici si possono individuare come originali, ma molti costumi hanno subito numerose modificazioni e “infiltrazioni” dall’esterno durante i secoli.
Fenomeni di questo tipo sono tipici soprattutto per i costumi delle cittadine costiere, i cui indumenti hanno assunto linee somatiche ed elementi decorativi provenienti da altri popoli e luoghi, essendo le prime a subire importazioni di mode diverse o l’influenza in fatto di abbigliamento di eventuali invasori.
Quartu Sant’ Elena ne è un esempio: il suo costume, ormai in disuso, pare composto da elementi provenienti da costumi diversi e disseminato di elementi decorativi di derivazione decisamente esterna al territorio della Sardegna.
Meno influenzati da correnti stilistiche esterne sono naturalmente i capi di abbigliamento delle zone interne, i cui costumi sembrano essersi tramandati pressochè intatti nella estrema semplicità della loro tradizione secolare.
L’artigianato sardo oggi

L’artigianato sardo oggi

L’artigianato sardo oggi

Spesso ci concentriamo sugli aspetti storici e più tradizionali dell’artigianato sardo, che invece merita di essere trattato anche con riguardo a quelli più moderni e all’avanguardia, frutto di un’evoluzione e una commistione continua tra certezze antiche e nuove tendenze.
Quello delle ceramiche è un settore oggi particolarmente fruttuoso in Sardegna: in tutta l’isola si possono trovare creazioni splendide e peculiari, che partendo spesso dagli elementi tradizionali, quali ad esempio la pavoncella sarda, si evolvono in elementi d’arredo moderni e fortemente strutturati.
L‘oreficeria si rifà maggiormente agli elementi ed alle lavorazioni tradizionali, rivisitando si ma senza mai stravolgere i monili che da sempre contraddistinguono la gioielleria sarda nel mondo, come ad esempio la finissima filigrana. Su una linea evolutiva similare si trova la cestineria sarda, tipologia di artigianato che segue ancora ampiamente le tecniche secolari, tramandate di generazione in generazione, che assicurano il raggiungimento di un livello qualitativo decisamente alto.
Un altro tipo di lavorazione propria dell’artigianato artistico sardo tutt’ora importante in Sardegna è quella legata al ferro battuto, con cui si creano elementi d’arredo e di design anche con un’impronta decisamente moderna.
Ultimo ma non ultimo di questo excursus tra le molteplici facce che può assumere l’artigianato sardo è il settore dell’intaglio del legno: nella produzione della falegnameria sarda oggi si ritrovano tanti degli elementi tipici della tradizione, talvolta rivisitati nei colori.

Il gioiello sardo: peculiarità ed influenze

Il gioiello sardo: peculiarità ed influenze

L’arte e l’artigianato artistico sardo, scaturiti da una situazione di profonda e costante depressione della Sardegna, si sono sviluppati senza seguire canoni o tecniche di stile precisi e prestabiliti; linee semplici e modeste si sono evolute tramite la fantasia popolare, divenendo espressione ricca e peculiare dell’Isola.
L’oreficeria è un perfetto esempio della particolarità dell’artigianato sardo: i gioielli nascono come indissolubilmente legati al costume tipico, che integrano e completano talvolta sino all’eccesso; la visione delle donne ricoperte di monili in occasioni delle grandi celebrazioni non può che stupire.

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Storicamente la produzione orefice sarda varia parecchio da provincia a provincia, subendo influenze diverse e importando le forme e gli elementi più disparati; non è un caso che si possa riscontrare una certa somiglianza tra i gioielli sardi e quelli calabresi. Molti monili si possono dire frutto di influenze continentali; su tutte spiccano spesso quelle provenienti dalla Toscana, seguita da Veneto, Sicilia e Lombardia. Una delle caratteristiche che si ritrova nell’oreficeria sarda è la coesistenza di emblemi religiosi e profani: alcuni crocifissi presentano applicazioni di medaglie di fattura settecentesca, appesi alle catene tipiche dei paesi barbaricini e campidanesi si possono trovare santi, putti, l’aquila araldica, cuori, il grifo arcaico e altri senza soluzione di continuità.

Foto tratta da http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.html

Il canestro sardo

Il canestro sardo

I canestri condividono con le ceramiche la funzione di primi elementi pratici da cui l’uomo e la donna sarda partono per dare inizio a quel corredo di utensili base per i bisogni di una famiglia. Essi probabilmente sono nati contemporaneamente, prima di divenire due degli elementi portanti che hanno contribuito alla fama dell’artigianato sardo in tutto il mondo.Nell’area del Campidano di Cagliari è da sempre in uso una tipologia di ceste tonde e piatte, simili a dei setacci con i quali le casalinghe preparavano le varie farine. Esse inoltre venivano storicamente utilizzate per decorare le case e in particolar modo le cucine: i pezzi provenienti dal campidano sono caratterizzati da un cromatismo più vivido rispetto a quelli di Castelsardo o Tinnura, ma ottenuti d’altro canto utilizzando elementi contrastanti con la paglia e non con tinte più naturali.
La produzione dei cestini a Tinnura e Flussio, sebbene non sia particolarmente influente, rappresenta però la vera e tradizionale produzione di sapore regionale, attaccata al folklore locale e agli elementi decorativi tipici.
Un altro centro estremamente rinomato per la qualità e varietà dei canestri e dei cestini prodotti è Castelsardo, ridente borgo mediavale ormai conosciuto in tutta Europa.

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La tessitura in Sardegna: il tappeto di Nule

Il tappeto di Nule

Il tappeto di Nule rappresenta nell’artigianato tradizionale sardo una voce fuori dal coro, con i suoi colori sgargianti che per la prima volta si impongono sui, sino a quel momento, tipici e sobri tessuti a strisce bianche e nere.
La portata di questa differenza ebbe un tale impatto da portare alla diffusione nell’immaginario popolare di una leggenda, secondo la quale il moro Bolìn, proponendo all’amata Milena di sposarlo mentre tesseva una coperta bianca e nera, le promise anche di rivelarle il segreto per estrarre i colori dalle piante e dalle erbe. Il tappeto di Nule viene perciò considerato a livello popolare come il frutto dell’unione tra un gesto d’amore esterno e la capacità popolare, capaci di ottenere un risultato così innovativo ed originale.

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Tale mito esalta quindi appieno il tappeto ormai tradizionale di Nule: multicolore, dall’andamento romboidale ricordante una fiamma; la tintura avveniva con coloranti chimici o naturali ad opera di tessitrici esperte, con un forte bagaglio di conoscenze gelosamente custodite ed eventualmente tramandate in famiglia. La tessitura era infatti non solo un’espressione del lavoro ma anche della vita a Nule; un esempio può essere il fatto che non si doveva attraversare i fili dell’ordito tesi nella strada, a pena di commettere un azione demoniaca, o che le donne che passavano casualmente avrebbero dovuto offrire il proprio aiuto alla lavorazione per scongiurare il malocchio.