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La storia della tessitura: un percorso non lineare

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Stile e l’aspetto attuale dei tappeti, delle coperte e in generale dei ricami, in generale, non deriva da una storia lineare, facilmente individuabile.
Molte sono infatti le influenze che si possono riconoscere: un determinato punto puo’ essere ricondotto ad un’area geografica, dei colori ad un’altra, diversi elementi a diverse epoche storiche.
La tessitura in Sardegna muta durante il rinascimento, a seguito di pressioni culturali provenienti da altre regioni italiane, sebbene il suo stile sia riuscito, piu’ di altri stili regionali, a differenziarsi e a trovare una voce differente nel coro.
La produzione sarda comprende ad esempio una serie di elementi di origine chiaramente orientale, come gli animali disposti gli uni di fronte agli altri, di fronte, o come i volatili disposti simmetricamente all’interno di motivi ornamentali.
Ma, a differenza di tendenza precedenti, la tessitura di Sardegna ha dato “nuova vita” a questi soggetti gia’ visti, disponendoli in maniera diversa sui tessuti, distaccandoli da quella che era la consuetudine.

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La Sardegna e la tessitura

L’artigiano sardo non si piega mai totalmente alle influenze esterne: le coperte e i tappeti sardi presentano le decorazioni simmetriche proprie dell’epoca medievale o provenienti dall’oriente, ma con una geometria decisamente meno rigida e con un’armonia cromatica particolare.
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L’origine dei tappeti sardi, semplici e spesso a righe orizzontali di diversa larghezza, e’ da ricondurre alla loro funzione di copricassa: le strisce venivano pensate per tessuti destinati a coprire una cassa contenente il corredo nuziale, il vero tesoro di ogni casa.
Percio’ la parte piu’ importante della produzione tessile sarda e’, anticamente, composta da copricassa.

I ricami sardi: tappeti e coperte

Tra i motivi ricorrenti nei ricami sardi, destinati ad abbellire proprio i copricassa, si trovano il fiore ad otto punte, dal cui centro si diramano quattro pistilli che si ricongiungono ai motivi decorativi laterali.
Ricorrono anche altri elementi floreali, concentrati nel rettangolo centrale, o ricami riproducenti il corallo stilizzato; ancora si possono trovare il tralcio di vite in orizzontale.
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Le coperte da letto, di epoca successiva rispetto ai copricassa, sono tendenzialmente piu’ semplici: i motivi decorativi sono spesso realizzati in lana spessa, annodata, tanto da riprodurre quasi l’aspetto di un bassorilievo.
Le tinte piu’ utilizzate nelle tele, nelle tessiture e nei merletti sardi sono storicamente l’azzurro e il rosso ruggine; per i ricami questi vengono intervallati da accenni di marrone.

Il costume sardo e’ una parte di storia e di tradizioni della Sardegna, che pur avendo perso oggi quell’uso quotidiano che lo contraddistingueva in passato, mantiene una certa importanza durante gli eventi e le manifestazioni religiose.
Diversi a seconda della zona e della citta’, i costumi tradizionali sardi sono costituiti da diversi pezzi: copricapi di vario genere, camicie, gilet, corpetti, bottoni ed accessori preziosi.

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Il costume sardo maschile: i copricapo

Le tradizioni della Sardegna prevedono un copricapo anche per il costume maschile, spaziando tra diversi tipi: cuffie, berrette a sacco, fez, fazzoletti e cappelli a tesa.
Le prima, in sardo coffia, risulta piuttosto diffusa come ornamento tra la fine del settecento e la seconda meta’ dell’ottocento; successivamente questo accessorio, una rete realizzata ai ferri in lana o cotone, risulta sempre meno utilizzato.
Le berrette a sacco (o berritta) sono invece di forma allungata, in orbace o in panno nero, rosso o marrone; caratterizzano il costume sardo di molte citta’, essendo praticamente diffuse in tutta la Sardegna.
L’uso del fazzoletto e’ proprio dell’area di Cagliari e dell’Iglesiente: in tutto e per tutto simile a quello femminile, e’ quadrato, decorato con fantasie vivaci o motivi geometrici e utilizzato ripiegandolo piu’ volte.

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I tessuti sardi nella tradizione del costume

Altro elemento fondamentale del costume sardo maschile e’ senza dubbio la camicia.
Nata quale indumento intimo, diverra’ poi un capo da esterno, realizzato con un cotone resistente per il quotidiano e con un lino tessuto a mano per il costume della festa, per le occasioni speciali che richiedevano un materiale pregiato.
La forma della camicia sembra studiata per adattarsi a qualsiasi peso, altezza e corporatura; piuttosto larga, con colletti bassi, eventualmente ricamata sulla parte anteriore.
La bellezza dei tessuti sardi e il pregio dei ricami a mano si possono ammirare nei corpetti e nei gilet, che nel costume sardo maschile vanno a coprire la camicia.
Solitamente essi vengono realizzati in panno di lana o in velluto, con tonalita’ che spaziano dalle tinte scure al rosso e all’azzurro.
Le asole dei corpetti sono ricamate in seta, con colori vivaci e che creano un forte contrasto.

