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La tessitura in Sardegna: il tappeto di Nule

Il tappeto di Nule

Il tappeto di Nule rappresenta nell’artigianato tradizionale sardo una voce fuori dal coro, con i suoi colori sgargianti che per la prima volta si impongono sui, sino a quel momento, tipici e sobri tessuti a strisce bianche e nere.
La portata di questa differenza ebbe un tale impatto da portare alla diffusione nell’immaginario popolare di una leggenda, secondo la quale il moro Bolìn, proponendo all’amata Milena di sposarlo mentre tesseva una coperta bianca e nera, le promise anche di rivelarle il segreto per estrarre i colori dalle piante e dalle erbe. Il tappeto di Nule viene perciò considerato a livello popolare come il frutto dell’unione tra un gesto d’amore esterno e la capacità popolare, capaci di ottenere un risultato così innovativo ed originale.

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Tale mito esalta quindi appieno il tappeto ormai tradizionale di Nule: multicolore, dall’andamento romboidale ricordante una fiamma; la tintura avveniva con coloranti chimici o naturali ad opera di tessitrici esperte, con un forte bagaglio di conoscenze gelosamente custodite ed eventualmente tramandate in famiglia. La tessitura era infatti non solo un’espressione del lavoro ma anche della vita a Nule; un esempio può essere il fatto che non si doveva attraversare i fili dell’ordito tesi nella strada, a pena di commettere un azione demoniaca, o che le donne che passavano casualmente avrebbero dovuto offrire il proprio aiuto alla lavorazione per scongiurare il malocchio.

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