Home Tappeti Blog

Il tappeto di Nule

Il tappeto di Nule rappresenta nell’artigianato tradizionale sardo una voce fuori dal coro, con i suoi colori sgargianti che per la prima volta si impongono sui, sino a quel momento, tipici e sobri tessuti a strisce bianche e nere.
La portata di questa differenza ebbe un tale impatto da portare alla diffusione nell’immaginario popolare di una leggenda, secondo la quale il moro Bolìn, proponendo all’amata Milena di sposarlo mentre tesseva una coperta bianca e nera, le promise anche di rivelarle il segreto per estrarre i colori dalle piante e dalle erbe. Il tappeto di Nule viene perciò considerato a livello popolare come il frutto dell’unione tra un gesto d’amore esterno e la capacità popolare, capaci di ottenere un risultato così innovativo ed originale.

Per scoprire i tessitori di MondoSardegna clicca qui

Tale mito esalta quindi appieno il tappeto ormai tradizionale di Nule: multicolore, dall’andamento romboidale ricordante una fiamma; la tintura avveniva con coloranti chimici o naturali ad opera di tessitrici esperte, con un forte bagaglio di conoscenze gelosamente custodite ed eventualmente tramandate in famiglia. La tessitura era infatti non solo un’espressione del lavoro ma anche della vita a Nule; un esempio può essere il fatto che non si doveva attraversare i fili dell’ordito tesi nella strada, a pena di commettere un azione demoniaca, o che le donne che passavano casualmente avrebbero dovuto offrire il proprio aiuto alla lavorazione per scongiurare il malocchio.

Il costume femminile di Osilo

Il costume femminile tipico di Osilo, ha assunto le caratteristiche attuali ai primi del 1900. Trattasi di un abbigliamento ad uso esclusivo del ceto più abbiente, normalente utilizzato soprattutto per le cerimonie più importanti, tra le quali il matrimonio. E’ caratterizzato per l’esteso uso del terziopelo liscio (velluto di seta), del raso di seta, e per gli ampi motivi floreali decorativi. Il confezionamento del capo è particolarmente difficile per le caratteristiche del velluto di seta, un tessuto molto pregiato e delicato, che può macchiarsi in presenza di umidità e che richiede quindi molte attenzioni.
Per scoprire i laboratori tessili sardi di MondoSardegna.it clicca quì
I motivi floreali sono eseguiti sul raso con fili di seta, ciniglia e lamine d’oro o d’argento. Ciò che contraddistingue il capo è “sa capitta”, il copricapo semicircolare che arriva sino alla vita, anche questo ricamato con motivi floreali. Il terziopelo cremisi è utilizzato per il corpetto, chiuso sul petto, con maniche aderenti chiuse sull’avambraccio con bottoni d’argento o d’oro (più raramente). Sulla giacchetta viene cinto il bustino rigido, composto da tessuti spessi (broccati) di vari colori, impreziositi da passamanerie (in metallo o in raso) e chiusi sull’anteriore con gancetti metallici. La gonna è caratterizzata da un pannello staccabile anteriore, mentre nella parte posteriore vi sono ampie pieghe.

L’immagine è stata presa da qui sito: http://www.sardegnadigitallibrary.it/

Il costume sardo

Il costume sardo è certamente espressione completa e genuina del folklore mediterraneo.
Solo le caratteristiche secolari della Sardegna hanno permesso la diffusione, in un ambito territoriale particolarmente ristretto, di un elevato numero di costumi, anche piuttosto diversi solo passando da una provincia all’altra. Si possono infatti cogliere forti differenze stilistiche anche nell‘artigianato artistico di comuni non molto distanti tra loro: i costumi di Nuoro e Orgosolo, Fonni e Desulo, Aritzo e Samugheo sono solo alcuni degli esempi principali.
Storicamente il costume in Sardegna non è un oggetto di lusso riservato ai giorni di festa o un’espressione dell’appartenenza ad una determinata classe sociale, quanto piuttosto un elemento utilizzato quotidianamente, soprattutto dalla popolazione femminile.

