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Il nostro viaggio tra i laboratori della Fiera dell’artigianato artistico della Sardegna oggi fa tappa a Siliqua, in un laboratorio artigianale allegro e colorato, in cui si creano elementi d’arredo che vogliono scatenare un sorriso.

Is Femmineddas: le “donnine” sarde

Nato da un’idea di Francesca Serra e Massimo Mei, il laboratorio si ispira ad una figura femminile: la nonna di Francesca, sempre con l’abito tradizionale del suo paese, circondata dalle sue amiche.
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Da questa figura tanto importante nasce il logo del laboratorio, simbolo stilizzato della tradizione di Sardegna.

Il riciclo artistico

La volontà di dare nuova vita ai simboli della tradizione sarda in questo laboratorio si sposa con quella di riutilizzare materiali considerati inutili, ormai finiti secondo alcuni, ma che per i due artigiani che lo animano hanno ancora tante possibilità.
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Le creazioni Is Femmineddas nascono quindi da materie prime particolari; soprattutto legni di recupero, provenienti da barche antiche, che vengono trattati e adattati per diventare ominis, janas, femmineddas, pesci, gatti.

Dall’idea alla progettazione

La realizzazione di ogni pezzo prevede il confronto tra Francesca e Massimo, alla continua ricerca di un risultato soddisfacente, con un equilibrio tra colori e piccoli difetti, che danno personalità.
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Gli animali spesso incerottati, con uno sguardo perplesso e curioso, le casette scrostate, con infissi cadenti, che si reggono in piedi appoggiandosi le une alle altre; sono solo alcune delle caratteristiche ricorrenti delle creazioni Is Femmineddas, riconoscibili tra mille.

Il nostro viaggio con la Fiera dell’artigianato artistico della Sardegna fa tappa ad Atzara, dove conosciamo Maurizio Savoldo e il suo laboratorio artigianale La Robbia, specializzato nella colorazione naturale dei tessuti.

La tintura naturale in Sardegna

L’idea del laboratorio, aperto nel 2005, scaturisce da una tesi di laurea sul tema delle tinture naturali, con cui Maurizio si appassiona al tema.
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Spinto dal desiderio di rivedere i colori e le tinture naturali nell’artigianato sardo, attinge molte delle informazioni essenziali dagli anziani della zona, fonte di un sapere antico che poteva rischiare di essere dimenticato.

Il contatto col territorio

Questo periodo di apprendimento dagli anziani e’ andato ad intersecarsi, anche per cause di forza maggiore, con uno di ricerca sul campo, di contatto diretto col territorio e con le piante tintorie.
Molti degli elementi essenziali al lavoro erano infatti conosciuti dai maestri della tintura naturale solo con il nome in lingua sarda, per cui per distinguere i colori era necessario riconoscere direttamente le diverse piante.

La sperimentazione

Nel tempo il laboratorio La Robbia ha intrapreso un percorso di sperimentazione, avendo sempre come base la tradizione della tintura sarda ma volendo creare nuovi colori e prodotti innovativi nel complesso.
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A questo desiderio corrispondono gli ultimi lavori, con cui si mira a dar vita alle piante tintorie direttamente sul tessuto, creando delle trame uniche, ognuna diversa l’una dall’altra.

L’ecoprint

Tale tecnica, utilizzata in particolar modo sulla seta, richiede diverso tempo: si parte dal posizionamento delle piante tintoree sul tessuto, a creare un “disegno” armonico e interessante, per poi chiudere su se stesso il tessuto.
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La fase successiva prevede l’immersione dello stesso in acqua calda, dove rimarra’ sino a completo raffreddamento; il risultato una volta srotolato e’ quello di un tessuto a fantasia unico, creato dal pigmento depositatosi dalle piante.

Una filiera completa

Tra i progetti futuri degli artigiani di questo laboratorio vi e’ quello di completare la filiera, dedicandosi anche alla coltivazione delle piante necessarie alla tintura naturale, in modo da creare una vera e propria linea ecologica nell’abbigliamento e nel settore dell’arredamento.

Il nostro viaggio tra gli artigiani della Fiera dell’artigianato artistico della Sardegna oggi ci porta a Decimomannu, nel ricamificio Damiani Design – Filatex.
La visita a questo laboratorio ci dimostra, ancora una volta, quanto il panorama dell’artigianato sia spesso attraversato da collaborazioni, che riescono ad incrementare il volume e la portata della creatività del singolo artigiano.
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Mara Damiani, Bianca Damiani e Furio Carturan hanno intrapreso un percorso creativo per creare un connubio tra la tecnologia e le icone tipiche della tradizione sarda, a partire dalla volontà della prima di dare vita ai propri disegni.

