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Nuovo capitolo dedicato ai personaggi che hanno costruito la storia della Sardegna, ambientato nella seconda meta’ del 1700.
Giovanni Maria Angioy nasce il 21 ottobre 1751, per poi rimanere orfano in breve tempo di entrambi i genitori; una volta cresciuto, studia e si laurea in legge a Cagliari, per poi diventare giudice della Reale Udienza e lavorare nella Cancelleria Reale.
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Perche’ questo studioso e successivamente imprenditore (grazie ad un’agiatezza arrivata col matrimonio) si ritiene un pezzo fondamentale della storia sarda?
La risposta si legge sulla facciata del Municipio del suo paese natale: “A Giovanni Maria Angioy, che ispirandosi ai veri dell’89 bandi’ la Sarda crociata contro la Tirannide Feudale.”
Quindi funzionario, politico, rivoluzionario e emblema dell’indipendentismo isolano e portatore delle idee lanciate dalla Rivoluzione francese: ecco alcuni dei ruoli che gli si possono attribuire.

Il moti anti-feudali

Il contesto in cui diverra’ famoso Angioy e’ quello di una Sardegna feudale, arretrata, con le campagna oppresse da un’imposizione fiscale durissima.
Il malcontento generalizzato cominciava a trasformarsi in aperta ribellione contro il potere piemontese: moti antifeudali si registrano intorno al 1795 in diversi punti della Sardegna.
Qui entra in campo Angioy, inviato a Sassari dal vicere’ Vivalda, il 13 febbraio 1796, in quanto magistrato della Reale Udienza, per sedare i disordini che si stavano diffondendo.
Partito da Cagliari con una piccola scorta, si narra che durante il viaggio sia entrato in contatto e abbia compreso la realta’ dell’oppressione feudale della miseria, dell’indigenza.
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Con un seguito arricchitosi di numerosi elementi lungo la strada, venne accolto trionfalmente a Sassari: da alto magistrato aveva assunto sembianze diverse, diventando il liberatore degli oppressi.

Il nuovo ruolo di Giovanni Maria Angioy

Angioy, invece di dedicarsi alla pacificazione per cui aveva intrapreso il viaggio, decise quindi di utilizzare l’occasione per spingere i vari villaggi a formare un’unica confederazione, in modo da mirare all’abolizione del sistema feudale ormai desueto.
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La rivolta non arriva pero’ a buon fine: senza l’appoggio della borghesia cagliaritana, in concomitanza con la pace con i francesi firmata da Vittorio Amedeo III, Angioy si vede revocare la fiducia e mettere sulla sua testa una taglia.
Abbandonato dai compagni e battuto sul campo, fu costretto a fuggire, dando inizio a un vero e proprio esilio che trovera’ fine a Parigi, dove morira’ il 22 marzo del 1808.

Immagini tratte da:
www.provincia.mediocampidano.it
www.sadieintundu.net
www.http://sardignaemediterraneu.alfaeditrice.it

Nuovo capitolo dedicato ai personaggi che hanno fatto la storia della Sardegna e nuovo capitolo al femminile: come non parlare di Eleonora d’Arborea.

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La vita di Eleonora d’Arborea

Nata probabilmente in Catalogna intorno al 1340, questa nobildonna diverra’ quasi una leggenda per la sua energia e le sue capacita’ in campo politico.
L’infanzia e la giovinezza di Eleonora si spostano nella corte di Arborea, nei pressi di Oristano, in un clima positivo e raffinato, dovuto al giudicato attento del padre, Mariano IV de Bas d’Arborea.
Nel 1376 Eleonora sposa Brancaleone Doria, con l’intento strategico di creare un’alleanza tra i giudici d’Arborea e i Doria, che mantenevano il controllo di un’ampia parte della Sardegna nordoccidentale.
Uno dei figli nati dall’unione, Federico, sara’ al centro di un accordo che nell’82 Eleonora stringera’ con il doge della repubblica di Genova, promettendolo in matrimonio alla figlia e legandolo alla concessione di un prestito enorme, che le permise di ottenere un ruolo di potere nella politica europea del tempo.
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Alla morte del fratello Ugone, assassinato l’anno successivo, si apri’ il problema della discendenza: rifacendosi all’antico diritto regio sardo Eleonora decide di succedere al trono pur essendo donna, proclamandosi Giudicessa d’Arborea, in modo da preservare il posto per il suo primogenito.
Inizia quindi una stagione di tafferugli e di problemi con gli Aragonesi che, volendo avanzare in territorio sardo, rapirono il marito di Eleonora in modo da farle pressioni.
La giudicessa cedera’ alla firma di un trattato di pace solo nell’88, dopo la morte del primogenito Federico e la successione del fratello Mariano, sempre sotto la sua reggenza.

La carta de logu, alla base della storia della Sardegna

In questo clima complicato, di trame e di accuse, Eleonora d’Arborea decide che il regno necessita un nuovo approccio, che fornisca pace e tranquillita’.
Emana cosi’ nel 1392 la Carta de Logu, documento in 198 capitoli redatto sulla base della precedente legislatura definita dal padre: tale opera verra’ considerata “il maggior monumento legislativo della Sardegna medievale”.                  Non vi e’ alcun dubbio che Eleonora d’Arborea abbia materialmente fatto, costruito con le sue mani, la storia della Sardegna, regolandone la vita giuridica per i quattro secoli successivi.
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La Carta de Logu si dimostra di una modernita’ quasi disarmante: sul finire del 1300 proclama tutti gli uomini uguali di fronte alla legge, regola lo stupro, l’adulterio e l’intenzione dietro un delitto; o ancora definisce un periodo per bruciare le stoppie, regola il testamento, le testimonianze, le questioni fiscali.

Nuoro ha dato i natali, il 2 luglio 1883, ad un altro dei personaggi che hanno fatto la storia della Sardegna e, naturalmente, dell’Italia, contribuendo alla storia dell’arte.
L’artista in questione e’ Francesco Ciusa, che nelle sue opere riuscira’ ad esprimere tutta l’intensita’ e la forza emotiva delle sue umili origini.

Francesco Ciusa, dalle origini a Nuoro all’Accademia di Belle Arti

Figlio di un ebanista, da cui probabilmente avra’ appreso i primi rudimenti dell’intaglio e della scultura, inizia la sua carriera proprio scolpendo cio’ che conosce meglio: i mendicanti e i poveri, i soggetti a lui piu’ vicini.
L’esposizione di una tra le sue prime opere a Nuoro lo portera’ ad ottenere un sussidio comunale, col quale riusci’ a frequentare l’Accademia delle Belle Arti a Firenze.
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L’atmosfera e il fermento culturale della citta’ sono l’ambiente adatto per Francesco Ciusa, che frequenta intellettuali e artisti dell’epoca; tutto cio’ tornera’ con lui a Sassari al suo rientro in Sardegna, nel 1905.

La madre dell’ucciso

Nel 1907 arriva il vero successo di critica e di pubblico, con la scultua in bronzo chiamata La madre dell’ucciso, ispirata ad un accadimento reale che aveva colpito l’artista da bambino.
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Opera forte, predisposta per una visione frontale, raffigurante una figura femminile raccolta in se stessa, quale rappresentazione di un dolore che viene contenuto, mantenuto in qualche modo composto.
La donna raffigurata e’ senza dubbio sarda, visto il costume tipico; la Sardegna rimarra’ una costante in molte delle opere di Francesco Ciusa.
La scultura, esaltata da Sebastiano Satta, verra’ esposta alla Biennale di Venezia.

Le opere successive: l’arte sarda nel mondo

Sulla scia del successo alla biennale, le opere successive dell’autore sardo continuano a rappresentare soggetti umili, come la figura de Il pane, raffigurante una donna con l’abito tradizionale, probabilmente una domestica, concentrata sull’impasto del pane.
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O ancora Il nomade, con cui Ciusa tornera’ alla biennale: la figura di un uomo che ancora una volta viene dal passato dell’autore, essendo la rielaborazione di un venditore ambulante di scarpe incontrato durante l’infanzia.