>Per conoscere i tessitori di mondosardegna clicca qui

Alcuni costumi hanno subito il passare del tempo, perdendo le loro caratteristiche originarie o assumendone altre che spesso sono divenute vere e proprie note dissonanti; altri hanno invece mantenuto pressochè intatte attraverso i secoli tradizione ed espressione etnica tipiche dell’artigianato sardo.
Un esempio del secondo caso è l’austero costume di Desulo, il cui cappuccio nero rimane ancora oggi l’elemento preponderante a spiccare nel suo taglio tanto monastico, o quello di Fonni, decisamente meno semplice ma ugualmente sobrio nelle sue gonnelle a pieghe fittissime di un rosso cupo su cui spicca un giubetto corto e attillato. Un’evoluzione poco coerente con la tradizione si può invece riscontrare nel costume di Lanusei, talmente influenzato dalle mode recenti che l’unico elemento tradizionale ritrovabile oggi è la capottina tenuta ferma sulla testa da una catenella d’argento.

La tessitura ad Isili

La tessitura di Isili è un ottimo esempio di artigianato sardo, frutto di rielabolazioni e negoziazioni tra i diversi attori coinvolti nella produzione e le antiche pratiche sociali alla base della tessitura, tra le tendenze più moderne dell’arte e della moda e la valorizzazione della tradizione.
La tessitura ad Isili si può dire pienamente sviluppata già dalla prima metà dell’Ottocento, con una produzione prevalentemente per mano femminile rivolta non tanto al mercato locale quanto a quello regionale, decisamente più ampio e impegnativo. I tessuti e le lavorazioni di questo paese, grazie alla loro qualità superiore, riusciranno in breve tempo ad imporsi e a trovare commercializzazione anche a livello continentale, rendendo le donne di Isili non solo economicamente indipendenti ma anche parte di un importante nucleo produttivo. Questo fenomeno, sebbene sia andato in parte ad affievolirsi negli ultimi decenni, rappresenta una svolta positiva e inaudita: le tessitrici hanno messo in moto un vero e proprio sistema economico, frutto di una spinta proveniente dal basso e come tale dotato di peculiari caratteristiche sociali e culturali.

Per scoprire i tessitori di MondoSardegna clicca qui

La centralità di Isili nell’artigianato tessile ha fatto si che essa divenisse, nel 1907, sede della prima Scuola del Tappeto Sardo, nata in un clima di rinnovamento artistico nazionale ad opera di Giuseppe Piras Mocci. Il cavaliere aveva infatti intuito le potenzialità del settore, riuscendo a far si che numerose tessitrice riuscissero a gestire in maniera del tutto autonoma il processo che andava dalla produzione alla commercializzazione del manufatto, arrivando in alcuni casi a coprire richieste come grossiste.
La storia della tessitura ad Isili non si ferma naturalmente qui, prossimamente tratteremo nel dettaglio i prodotti e le tendenze più moderne.

La foto proviene da http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&id=34383