Il ruolo della tecnologia

La tecnologia ha un ruolo centrale nel processo creativo Damiani Filatex: ogni creazione parte da una moodboard digitale che esprime una sensazione, e dalla conseguente ricerca delle forme e dei materiali più adatti a ricrearla.

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Il disegno digitale così ottenuto da Mara dev’essere poi adattato alle caratteristiche del programma e della macchina da ricamo, uno strumento che va seguito e che necessita di un equilibrio perfetto per dare vita ai bozzetti.

Il ricamo

Della fase del ricamo si occupa Furio Carturan, che esamina la parte digitale del progetto, facendo in modo che si adatti ai fili, ai tessuti e alle cuciture da eseguire con la macchina da ricamo elettronica.
Foto MondoSardegna - Orizzontali (1)
La tecnologia non va mai a intaccare il ruolo del lavoro manuale: la realizzazione del ricamo parte dal vettore, che viene preso, ridisegnato e ristrutturato nelle sue parti per poter poi passare su tessuto.

La combinazione dei tessuti

Solo quando le bozze vengono approvate dal punto di vista del ricamo e del design si giunge all’ultima fase di realizzazione, di cui si occupa Bianca Damiani.
L’artigiana combina i vari tessuti e ricami, avendo le conoscenze necessarie per un processo tutt’altro che semplice, date le diverse caratteristiche strutturali delle trame stesse.
Foto MondoSardegna - Orizzontali (1)
La lavorazione di tessuti diversi, con diverse consistenze, è uno dei problemi principali di cui si deve tener conto, data anche la presenza fissa del sughero nei complementi d’arredo Filatex.

Innovazione e collaborazione

I prodotti che nascono da questo processo creativo e artigianale rispondono ad una volontà di innovare, volendo presentare un messaggio di artigianato artistico e di design realizzato tramite la tecnologia, in cui siano presenti gli elementi tipici della tradizione sarda e le caratteristiche creative di ognuno dei tre componenti.

Assunta Congiu lavora la ceramica dal 2004, quando apre Pianeta Sardegna a Cagliari.
Il suo percorso inizia però molto prima, con l’attività di sua madre: sin da bambina è circondata da argilla, seguendo sua madre al lavoro al tornio; suo padre si occupava delle lunghe cotture dei pezzi, principalmente ceramiche tradizionali dell’oristanese.

Una lunga formazione professionale

La sua formazione personale inizia con l’istituto d’arte, ma in ambito legno, per poi passare per un corso di scultura su trachite; l’artigiana in quel periodo prediligeva infatti il “diverso” rispetto a ciò che aveva sempre avuto davanti agli occhi sin dall’infanzia, pur ammirando i pezzi realizzati dalla madre.

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Il suo inserimento nel mondo della ceramica inizia da lontano, con il disegno di nuovi pezzi che poi venivano ricreati dalla madre, desiderando creare qualcosa di nuovo, che si discostasse dalle linee classiche e tradizionali della ceramica di Oristano.

La passione per la storia antica della Sardegna

Durante il suo percorso di formazione, parallelo alla ceramica, inizia a scolpire su pietra segni e simboli risalenti alla storia più antica della Sardegna, che per lei hanno sempre avuto un significato molto profondo.
Segni risalenti alle civiltà nuragiche, legati quindi al mondo dell’archeologia, da sempre sua grande passione, e che si ritrovano su pietre antichissime, come la Dea Madre e su boe.
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Il passaggio dall’incisione su pietra a quelle su ceramica avviene col passare del tempo, quasi naturalmente, e si accompagna ad una riduzione delle dimensioni delle sue creazioni: pezzi sempre più piccoli, come a voler dare un senso alle piccole cose della vita.

Gioielli con simboli arcaici

Oggi la sua produzione si concretizza in collezioni di gioielli in ceramica: dietro ognuno di essi sta la ricerca negli archivi storici di simboli e disegni legati alla cultura della dea madre, anticamente incisi su statuette di divinità femminili.

