Il Museo del Sughero di Calangianus

L’importanza del sughero a Calangianus

A Calangianus, comune di poco piu’ di 4000 abitanti in provincia di Sassari, il sughero è una questione importante.
Il territorio circostante, ricco delle sugherete tipiche della zona, ha reso questo piccolo centro una “capitale del sughero”, il maggiore centro italiano e tra i piu’ importanti al mondo per estrazione e lavorazione dello stesso.
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L’origine dell’attivita’ nella zona si registra gia’ all’inizio dell’Ottocento, quando alcuni imprenditori si resero conto del potenziale economico della lavorazione del sughero, e si mantiene sino ad oggi, senza essersi persa nei secoli.

Il Museo del Sughero

staticmapL’importanza del sughero è celebrata a Calangianus dalla presenza del Museo del Sughero, ben curato e interessante, ottima idea per chi si trovi nella zona e voglia trascorrere qualche ora in modo diverso dal solito.La location che accoglie il museo è splendida: un ex conventodei frati francescani del XVIII secolo, situato in tutta la sua bellezza granitica al centro del paese.
L’esposizione, articolata su due piani, si dipana tra i macchinari e gli utensili utilizzati anticamente per la lavorazione del sughero, per poi passare ad una sezione multimediale grazie alla quale si possono scoprire le varie fasi, dall’estrazione al prodotto finito.
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La visita si svolge con una guida, in modo da conoscere realmente il sughero in tutta la sua importanza, essendo uno dei prodotti piu’ rinomati della Sardegna.
imagesDalle recensioni dei visitatori è evidente come la visita sia piacevole e interessante, adatta anche ad un pubblico di bambini, e che non sia da sottovalutare.
Su prenotazione è possibile abbinare la visita al museo a quella di altri monumenti e siti d’interesse della zona, quali laboratori artigianali di manufatti si sughero o cantine locali.

 

http://www.museodelsughero.com/home/it/

Foto tratte da:
www.tripadvisor.it

Quotus – Agende “made in Sardinia”

Recentemente sono andato a visitare gli uffici del marchio Quotus, produttore di cartoleria artigianale di alta qualità. La scelta è stata guidata dalla curiosità di entrare in un mondo fatto di strumenti in cui conservare indelebilmente i propri ricordi, senza avere il timore, tipico dell’era digitale, che possano essere cancellati per errore.
Prodotti con i quali si vuole invitare a prendersi un attimo, fermarsi un momento a mettere su carta le proprie emozioni, pensieri o semplicemente il menù di una serata. Sapendo che ciò significa preservarle, tenere con se sapori e ricordi.

Emanuele Aini

Quotus nasce nel 2011, quando Emanuele Aini decide di dare vita ad un’impresa familiare innovativa, lanciandosi in un mercato sino a quel momento inesplorato e creando un’azienda Made in Italy e, orgogliosamente, Made in Sardinia. Decisione coraggiosa, fin troppo secondo alcuni, spaesati dalla volontà di creare un qualcosa sino a quel momento totalmente assente a Cagliari in particolare e in Sardegna in generale, affrontando tutte le problematiche del caso.

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La prima tipologia di prodotto che decisero di lanciare sul mercato fu un block notes, per poi allargare la produzione principalmente a tre tipi di formato, includendo il taccuino e il quaderno.

Perchè Quotus?

La scelta di una parola latina esprime il forte legame di Emanuele con questo mondo, che si ripresenta con forza anche nei nomi di alcune collezioni sino ad ora prodotte: tra taccuini, block notes e quaderni si possono trovare Cicerone, Seneca e Virgilio, quali omaggi al mondo e ai poeti latini.
Quotus nasce dall’entusiasmo e dall’esperienza di un professionista che decide di lanciarsi in un settore a lui del tutto sconosciuto, senza alcuna linea guida, con l’obiettivo di creare un prodotto innovativo, di classe e diverso dagli altri già presenti sul mercato.