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Gli accessori maschili:il bottone sardo

I gioielli che adornano il costume tradizionale maschile sono, come ovvio, una quantita’ inferiore rispetto a quello femminile, ma non meno preziosi.
Tra essi spiccano senza dubbio i bottoni gemelli, o buttones, realizzati in filigrana d’oro o d’argento.
Vengono utilizzati sia con la loro funzione originale, ai polsini, che in doppia coppia, per chiudere e decorare il colletto delle camicie.

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Il telaio e’ un oggetto che racconta la Sardegna, essendo fortemente radicato negli usi e costumi di questa terra: le donne sarde del passato sono infatti un esempio di grande maestria nell’utilizzo di fili, trame e tessuti, dai piu’ “rustici” ai piu’ delicati e preziosi.
Nonostante si possa pensare che il mutamento dei tempi si sia abbattuto sul telaio, facendo della tessitura un’arte desueta e ormai poco in uso, la realta’ dei fatti non e’ questa.
Ancora oggi i ricami a mano e la tessitura rappresentano una sfaccettatura importante dell’artigianato sardo; nei colori e nelle trame che vanno a formare i disegni e simboli sardi si esprime appieno la forza e la vitalita’ della Sardegna.
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La storia della tessitura, le cui origini si ritengono addirittura precedenti al 4000 a.C, ha quindi attraversato i secoli, partendo dalla sua patria nativa, l’Egitto, per poi approdare e diffondersi in tutta Europa.
L’artigianato sardo in questo campo vede prima la diffusione del telaio verticale, probabilmente per la semplicita’ della struttura, ma quello che si puo’ considerare a tutti gli effetti come telaio sardo e’ quello orizzontale, decisamente piu’ diffuso a partire dai primi decenni del Novecento rispetto al primo, rimasto limitato ad alcuni centri della Barbagia e del Goceano.
La tessitura con questo tipo di strumento, detto anche telariu, si muove su alcune parti mobili disposte trasversalmente su due imponenti cavalletti paralleli, tra i quali vengono stesi i fili che vanno a formare i ricami e i disegni tipici della tessitura sarda.
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Utilizzando la spola per portare la trama attraverso i fili dell’ordito ed i pedali piazzati al di sotto della struttura del telaio si ottiene quindi la tipica tessitura sarda, i cui motivi decorativi derivano da influenze culturali tra le piu’ disparate, provenienti da diversi luoghi del bacino del mediterraneo.
Tra i motivi piu’ ricorrenti dei ricami a mano sardi si ritrovano piu’ di 100 simboli e tipologie, spazianti dai motivi geometrici a quelli vegetali, come gli elaborati motivi floreali che vanno a formare figure con un fiore come elemento centrale.
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Tra i temi specifici piu’ ricorrenti si possono poi citare la vite, solitamente realizzata in maniera realistica, il ramo di corallo, i frutti e i soggetti del mondo animale.
Non mancano inoltre quelli umani, come cavalieri o gli sposi a cavallo, o i simboli legati ad araldi antichi, come leoni o figure mitologiche del passato.

936722_590705264288059_1958068065_nSecondo le tradizioni più antiche della Sardegna, il corredo minimo che avrebbe dovuto vestire un neonato si articolava in due pezzi base: il manteddu, una copertina o le fasce utilizzate per avvolgerlo, e una camicina di cotone o lana (chiamata corittu).
L’abbigliamento tradizionale sardo per i bambini tra la prima metà dell’ottocento e gli anni cinquanta del novecento prevedeva infatti il ricorso alla pratica della fasciatura, decisamente diffusa tra la popolazione per motivazioni che andavano da quelle pratiche ad altre decisamente più legate al simbolismo e alla ritualità.
Da un lato infatti la fasciatura permetteva di proteggere il neonato dal freddo, assicurando al contempo una certà libertà alle madri nello svolgimento dei lavori quotidiani, e ne modellava il corpo durante le fasi della crescita secondo gli standard estetici dell’epoca.
Solo in pieno novecento si riscontra l’abbandono in Sardegna di questa pratica, sostituita da fasciature decisamente più ristrette, ricoperte da camiciole e coprifasce a cui si abbinavano panni stratificati e sacchetti allacciati con lunghi nastri.
Si utilizzavano anche vestine dai materiali più disparati a seconda dell’occasione d’uso, tutte accomunate dall’estrema lunghezza; tutte dovevano infatti superare di gran lunga l’altezza del neonato, sino a formare la coedda, ovvero una sorta di strascico.
Nel corredo del neonato sardo non potevano certamente mancare le cuffie, modellate in vario genere, di panno, tela, lino, cotone o raso e chiamate caretta o iscoffia; nella lavorazione di questi elementi si esprimeva una certa varietà di cromatismi e di ricami policromi, a cui si aggiungevano passamanerie e frange in uno stile coerente con quello tradizionale degli abiti per gli adulti.
Per quanto riguarda l’abbigliamento dei bambini di età maggiore, si più dire che quello delle bambine rifletta appieno gli abiti delle giovani donne, realizzato però con tessuti più modesti e con un minore ricorso al ricamo e agli ornamenti.
Gli abiti tipici sardi, di ispirazione tradizionale, verranno via via soppiantati da quelli di foggia moderna intorno agli anni venti del novecento.