Pezzi personalizzabili

Ogni suo lavoro è assolutamente personale e personalizzabile, potendo il cliente scegliere il pezzo che più sente suo, in base ai segni, al colore e alle forme che lo rispecchino maggiormente, in modo da rispecchiarsi perfettamente nel gioiello.
25I monili sono modellati a mano e decorati con smalti, vetrine e madreperla, impreziositi poi da dettagli e pennellate in oro e platino.

Oggi Mondosardegna torna a Ulassai, dalle cinque artigiane che sono l’anima pulsante della Cooperativa Su Marmuri, in occasione del nostro viaggio tra gli artigiani della Fiera dell’artigianato artistico della Sardegna.

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Unite dal 1971

La Cooperativa tessile Su Marmuri viene costituita a Ulassai nel 1971, quando un gruppo tutto al femminile si riunisce, con l’intento di creare lavoro, sfruttando delle competenze che a Ulassai erano già, e per tradizione, in mano a molte donne.
Ancora oggi nella cooperativa è presente una delle socie fondatrici, Maria Deidda, che ci racconta la portata di quella giornata, che avrebbe poi cambiato la vita a molte persone.

La cooperativa oggi

Così come la giovane Maria ha potuto apprendere l’arte della tessitura tradizionale dalle altre socie, che avevano già in casa un telaio, oggi prima di entrare nella cooperativa sono previsti dei corsi professionali, per poi lasciare che ogni membro possa definire meglio le proprie capacità.
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Le cinque artigiane che attualmente compongono la cooperativa Su Marmuri ritengono infatti che solo con il lavoro concreto e l’affiancamento delle colleghe, tramite cui definire il proprio ruolo, si possa ottenere il grado di specializzazione necessario al mantenimento del livello di qualità che si ripropongono di mantenere.
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Oggi Maria Deidda, Maria Serrau, Angela Cannas, Melissa Vargiu e Tiziana Sirigu sono la dimostrazione di quanto e come si possa collaborare in Sardegna, con passione e responsabilità, in un ambiente che si può definire una famiglia, essendo percepita come tale dalle componenti.

I disegni tipici della cooperativa

La forza della Cooperativa Su Marmuri sta proprio nell’unione, in uno sforzo comune rivolto ad una produzione di qualità, ottenibile grazie all’apporto dei singoli componenti, in grado di creare qualcosa di più forte rispetto al punto di partenza.
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Dall’apertura, i disegni e le trame realizzate sono cambiati, incrementati con dei nuovi: dai disegni propri e tradizionali, dal 1981 si sono aggiunti una serie di disegni donati dall’artista Maria Lai; mufloni, cinghiali, il telaio e la capretta, oggi vero e proprio simbolo della Cooperativa.

Oggi, per il nostro viaggio in collaborazione con la Fiera dell’artigianato artistico della Sardegna, entriamo nel laboratorio TRAmaRE, dove si creano accessori moda e per la casa che nascono dalle passioni di Maria Cristina Boy e Margherita Usai: la pittura e i materiali naturali, che siano in grado di ispirarle.

Foto MondoSardegna - Orizzontali (1)

Dalla pittura al tessuto

Durante il nostro incontro, ci raccontano la passione per la pittura su seta, con cui creano principalmente sciarpe e foulard; la texture e la lucentezza del materiale permettono infatti di esprimere una grande passione, ovvero l’acquerello.
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Tale tecnica permette di trasferire appieno le sensazioni sulla seta, dipingendo in libertà, lasciandosi trasportare dalle sensazioni che il tessuto stesso rimanda.

Una produzione personale

Tutti i pezzi TRAmaRE prendono forma a partire da tessuti naturali, ognuno trattato in maniera differente; una produzione che rimane sempre numericamente limitata, creata esclusivamente dalle due artiste essendo unica e molto personale.
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Da qualche anno, grazie ad una collaborazione con Daniela Locato, produttrice di lana di pecora locale, hanno ampliato la propria produzione con i tappeti, in cui lana e altri tessuti dipinti si intersecano.

La ricerca dell’innovazione

Le commistioni di materiali, così come d’intenti con altri artigiani e produttori, sono importanti nel percorso della TRAmaRE: un settore ancora relativamente di nicchia, ma che deve avere chiaro quale sia il passato e la storia dell’artigianato per poter progredire.
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Le due artiste ritengono infatti che non si debba continuare a riprodurre il passato, ma utilizzarlo come base di partenza per innovare.

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