Il costume sardo

L’artigianato artistico in Sardegna non si ferma alle canoniche forme quali possono essere la ceramica, l’intaglio o l’intreccio.
Infatti una tra le più forti e complete espressioni culturali si ha tramite il vestiario e i costumi tradizionali, importanti per i sardi soprattutto a cavallo tra il XIX e il XX secolo, quando il dover osservare un certo codice di abbigliamento era particolarmente sentito. L’importanza e la maestosità del costume sardo si evidenziavano chiaramente nelle due principali occasioni speciali, sebbene opposte: le feste e i lutti.
In quei casi, dismessi i semplici abiti quotidiani si utilizzavano costumi che seguivano regole decisamente più precise, appositamente studiati e designati alle diverse occasioni e cerimonie fuori dall’ordinario. Essi divenivano addirittura un metodo di comunicazione e di distinzione sociale; la diversa usura o pulizia di un capo rispetto ad un altro poteva indicare chiaramente la posizione sociale di un individuo e il grado di “lusso” raggiunto.
Clicca QUI per conoscere i tessitori e ricamatori di MondoSardegna
Un esempio lampante di tale lusso poteva essere già da allora l’abito nuziale, per tradizione immacolato e possibilmente realizzato in materiali di pregio; quando la famiglia d’origine della sposa si poteva definire realmente influente esso era a primore, confezionato ai massimi livelli in tutti gli aspetti fondamentali. L’altro evento in cui il costume sardo trova espressione completa è il lutto, evento talmente colmo di significati da riuscire anche a stravolgere alcune delle convenzioni sociali in tema di abbigliamento.
Tale fenomeno si riscontra soprattutto nei costumi delle donne, a cui spetta maggiormente il ruolo di elaborazione sociale del lutto tramite le diverse varianti di tali capi.
Si va quindi a distinguere in primo luogo tra lutto stretto, mezzo lutto e lutto leggero, fasi di un percorso in cui a diverse regole vestimentarie corrispondono altrettante regole sociali.
La sola partecipazione ad una funzione funebre prevedeva una precisa distinzione; gli indumenti dei parenti dovevano differenziarsi decisamente da quelli dei semplici partecipanti.
Un codice di abbigliamento particolare era inoltre dedicato alla vedova, tenuta a mantenere il lutto stretto per tutta la vita o sino a nuove nozze.

Clicca QUI per conoscere i tessitori e ricamatori di MondoSardegna
Immagine presa da http://www.comune.villacidro.vs.it/Community/Notizie/ArchivioNotizie/2011/notizia101.html

L‘artigianato tessile è un elemento essenziale per l’economia del Mandrolisai, zona geograficamente isolata nel centro-sud della Sardegna, tanto che ancora oggi tale settore produttivo impiega quasi il 50% della popolazione e la Regione Sardegna ha provveduto a conferire all’area la qualifica di Distretto Tessile.
Samugheo è infatti riuscito ad affermarsi come uno dei maggiori centri della tessitura sarda, partendo dall’impressionante capacità imprenditoriale delle prime pioniere dedicatesi all’attività sino ad arrivare all’organizzazione dell’annuale Mostra Mercato dell’Artigianato, un vero e proprio emporio dell’arte tessile che si estende per le vie del centro storico.
Oggi gran parte dei samughesi si dedica in primo luogo all’artigianato tessile, affiancando all’uso del telaio tradizionale orizzontale quello di telai meccanici e semimeccanici.
La maestria nell’utilizzo dei vari filati, che spaziano dalla lana al lino e al cotone, ha permesso agli artigiani dell’area di realizzare qualsiasi tipo di lavorazione loro richiesta via via dal mercato, tanto che oggi individuare delle caratteristiche tipiche locali è particolarmente difficoltoso.
Infatti nel tempo sono variate sia le tecniche che i manufatti realizzati: dalle coperte e bisacce realizzate sino alla prima metà del Novecento si è passati a giroletti, copricassa, indumenti, per poi approdare alla produzione attuale incentrata principalmente su centrotavola, arazzi e soprattutto tappeti di qualsiasi dimensione.
La tessitura di Samugheo oggi si può ammirare anche nelle sale del Museo Unico Regionale dell’Arte Tessile Sarda, nato con lo scopo di raccogliere e tramandare elementi della tessitura, una delle espressioni culturali più importanti della vita dell’uomo.
Al suo interno è possibile confrontare i manufatti e le tecniche provenienti dal Mandrolisai rispetto a quelli provenienti da altre aree della Sardegna, all’interno di un percorso che parte dai primi del 1700 e giunge sino ai primi decenni del 1900.

L’immagine è stata presa da http://www.unionesarda.it/Articoli/DettaglioRubrica.aspx?id=140476

Forse ti potrebbe anche interessare :

 

 

 

Seguici su: