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Il carnevale di Gavoi si può considerare un carnevale musicale, un evento tradizionale tra i più importanti in Sardegna, accompagnato da musica e canti.

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23 Febbraio: cosa prevede l’edizione 2017

Il giovedì grasso Gavoi inizia ad animarsi con i festeggiamenti, con Sa sortilla de sos tumbarinos, una sfilata appunto dei tamburini.
Le strade sono percorse dal suono dei tamburi de Sos Sonadores, che da i vari angoli della città si riuniscono nella piazza parrocchiale.
Da lì prenderà avvio una processione che si dipana lungo le vie del centro storico, in una festa rumorosa e musicale che si allunga sino a notte inoltrata.
La festa significa anche buon cibo: vino rosso, zippulas e altri dolci, arrosto, lardo, formaggio e patate, sono solo alcune delle prelibatezze che si potranno degustare mentre Sos Tumbarinos si addentrano per le vie della città.

I personaggi e il loro significato

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Sos sonadores, vestiti con abiti di velluto e col volto ricoperto di fuliggine, sono incaricati di suonare gli strumenti musicali, tra flauti e tamburi.
Sos Tumbarinos sono specializzati invece nella percussione dei tamburi, generalmente realizzati con pelle di capra.
Il ruolo fondamentale della musica nel carnevale di Gavoi lo rende una celebrazione allegra, chiassosa, con un’atmosfera diversa rispetto ai carnevali cupi e tetri tipici della Barbagia.
Questa cerimonia oggi rappresenta una parte di un antico rito propiziatorio rivolto alla natura alla fine sul finire dell’inverno.

Ph.
http://www.panoramio.com
http://www.sardegnadigitallibrary.it

Il carnevale di Orotelli si ritiene un carnevale tra i più rinomati della zona, in cui con le maschere tipiche della tradizione contadina si rappresenta un antico rito tra l’uomo e il duro lavoro nei campi.

A breve le date del carnevale 2017 a Orotelli

In origine il Carnevale di Orotelli iniziava sempre il giorno della Candelora, il 2 Febbraio, quando ancora a mascherarsi erano solo gli uomini essendo considerato poco serio per una donna.

Sos Thurpos, maschera tradizionale di Orotelli, nel periodo carnevalesco si apprestano a riproporre antichi riti propiziatori che invocavano divinità pagane e che rappresentano la tradizione contadina.
Durante la sfilata impersonano sia i buoi che contadini inscenando azioni differenti.
Vediamo ora come si compone il costume di questi personaggi che vengono aggiogati tra loro come buoi, con una fune legata intorno alla vita.

Il costume

Il volto: annerito e ricoperto di nero dalla fuliggine ricavata dal sughero bruciato;
Gli abiti: pantaloni da cavallerizzo in velluto nero, una corda legata in vita, un lungo pastrano d’orbace nero con un abbondante cappuccio calato fino a coprire gli occhi, una corda legata in vita;
Ai piedi: gambali intrecciati con lacci di cuoio.

Un video del carnevale di fine anni ’70 ad Orotelli

Ph. Roberto Brau

Il carnevale in Sardegna si dipana in tutta l’isola, con un calendario che potrebbe anche risultare difficile da seguire.
Oggi vogliamo dedicare uno spazio al carnevale di Ottana e alle sue maschere tipiche: Sos Merdules e Sos Boes.
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Nonostante la prima uscita sia passata, durante la giornata dedicata a Sant’Antonio, riportiamo qui di seguito le date in cui poter conoscere il carnevale di Ottana, con le esibizione e le sfilate delle maschere tradizionali, tra musei aperti, balli in piazza e degustazioni di prodotti tipici locali.
Domenica 26 Febbraio 2017
Lunedi’ 27 Febbraio 2017
Martedi’ 28 Febbraio 2017

Durante la manifestazione carnevalesca vengono riproposti i momenti salienti della vita quotidiana del mondo contadino che fu.
La sera del 16 gennaio avviene la prima uscita ufficiale delle maschere che si radunano intorno al falò acceso in piazza, in occasione delle festa religiosa di Sant’Antonio Abate.
Il sacerdote consegna “S’Affuente”, piatto utilizzato anche durante i riti della Settimana Santa, che verrà percosso verticalmente con una grossa chiave dando il ritmo all’antico ballo tipico di Ottana “Ballu de S’Affuente”.

