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I gioielli sardi nel mito: tra filigrana e Domus de Janas

Nonostante non sia il primo post che decidiamo di dedicare ai gioielli sardi, il patrimonio di idee, immagini, pezzi da mostrare è praticamente intaccato; la gioielleria in Sardegna ha avuto da sempre un’importanza assoluta, a partire dal legame con il costume sardo.
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La filigrana sarda, la fede sarda, i bottoni sardi

I gioielli sardi tradizionalmente hanno numerosi significati: la delicata filigrana, gli anelli e i bottoni sardi venivano custoditi e gelosamente tramandati di generazione in generazione non solo come semplici orpelli, abbellimenti puramente estetici, quanto piuttosto come oggetti simbolici e sacri.
La funzione più antica del gioiello e della filigrana sarda era infatti di creare un collegamento tra l’uomo e gli dei; a seconda della pietra utilizzata per rifinire il pezzo esso poteva esorcizzare il male o richiedere una grazia precisa.
Questo aspetto quasi magico ha le sue radici nelle stesse origini del mito dei gioielli sardi, secondo il quale sarebbero le fate, nelle loro dimore incantate chiamate Domus de Janas, a ricamare e tessere fili d’oro e d’argento con le più svariate pietre preziose per dare vita alla filigrana, alla fede sarda, ai bottoni sardi.
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I gioielli sardi e le Domus de janas

Le Domus de Janas, appunto “case delle fate”, sono state e ancora rappresentano uno degli enigmi archeologici della Sardegna, a partire dalla loro forma e dimensione.
Essendo infatti troppo piccole per poter essere abitate da qualcuno, la visione popolare ha voluto che esse fossero le dimore di creature magiche, esseri tra le streghe e gli elfi grazie a cui nascevano i gioielli sardi.
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Gli studi più moderni tendono naturalmente a scartare questa ipotesi, asserendo che le Domus de janas rappresentino le prime costruzioni funerarie delle popolazioni prenuragiche: sepolcri che riproducevano più in piccolo un ambiente familiare per accogliere i defunti in un ambiente che permettesse loro di perpetuare la vita dopo la morte, come da credenze del tempo.
Nonostante questa tesi sia certamente la più concreta e storicamente accertata, la bellezza e la leggerezza della filigrana, la forza e concretezza della fede sarda fanno sì che l’idea di essere nati dalle mani delle fate possa sembrare quasi fattibile.
Cosa c’è di male a farsi trascinare dalla fantasia e dalla poesia, dando uno sguardo alle proprie mani o al proprio viso ingioiellato?

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Immagine tratta da
www.comune.setzu.vs.it

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