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Milano – #unpienodiartigianato

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Il mio secondo giorno a Milano inizia con la pioggia, ma qui sono abituati e tutto continua come prima.

Milano

Durante questa giornata, in via Caminadella 6, ho avuto il piacere di conoscere Antonio Piluso, uno degli artigiani più interessanti con cui ho avuto modo di parlare in questi anni. Quello che trovo, nella figura di Antonio Piluso, è la passione.

Antonio Piluso

La passione per il proprio lavoro, di chi da sempre si sforza e lotta per mettere nelle proprie creazioni quanto più possibile del proprio mondo e delle proprie idee, non solo sull’estetica, per poi attendere pazientemente che ognuna di esse trovi un proprietario, una persona che si innamori e la capisca, scegliendola in mezzo a tante. In una gioielleria che è tutt’altro che un’esposizione asettica di pezzi lucidi, perfetti e tondeggianti, chiedo ad Antonio di raccontarmi qualcosa di lui e della storia della sua Pilgiò.

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Mi racconta che la sua formazione, tra le più classiche, ha un carattere quasi antico: lavora in varie botteghe artigiane, prendendo dimestichezza con lavorazioni tra le più difficili e conoscendo prestigiosi gioiellieri di Milano. Non riesce pero’ ad accontentarsi di creare pezzi ricercati, tecnicamente perfetti, per quanto apprezzati dalla clientela; sente l’esigenza di provare a fare qualcosa di suo, sperimentando oltre il classico, andando piuttosto nella direzione di una forma più “primitiva”.

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Un orefice e un gioielliere tecnicamente preparato, quindi, che decide di intraprendere una strada diversa, che lo porterà a sperimentare in un mondo in cui la sperimentazione non sempre è facilmente accettata.
Nel 1982, a 23 anni, apre il primo laboratorio. Seguendo la sua estetica comincia a battere l’oro lasciandogli delle tracce e a sperimentare con materiali alternativi, poveri rispetto a quelli tipici della gioielleria: scopre di preferire la concretezza del ferro e del bronzo alla fredda lucidità dell’oro, e incomincia a studiarli.
Quando, un paio d’anni dopo, ha l’occasione di aprire un piccolo negozio, lo costruisce da zero con l’aiuto del padre, figura fondamentale nella sua vita cosi’ come nel suo lavoro: più volte, nel corso del suo racconto, ricorrerà come esempio e influenza positiva, arrivando ad essere “inglobato” in quei gioielli che segneranno l’evoluzione umana e artistica di Antonio.
Quel piccolo spazio espositivo, privo di riscaldamento ma animato dalle fiamme di un camino costruito proprio con l’aiuto del padre aveva un’atmosfera quasi medievale, in linea con i gioielli da lui creati in quel periodo.
Le prime creazioni Pilgio’ erano infatti anelli con un’anima in oro avvolta da un filo di bronzo con cui creava delle forme nuove, che andavano oltre il cerchio perfetto; veri e propri gioielli, preziosi, ma non apprezzati dalla clientela, che spesso non andava oltre l’aspetto “povero” dato dal bronzo e non percepiva la qualita’ dei pezzi.
Col passare degli anni, mentre i primi pezzi cominciano ad avere successo, si aggiungono alla collezione gioielli in ferro, materiale rivelatosi per lui splendido per la sua capacita’ di modificarsi, reagendo quasi come fosse vivo al contatto con la pelle.

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Sara’ solo nel 1991 che cominciano ad arrivare clienti e giornalisti, interessati ai suoi pezzi e alle sue forme di espressione fuori dal comune; in quel periodo Antonio viene affiancato in laboratorio dalla sorella Giuseppina, con la quale inizia un periodo di sperimentazione estremamente legato alla figura del padre.
Si fa largo l’idea di creare gioielli con inclusioni di mattoncini e materiali edili, che ricordassero le sue umili origini e il lavoro da muratore.
E, mentre mi racconta il momento in cui un architetto di passaggio vede, apprezza e compra il primo anello realizzato con l’inclusione di un pezzo di mattone, tanto bistrattato e in forte sconto, esprime tutta la profondita’ della concezione che ha del suo lavoro.
Per Antonio ogni vendita era e ancora rimane un’emozione unica, un momento magico in cui la sensazione che ha messo in un pezzo con tutta la sua passione viene capita e trova una persona affine.
Continua, quasi commosso, spiegandomi come il suo stato d’animo influisca sull’aspetto e la natura dei suoi pezzi, in cui cerca di esprimere la sua anima, il suo cuore e la sua conoscenza.
Da giovane, un po arrabbiato col mondo che non capiva le sue creazioni, decise di mantenere una rotta precisa, senza scendere a compromessi, utilizzando anche quella rabbia per creare la sua storia.
Attingendo ispirazione dall’arte moderna cosi’ come da una semplice ragnatela, passando per la figura del padre, arriva a creare nel 1994 l’oro muto, modificando e rendendo spugnosa la superficie dell’oro bianco.
Un oro che assume quasi le sembianze del cemento, una texture innovativa di fronte a cui si rende conto di aver creato qualcosa di importante, che nel giro di un paio d’anni verra’ apprezzato da una clientela nuova rispetto al passato.
Lui e la sorella si troveranno di fronte col passare del tempo alle caratteristiche dell’oro muto, studiando l’evoluzione dei pezzi dei clienti: si renderanno conto di quanto questo materiale cambi nel tempo, reagendo al contatto con i vari tipi di pelle cambiando tonalita’ e colore.
Negli anni Antonio diventa, secondo sua stessa definizione, quasi un “muratore del gioiello”, dedicandosi all’inclusione spontanea nell’oro muto di materiali diversi, tra cui spicca sempre il mattone.
Ancora una volta, la scelta dei materiali rimanda alla figura del padre, come, e sono parole sue, se avvenisse la trasformazione della passione di suo padre in una poesia scolpita.
Dal ’94 ad oggi i gioielli Pilgio’ hanno ricevuto l’apprezzamento che tanto ha tardato ad arrivare, venduti anche in America con una lunga collaborazione con una catena di negozi di lusso.
Dal 2006 Antonio ha pero’ deciso di tornare ad un realta’ di nicchia, il suo attuale negozio, in cui creare solo i pezzi che lo appassionano dal profondo e mantenendo uno spazio in cui i suoi clienti possano entrare e innamorarsi.
Anche per questo motivo il negozio è anche un laboratorio, in modo da dare al potenziale cliente la possibilita’ di vedere come nasce una creazione e comprarla solo nel caso in cui ci si appassioni.
Oggi la produzione Piluso si estende oltre i pezzi di alta gioielleria che da sempre la contraddistinguono: per rispondere alle esigenze della clientela in questi anni di crisi il laboratorio ha deciso di produrre anche alcuni pezzi meno costosi, utilizzando una base in argento, mantenendo pero’ gli stessi standard di qualita’ e senza mai creare un pezzo uguale a un altro.

Duomo - Milano

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