Le maschere lignee di Ottana viste da youtube

Nel video si possono ammirare:

Sos Merdules

Rappresentano i contadini, i guardiani dei buoi, hanno il viso coperto da una maschera in legno con i tratti somatici deformati, e sono solitamente vestiti con pelli bianche e nere, tengono le redini che guidano i buoi (Sos Boes).

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Sos Boes

Rappresentano i buoi, hanno il viso coperto da una maschera di legno con sembianze bovine e indossano pelli di pecora e hanno un grappolo di campanacci a tracolla, che trasforma il passo in una danza.
Assente nel video la maschera della Sa Filonzana, misteriosa vecchia vestita di nero, intenta a filare la lana e pronta a tagliare il filo che rappresenta la vita.

Ph.
http://www.sardegnaturismo.it/it/articolo/carnevale-di-ottana

Uno degli eventi maggiormente attesi tra le feste e le ricorrenze della tradizione sarda è la Sartiglia, che si tiene tra l’ultima domenica e il martedì di carnevale ad Oristano, città e capoluogo dell’omonima provincia situata nella Sardegna occidentale.
L’edizione 2017 di questo evento, in cui scoprire l’anima della Sardegna, si terra’ a fine febbraio: domenica 26 febbraio con la Sartiglia del Gremio dei Contadini e Martedì 28 febbraio con la Sartiglia del Gremio dei Falegnami
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L’evento, il cui nome deriva dallo spagnolo sortija ed esprime origini lontane, si può riassumere in una corsa di cavalli durante la quale i cavalieri al galoppo tentano di infilzare con la spada appunto la sortija, un anello a forma di stella dorata.
Con il passare dei secoli alla giostra medievale si sono aggiunti diversi giochi, cerimonie e riti più o meno rivolti ad auspicare ed incrementare un raccolto abbondante in vista della primavera: tradizione vuole infatti che più sono le stelle infilzate migliore sarà il raccolto.
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La festa è organizzata dai gremi, le antiche corporazioni delle arti e dei mestieri.sartiglia02
Dalle sette attive sino al XIX secolo oggi ad Oristano si contano tre gremi attivi: il gremio dei contadini, protetto da San Giovanni Battista, quello dei falegnami sotto l’ala di San Giuseppe e quello dei muratori sotto la protezione di Santa Lucia.
Il primo si occupa oggi dell’organizzazione della corsa della domenica, mentre quella del martedì è affidata a quello dei falegnami; entrambi hanno quindi la grande responsabilità di portare avanti la tradizione, assicurandone lo svolgimento in qualsiasi caso, sia che le condizioni meteorologiche assistano o meno i cavalieri.
Un altro elemento essenziale, anche nell’organizzazione, è Su componidori o “Signore della festa”.
Con la sua vestizione pubblica da parte delle Massaieddas ha infatti inizio tutta la cerimonia che poi lo condurrà a spiccare tra gli altri, con tanto di cilindro nero, mantiglia, camicia riccamente decorata, gilet, cintura, maschera e fascia in seta.
Egli benedice quindi tutti gli astanti ed apre la corsa, seguito dagli altri cavalieri.
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All’imbrunire, dopo le corse, la giornata volge al termine con le impressionanti esibizioni acrobatiche delle pariglie, che compongono figure tanto belle quanto pericolose sui cavalli al galoppo.
Alleghiamo il programma completo dell’edizione 2017, per chi volesse organizzarsi per tempo:

http://www.sartiglia.info/sites/default/files/documenti/2017/programma%20Sartiglia%202017%20IT.pdf