Il 4 dicembre 1890 nasce ad Armungia uno tra i piu’ importanti e illustri personaggi di Sardegna: Emilio Lussu.
Interventista e ufficiale prima, uomo politico e scrittore di gran fama poi.
La sua ascesa, da questo piccolo paesino nel Sud Sardegna, lo portera’ ad assumere posizioni rilevanti nella societa’ dell’epoca, dando vita ad alcuni tra i movimenti che hanno contribuito a definire la storia dell’Italia.

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La Prima Guerra Mondiale e Il partito sardo d’azione

Una volta laureatosi in giurisprudenza partecipa alla Prima Guerra Mondiale, durante la quale inizia a maturare la sua consapevolezza politica, nelle file della Brigata Sassari.
Rientrato in Sardegna, collabora con Cova e nel 1921 crea il Partito sardo d’azione, animato da altri ex combattenti della Brigata Sassari.
La posizione del partito era tendenzialmente quella di un movimento popolare e sociale, che mirava al riscatto della Sardegna.

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L’antifascismo

Da deputato del suo partito Lussu partecipa alla secessione aventiniana, quale convinto sostenitore della lotta antifascista; il risultato fu il suo arresto, con successiva deportazione a Lipari, da cui riusci’ ad evadere nel 1929 per dare vita al movimento Giustizia e Liberta’, con l’intento di rovesciare la dittatura fascista.
Nel periodo di ascesa del fascismo, Lussu lotta quindi contro di esso, subendone le conseguenze.

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Un anno sull’Altipiano e Uomini contro

Il personaggio Lussu non si limita pero’ alla sua azione politica: le sue pubblicazioni rientrano di diritto tra le principali opere della letteratura italiana.
Del 1938 e’ Un anno sull’altipiano, cronaca di guerra riferita alla sua esperienza con la Brigata Sassari, giovanissimo, sull’Altipiano di Asiago.
Lussu, pur essendo stato un acceso interventista, con la sua opera critica fortemente la guerra e i comandi militari, secondo il suo parere impreparati e causa della morte di migliaia di vite umane.
Oggi il libro e’ considerata una fedele narrazione della Prima Guerra Mondiale, un vero e proprio documento storico in cui scoprire quel sentimento di rivolta sociale che fomentava le truppe.
Nel 1970 dal romanzo venne tratto un film che, per la sua impronta pacifista e per i temi trattati, venne fortemente ostacolato e boicottato: Uomini contro.

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La Sardegna e’ una terra di tradizioni antichissime, di racconti, suggestioni e di figure che quasi in silenzio le reiterano, facendo in modo che non vadano perdute.
Chiara Vigo e’ una di queste: un’artista, un maestro unico nel suo genere, unica portatrice del segreto della tessitura del bisso, una fibra di origine animale di difficile reperibilita’ e decisamente pregiata.
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Conosciuto nell’antichita’ come il tessuto dei re e delle regine, il bisso viene prodotto in natura da un mollusco Bivalve che vive nei fondali del Mediterraneo: una fibra dal colore ambrato, che Chiara Vigo si e’ impegnata ad ottenere nel rispetto dell’ecosistema della zona e cercando di preservare la presenza dell’animale.
Ma come si e’ arrivati allo studio dei fondali del Mediterraneo? Come questa signora e’ diventata maestra del bisso ed e’ entrata a far parte delle peculiarita’ da vedere a Sant’Antioco?
Chiara nasce una gelida notte di febbraio del 1955, a pochi km da Sant’Antioco, paese del sud della Sardegna dove oggi si dedica alla sua attivita’.
Sin da bambina e’ chiaro quanto la sua strada sia, utilizzando un gioco di parole, strettamente intrecciata con la tessitura: sara’ sua nonna Leonilde ad istruirla, facendo prima di lei una tessitrice e immergendola poi nel mondo della tessitura del bisso, formandola per divenire Maestro di Bisso.
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Gli studi in mare durano anni, durante i quali Chiara Vigo si dedica anche all’insegnamento della tessitura “tradizionale”; solo quando la nonna la ritiene pronta si vede trasferire i formulari per l’estrazione del colore dalle piante e per la lavorazione della fibra di Bisso, con quello che si chiama Giuramento dell’acqua.
Fedele al suo giuramento, Chiara si ripropone di studiare le caratteristiche del bisso marino e dei fondali in cui vive il mollusco che lo produce, con l’obiettivo di intaccare il meno possibile un patrimonio naturale che vuole tramandare alle generazioni future.
Modifica quindi le tecniche di raccolta e di lavorazione della fibra di bisso, avendo scoperto che in determinati periodi dell’anno, grazie ad un ammorbidimento del fondale della laguna, e’ possibile ottenere la seta dall’animale senza causargli danno, per poi rimetterlo in sede.
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Il lavoro che Chiara Vigo svolge tutt’oggi a Sant’Antioco e’ frutto di anni, decenni di studio e pratica, che mirano alla conservazione storica e totalmente disinteressata di un’arte: mai un Maestro del bisso puo’ vendere un suo pezzo, sebbene il valore intrinseco di ognuno di essi potrebbe far gola.
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Chi fosse interessato a conoscere il bisso marino, magari durante un viaggio a Sant’Antioco, dal 2005 puo’ ammirare le tele e le lavorazioni di Chiara Vigo nel Museo del Bisso, una bottega in cui entrare in contatto gratuitamente con la magia della lavorazione del bisso, presentata da chi ci si dedica da tutta una vita.

