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1°GIORNO – Artigiani di Macomer Sardegna

 

 

Il mio tour dell’artigianato inizia da Macomer, in provincia di Nuoro, dove ho l’occasione di conoscere artigiani e ristoratori animati da una vera passione per il proprio lavoro, che legano fortemente alle tradizioni e all’artigianalità di Sardegna.
Le origini di Macomer sono decisamente antiche, come testimoniano senza alcun dubbio gli insediamenti di età nuragica nella zona in cui si trova attualmente il centro urbano e i vari siti archeologici apprezzabili nei dintorni, alcuni dei quali ritenuti tra i più importanti dell’intera isola. Tra di essi spicca il complesso archeologico di Tamuli, tappa consigliatissima anche dai viaggiatori di tripadvisor: solo leggendo le recensioni emerge chiaramente la bellezza e l’atmosfera particolare del nuraghe, del villaggio e delle tombe dei giganti immerse nel verde delle colline.

Tamuli

Una visita a Macomer potrebbe offrire spunti interessanti anche per gli amanti del trekking e della natura, con una visita al monte di Sant’Antonio; questa folta foresta, completamente attrezzata per i picnic, permette di godere di un bellissimo panorama sulla sua sommità, dove si trovano anche una chiesetta e un nuraghe quasi completamente avvolto dalla vegetazione. Se si è interessati ad una visita particolarmente suggestiva al monte è consigliato il 13 giugno in occasione della ricorrenza di S. Antonio da Padova, quando migliaia di fedeli da tutta la Sardegna si riuniscono nella natura.
Dopo un primo giro per conoscere il paese decido che è il momento di riposarmi e mi dirigo a Casa Castori, un’abitazione storica resa ben più di un b&b dalle sorelle Castori.

Ingresso

Sin da subito mi salta all’occhio l’atmosfera speciale che si respira: sembra quasi di aver fatto un salto nel passato di questa casa, appartenente alla famiglia da oltre cento anni.

MaschereCasaCastori

Un restauro a regola d’arte, gli arredi tradizionali affidati ad abili artigiani della zona, l’esposizione di foto antiche e di maschere del carnevale sardo, sono tutti elementi che rendono un soggiorno a Casa Castori quasi un viaggio nel viaggio.
Rifocillato dopo una bella dormita vado a conoscere i primi artigiani del nostro tour, nel Lab PLATDD. Barbara Pala e Antonella Tedde sono una Fashion Designer e una Modellista, che dopo anni di studi ed esperienze lavorative nella moda e nell’artigianato hanno deciso di tornare in Sardegna e creare un laboratorio in cui poter esprimere la loro passione e competenza.
#LABPLATDD
All’interno del laboratorio posso ammirare abiti unici, realizzati sempre su misura, sia di stampo moderno che tradizionale: un esempio è la riproduzione fedele della giacca del costume tradizionale di Macomer, realizzata in orbace e velluto per avvicinarsi quanto più possibile al modello originario del 1850.

Lab Platdd

Mi viene spiegato anche come nasce una collezione di moda del laboratorio Pala, come la collezione Mascaras, nata dal desiderio di creare degli abiti che fossero intellettuali e romantici; il filo conduttore è il legame che si è cercato di creare tra il mondo del carnevale sardo e il concetto di mascheramento nella società.

Lab PLATDD

La giornata prosegue ed il mio stomaco è il primo ad accorgersene: mi dirigo quindi alla mia prossima tappa, il ristorante Da Gigi dell’Hotel Marghine.
Chiacchierando con i proprietari scopro quanto il loro ristorante e albergo di famiglia sia influenzato da sessant’anni a questa parte dalla voglia di far conoscere ai turisti la vera Sardegna, sia in ambito culinario che non. La cena è deliziosa e, particolar non da poco, abbondante: inizio con un antipasto con bottarga e frutta
Bottarga e Frutta
proseguo con una carbonara vegetariana.
Carbonara di Verdure
Mi raccontano di come stiano cercando di dare una personalità all’albergo, in modo che i turisti anche stranieri possano farsi un’idea delle tradizioni, delle caratteristiche, dei colori della Sardegna: le camere sono estremamente colorate, la sala del ristorante è decorata da una serie di immagini tipiche.

Hotel Marghine Macomer

La prima giornata del tour si chiude così, in attesa di scoprire nuovi colori e sapori della Sardegna.

viaggio, video e foto di Massimo Loi / scritto da Stefania Loi

Il costume sardo

L’artigianato artistico in Sardegna non si ferma alle canoniche forme quali possono essere la ceramica, l’intaglio o l’intreccio.
Infatti una tra le più forti e complete espressioni culturali si ha tramite il vestiario e i costumi tradizionali, importanti per i sardi soprattutto a cavallo tra il XIX e il XX secolo, quando il dover osservare un certo codice di abbigliamento era particolarmente sentito. L’importanza e la maestosità del costume sardo si evidenziavano chiaramente nelle due principali occasioni speciali, sebbene opposte: le feste e i lutti.
In quei casi, dismessi i semplici abiti quotidiani si utilizzavano costumi che seguivano regole decisamente più precise, appositamente studiati e designati alle diverse occasioni e cerimonie fuori dall’ordinario. Essi divenivano addirittura un metodo di comunicazione e di distinzione sociale; la diversa usura o pulizia di un capo rispetto ad un altro poteva indicare chiaramente la posizione sociale di un individuo e il grado di “lusso” raggiunto.
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Un esempio lampante di tale lusso poteva essere già da allora l’abito nuziale, per tradizione immacolato e possibilmente realizzato in materiali di pregio; quando la famiglia d’origine della sposa si poteva definire realmente influente esso era a primore, confezionato ai massimi livelli in tutti gli aspetti fondamentali. L’altro evento in cui il costume sardo trova espressione completa è il lutto, evento talmente colmo di significati da riuscire anche a stravolgere alcune delle convenzioni sociali in tema di abbigliamento.
Tale fenomeno si riscontra soprattutto nei costumi delle donne, a cui spetta maggiormente il ruolo di elaborazione sociale del lutto tramite le diverse varianti di tali capi.
Si va quindi a distinguere in primo luogo tra lutto stretto, mezzo lutto e lutto leggero, fasi di un percorso in cui a diverse regole vestimentarie corrispondono altrettante regole sociali.
La sola partecipazione ad una funzione funebre prevedeva una precisa distinzione; gli indumenti dei parenti dovevano differenziarsi decisamente da quelli dei semplici partecipanti.
Un codice di abbigliamento particolare era inoltre dedicato alla vedova, tenuta a mantenere il lutto stretto per tutta la vita o sino a nuove nozze.

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Immagine presa da http://www.comune.villacidro.vs.it/Community/Notizie/ArchivioNotizie/2011/notizia101.html

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