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Sant’Efisio e la città di Cagliari sono indissolubilmente legati.
Un rapporto centenario, che ha inizio nel 1652 , quando la città flagellata dalla peste ripose le sue speranze in un solenne Voto ad Efisio martire , militare romano divenuto protettore dei cagliaritani poco prima di essere punito per la propria conversione.
Chi assiste oggi alle processioni e agli eventi legati a Sant’Efisio assiste proprio alla riproduzione di quel Voto, con cui la città si era impegnata a portare la statua del Santo in processione: una volta all’anno, da Cagliari alla spiaggia di Nora.
Quattro giorni, dal 1 al 4 maggio, in cui si possono rivivere tradizioni antichissime, ripercorrendo il cammino dal luogo dell’incarcerazione del Santo in Stampace sino a quello del martirio.
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Sardi e turisti interessati all’evento possono quindi scegliere tra diverse manifestazioni a cui assistere, fermo restando che la partenza della sfilata da Cagliari il 1 Maggio rappresenta certamente uno spettacolo da non lasciarsi sfuggire.
Ad attirare turisti e devoti è infatti la partenza del pellegrinaggio dal quartiere Stampace a Cagliari, dove il cocchio con la statua di Sant’Efisio percorre le vie della città, preceduto da un’imponente processione di traccas, devoti, cavalieri, Miliziani e la Guardiania.
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A partire dalle 10 le vie della città, ricoperte da tappeti di petali di rosa, vengono attraversate dalle rappresentanze dei vari costumi tradizionali sardi, dai devoti e dai curiosi.
L’imponente cocchio dorato, trainato da altrettanto imponenti buoi, comincia a muoversi alle 12, dopo una messa solenne.
La processione può essere vissuta a piedi, seguendo il corteo, o acquistando un biglietto per le tribune posizionate in alcuni punti chiave e disponibili online su www.boxofficesardegna.it o nel punto vendita in viale Regina Margherita.
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Nei due giorni successivi il pellegrinaggio, con diverse soste, arriva sino alle rovine della città romana di Nora, ripartendo poi per Pula; la notte del 4 Maggio è la volta del ritorno a Cagliari, quando il Voto può dirsi ancora una volta sciolto.
Quest’ultima processione è certamente diversa dalla prima, ma altrettanto suggestiva: i partecipanti e il cocchio rientrano a Cagliari al buio, accompagnati dalla luce tremolante delle candele votive.

Chi fosse interessato al programma completo delle 4 giornate dedicate a Sant’Efisio può consultare www.camminidisardegna.it

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I riti della Settimana Santa ad Oristano hanno attraversato un’evoluzione peculiare rispetto ad altre zone della Sardegna; dopo un’interruzione di quarant’anni dovuta alla decadenza delle confraternite, tra il 1978 e 79 hanno ripreso vita esprimendo una tradizione fortemente radicata nella popolazione.
Tutti i riti e le processioni, eccetto circostanze fuori dal comune, prendono avvio dalla chiesa di San Martino, la più antica della città e sede delle confraternite.
Tradizionalmente l’organizzazione della Settimana Santa era in mano alla cunfraria de sa morti, la confraternita della morte, i cui membri in saio e cappuccio bianco si occupavano persino di murare i teschi dei condannati al di sotto di una cappella adiacente a San Martino. In seguito le incombenze si sono ripartite tra altre due confraternite: quella del Santissimo Nome di Gesù e quella del Santissimo Rosario, rispettivamente in abiti rossi e bianchi e neri.
Il primo rito della Settimana Santa oristanese è quello di Is Misterius: nel pomeriggio del lunedì un tamburo scandisce lugubramente il tempo ed apre la processione, seguito dai confratelli recanti in spalla sette statue raffiguranti altrettanti momenti della passione di Cristo. Questi sette simulacri vengono quindi trasportati in visita in sette diverse chiese della città.
Un’altra processione particolarmente suggestiva è quella de Su Jesus, che si tiene il giovedì con il favore delle tenebre, dalle 20.30 a mezzanotte inoltrata.
Anche questa ripercorre una visita delle sette chiese, compiuta però dal Cristo che trasporta la sua croce e dalla Madonna, vestita come una donna del popolo a lutto. Un altro elemento in comune è la presenza del tamburo che suona a morte, accompagnato da cantori intonanti versi che spaziano dal sardo al latino.
Il venerdì si svolgono due riti: un primo privato, col quale si accompagna il Cristo dalla sua chiesa alla cattedrale, e la processione de Sa Maria alla ricerca del figlio morto.
Durante questo rito si può assistere al passaggio del simulacro della Madonna nel lutto più totale, preceduta da una lettiga vuota, sino all’arrivo in cattedrale, dove avviene la deposizione del Cristo. I riti religiosi della Settimana Santa anche ad Oristano si concludono il giorno di Pasqua con la cerimonia de s’Incontru tra le statue del Gesù risorto e della Madonna, che si tiene in piazza Episcopio.

Immagini tratte da http://www.provincia.or.it/, fonte: Caredda, Pasqua in Sardegna

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