I nostri post sui personaggi di Sardegna, su quegli individui che hanno fatto e fanno l’immagine della Sardegna, si concentra oggi su un artista contemporaneo, un musicista che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della Sardegna, lasciando “echi” che ancora risuonano in Italia e nel mondo.
Stiamo parlando di Andrea Parodi: carismatico leader dei Tazenda, successivamente voce solista, profondamente innamorato della Sardegna e della musica nelle sue accezioni più profonde.
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Andrea Parodi e I Tazenda

Questo personaggio metà ligure e metà sardo nato a Porto Torres fonda i Tazenda nel 1988, assieme a Gigi Camedda e Gino Marielli.
Nasce così uno dei primi gruppi di rock etnico in Italia, che si metterà in luce per un sound unico, in cui si riversano elementi della tradizione e della storia sarda: anche ad un orecchio poco amante o conoscitore della Sardegna non può fare a meno di notare il suono delle launeddas, delle cornamuse, le campionature dei tenores.
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Spunta la luna dal monte

Il gruppo sassarese guidato da Andrea Parodi non tarda a raggiungere il riconoscimento nazionale, partecipando al Festival di Sanremo nel 1991 con “Spunta la luna dal monte”, con cui si aggiudica anche il disco d’oro.
Gli anni seguenti non fanno altro che riconfermare il successo di Andrea e dei suoi compagni, tra un’altra partecipazione al Festival, questa volta con un pezzo totalmente in lingua sarda, la pubblicazione di un cd live, l’apertura del concerto di Sting allo Stadio di Sassari; questo ed altro mantenendo il sound originale dei primi album e senza rinunciare alla propria identità.
E’ del 1997 la decisione di Andrea Parodi di non essere più l’Andrea Parodi de I Tazenda, per intraprendere una carriera solista che lo porterà a diverse pubblicazioni e collaborazioni; questa parentesi si conclude nel 2005, quando il gruppo si riunisce tra il consenso generale.
Andrea lascerà la musica, i fan, gli amici e la sua famiglia troppo presto, ucciso da una malattia incurabile.
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Non potho reposare

Il ricordo più vivido e impressionante che ha lasciato è forse la sua ultima esibizione all’anfiteatro di Cagliari il 22 settembre 2006, con una splendida interpretazione di “Non potho reposare”, una dichiarazione d’amore chiara e diretta alla moglie presente sul palco.
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Andrea Parodi ha lasciato un grande vuoto nel panorama della musica sarda, di cui può essere considerato uno degli esponenti più importanti, e certamente indimenticato.

Immagini tratte da:
www.sardiniapost.it
www.flickr.com/photos/giornaletecnologico/1334430183
www.fondazioneandreaparodi.it

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