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Gli strumenti della musica popolare in Sardegna

La musica popolare, quella delle tradizioni, è ancora presente in Sardegna.
Durante manifestazioni o eventi tradizionali è infatti possibile godere dei suoni che fanno parte della storia dell’isola, una terra che si può ritenere musicalmente ricca e legata all’espressione artistica di questo tipo.
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I sardi erano infatti legati al ballo, al canto e alla musica, il cui ritmo prendeva vita tramite strumenti che vengono utilizzati ancora oggi.
Le ricerche sull’argomento, come quella di Giovanni Dore sul finire degli anni ’70, hanno individuato una lunga serie di strumenti musicali, che con l’andare del tempo si sono moltiplicati, subendo modifiche di vario tipo.

Gli strumenti sardi: dalle launeddas alla fisarmonica

Le launeddas e la fisarmonica sono strumenti musicali che rappresentano ancora oggi l’immagine della Sardegna tramite i loro suoni, antichi e originali.
Il primo è uno strumento composto di tre tubi di diversa lunghezza e diametro, dotati di bocchino con ancia: la canna più lunga, detta tumbu, priva di fori, la mancosa manna e la mancosedda, dotate invece di fori.
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Strumento antico, le cui prime testimonianze si trovano addirittura nel bronzetto nuragico di Ittiri, è conosciuto e suonato oggi da pochi esperti, che hanno acquisito i segreti della tradizione musicale sarda, spesso trasmessi per tradizione orale.
La fisarmonica è invece uno strumento ad ance e tastiere in cui il suono viene prodotto dall’aria raccolta da un mantice, azionato con il movimento delle braccia.

Flautu ‘e linna e Tumbarinu

Il suono del flauto ‘e linna accompagnava tradizionalmente le processioni della Settimana Santa e di Ferragosto, spaziando poi anche alle feste paesane.
Anche detto pipiriolu, era un flauto di sambuco a bocca laterale, con sei fori liberi disposti sulla linea anteriore.
Il secondo nome indica un tamburo, di cui si possono trovare diverse versioni, a seconda del materiale utilizzato per il cilindro e per le membrane che vanno a ricoprire le basi.
Troviamo quindi quello de cointrozza, costruito con una base di sughero o latta, quello di Gavoi, con un cilindro di legno e membrane di pelle di capra, o ancora il tumbarineddu, una versione più piccola, costituita da un tubo di canna corto con un’estremità ricoperta da una membrana di intestino di bue.
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Le varie declinazioni del tumbarinu sono strumenti a percussione, che producono il suono con pelli tese su una cassa armonica, percosse con le mani o con bacchette di legno.
Quelli citati sono solo alcuni degli strumenti musicali tradizionali di Sardegna, che costituiscono un panorama decisamente più ampio e dalle tante sfaccettature.
foto www.sardegnadigitallibrary.it

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