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Il gioiello sardo : Il rosario

Origini del rosario sardo

 

rosario-sardoIl nostro excursus tra gli elementi della gioielleria e dell’artigianato sardo deve necessariamente soffermarsi su quei gioielli che hanno anche e soprattutto una valenza religiosa, tradizionalmente di grande importanza in Sardegna.
Tra di essi spicca certamente il rosario, gioiello carico di simbolismi che affondano le proprie radici in credenze e credi religiosi antichissimi, assimilati poi dal Cristianesimo.
Il rosario sardo presenta infatti una serie di elementi che si possono dire caratteristici e che ricordano simboli di origine antichissima: l’uccello e il fiocco, impiegati come spartitore tra i capi della corona, e la stella con i rosoni ad essa connessi.
Ad esempio la figura dell’uccello-fiocco si può vedere come evoluzione e metamorfosi stilistica durante i secoli dell’Uccello Solare, risalente addirittura all’antica religione zoroastriana.
La comparsa del rosario in Sardegna si può presumibilmente far risalire al XIII secolo, periodo in cui è attestata la presenza di frati domenicani nell’isola.
Nel 1390 l’importazione di rosari di corallo provenienti dalle Fiandre ad opera di un mercante ebreo residente a Cagliari è concretamente documentata, così come l’introduzione degli stessi, provenienti però da Marsiglia, ad Alghero nel 1410; nel Cinquecento si riscontra la diffusione nell’isola di rosari d’oro e di metallo.
I rosari sardi si possono idealmente suddividere in tre categorie: quelli importati dal continente, quelli di Terra Santa e quelli invece di produzione locale.
I primi comprendono esemplari seicenteschi e sono generalmente caratterizzati dalla sobrietà della corona, costituita molto spesso da avemarie in legno, più raramente in corallo o madreperla. I cosiddetti rosari di Terra Santa, integralmente realizzati in madreperla, hanno una struttura molto semplice che termina con una croce o un medaglione. I rosari di produzione locale più antichi sono piuttosto semplici e non particolarmente decorativi, con un terminale sempre cruciforme.
Quelli ottocenteschi presentano invece un terminale che raffigura un Cristo sofferente in argento a fusione; questi ultimi però risultano più complessi nella struttura ma meno accurati nella fattura.

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