Fonte : L’abbigliamento infantile, tratto da “Costumi, storia, linguaggio e prospettive del vestire in Sardegna”

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La tessitura è uno degli aspetti dell’artigianato sardo con una maggiore diffusione nell’isola.
Anticamente il tappeto nasce con una funzione puramente decorativa: coprire la cassapanca contenente il corredo della sposa, in modo da abbellirla e lenirne così l’estrema austerità.
Tale funzione originaria può essere utilizzata per spiegare la struttura decorativa del tappeto sardp tradizionale: una sezione a disegni geometrici affiancata da due falde ornamentali maggiormente decorate.
Dalla prima funzione di copricassa il tappeto ne ha poi assunto altre: coperta, arazzo, tappeto posto sui pavimenti. Una breve analisi delle varie tecniche utilizzate nelle diverse aree geografiche ci porta a riconoscerne principalmente quattro: liscia, a grani, a punto e quella ad effetto di trama.
Le prime due sono tipiche rispettivamente di Gadoni e Bonorva, le seconde di Mogoro ed Isili, solo per citare alcuni tra i più rinomati centri di produzione.
Alcune di queste comunità dell’interno della Sardegna hanno addirittura conquistato una certa notorietà in Italia e all’estero.

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I tessuti sono realizzati a mano con telai verticali, tipici della Barbagia, o con telai orizzontali in legno, diffusi in tutta l’isola; le materie prime adoperate sono la lana sarda, particolarmente resistente nel tempo, il cotone sia grezzo che colorato ed il lino.
La produzione attuale si è evoluta andandosi ad arricchire di altri prodotti, maggiormente destinati al vero e proprio arredamento della casa. Possiamo trovare infatti tende, stoffe, cuscini e tovagliati dal sapore più moderno, nelle cui decorazioni si può riscontrare un’evoluzione partita dagli elementi figurativi più tradizionali.

Immagine tratta da http://www.comune.sassari.it/servizi/cultura/artigianato/artigianato.htm

Il costume e l’abbigliamento sardo

L’abbigliamento e il costume sardo derivano da un’evoluzione particolare e sono il simbolo della forte personalità della Sardegna: le province sarde più di qualsiasi altro spazio di quelle dimensioni propongono una incredibile varietà di costumi differenti e dalle caratteristiche peculiari.
Tale fattore si deve probabilmente alla natura della popolazione sarda, per indole chiusa e diffidente rispetto all’esterno, che ha portato i vari raggruppamenti a vivere ed evolversi gli uni staccati dagli altri, creandosi usi costumi e tradizioni talvolta anche parecchio diversi gli uni dagli altri.
Un esempio lampante di questa tendenza evolutiva possono essere il costume di Atzara e quello di Desulo; il primo ricco di ricami sgargianti e multicolori, il secondo austero e decisamente più elegante nella foggia.

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O ancora si può confrontare il costume di Nuoro con quello di Orgosolo, dove le donne avvolgono il capo in una benda gialla dal sapore orientaleggiante; le differenze sono tali e tante da non portare a pensare che i costumi possano provenire da un’unica regione e da un’unica popolazione.
In questo scenario generale, tentare di risalire alle origini del costume può essere un’operazione fin troppo complicata: alcuni caratteri stilistici si possono individuare come originali, ma molti costumi hanno subito numerose modificazioni e “infiltrazioni” dall’esterno durante i secoli.
Fenomeni di questo tipo sono tipici soprattutto per i costumi delle cittadine costiere, i cui indumenti hanno assunto linee somatiche ed elementi decorativi provenienti da altri popoli e luoghi, essendo le prime a subire importazioni di mode diverse o l’influenza in fatto di abbigliamento di eventuali invasori.
Quartu Sant’ Elena ne è un esempio: il suo costume, ormai in disuso, pare composto da elementi provenienti da costumi diversi e disseminato di elementi decorativi di derivazione decisamente esterna al territorio della Sardegna.
Meno influenzati da correnti stilistiche esterne sono naturalmente i capi di abbigliamento delle zone interne, i cui costumi sembrano essersi tramandati pressochè intatti nella estrema semplicità della loro tradizione secolare.

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