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La ricerca dei materiali per differenziarsi

Emanuele ha dovuto ricercare con una certa difficoltà materiali di un certo tipo e una manodopera non solo qualificata, ma che avesse anche esperienza nel settore, riuscendo a conciliare il conseguimento di un’altissima qualità con la produzione di un certo numero di pezzi.
La consapevolezza è stata sin da subito quella di essere un’azienda piccola, necessariamente destinata a confrontarsi con i grandi colossi della cartoleria, sul mercato da molti anni e oggettivamente imbattibili in una guerra a ribasso sul prezzo.
Si è perciò scelto di puntare esclusivamente sulla qualità del prodotto: produrre pochi pezzi, con un approccio artigianale ad ogni più piccolo dettaglio, che ne assicuri un livello qualitativo più alto rispetto alla concorrenza.

Carta vergata Quotus

I materiali utilizzati sono tutti di primissima qualità e Made in Italy: carta vergata da 100 grammi per metro quadro, in grado di garantire maggiore scorrevolezza e assorbimento dell’inchiostro, e vera pelle naturale per il rivestimento esterno.
Punto focale è quindi la qualità del prodotto, declinato in un vero e proprio arcobaleno: la gamma di colori di quaderni, taccuini e block notes Quotus è decisamente più ampia rispetto alla concorrenza; ben 23 colorazioni in linea permanente, nonostante le difficoltà di riassortimento che possa comportare una decisione di questo tipo.
Tra le collezioni di maggior successo del marchio che si possono citare per comprenderne lo spirito vi sono i Diari “Satura” e “Satura Fashion”, collezioni innovative composte esclusivamente da pezzi unici: ogni diario ha un diverso accostamento di colori e di fogge di pellame cucite con fili colorati, ed è riconoscibile grazie ad uno speciale numero identificativo, che lo rende unico ed estremamente personale per il suo proprietario.

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Collezione in divenire, che al momento consta di circa 300 pezzi tutti diversi uno dall’altro, esprime la ridondanza, l’anarchia, l’amore per i colori e per gli accostamenti inusuali, riprendendo l’idea di ribellione e abbondanza del tipico banchetto romano (la parola Satura infatti oltre a riferirsi al celebre genere letterario indicava anche un tipico piatto ricco di vivande che veniva servito durante le feste e le cerimonie).
Negli anni all’importanza della qualità dei materiali, Quotus ha affiancato la volontà di creare qualcosa che sconfinasse nel campo del design, espandendo la gamma dei materiali.

Tra artigianato e tecnologia

Nascono quindi prodotti come il NovusBook, un Quaderno Nuovo, evoluzione del classico taccuino in cui alla vera pelle si affianca l’utilizzo della fibra di carbonio. Ancora una volta l’azienda punta ad occupare una nicchia di mercato ben precisa, più ristretta rispetto ad altre ma rivolta a coloro che sono alla ricerca di qualcosa di diverso, nuovo.

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L’utilizzo della fibra di carbonio, con la sua grande resistenza e leggerezza, ha permesso di creare dei prodotti di cartoleria decisamente gradevoli dal punto di vista estetico, con un aspetto di forte impatto che è riuscito a sconfinare nel mondo del fashion e del design, in cui sempre più spesso anche un quaderno o un blocco per appunti diviene un complemento, un accessorio per completare un look ricercato.

I diari tematici

L’obiettivo dell’azienda è vendere un prodotto “diverso”, a cui il cliente si possa affezionare, ritenendolo un valido alleato alla realizzazione delle proprie esigenze.
Risponde a questo approccio la produzione di diari del tutto peculiari, tramite la declinazione della classica agenda in tanti piccoli temi, che possono incontrare le passioni di diverse tipologie di persone.

Quotus produce infatti una serie di Quaderni e Taccuini a tema differente, sui principali interessi che possono portare una persona ad avere l’esigenza o il piacere di appuntarsi qualcosa: troviamo il diario dei Viaggi, dei Film o dei Libri, delle Partite a carte, un Planning settimanale, e ancora il Convivium, in cui appuntare ricorrenze o eventi culinari.
I diari tematici stanno riuscendo ad ottenere una nicchia di appassionati, una base stabile di clienti affezionati che vada a ricomprare i prodotti più e più volte, per poter tenere un “diario” moderno e di semplice utilizzo dei propri ricordi.

Possibilità di personalizzare il prodotto

Attenti alle esigenze del mercato, Quotus ha cominciato a personalizzare i propri prodotti: in maniera semplice il cliente dovrà solo indicare nella mail dell’ordine che prodotto desidera e con che nome, sigla, data o iniziali intende modificarne la copertina.

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Grazie alla marchiatura a caldo diari tematici, taccuini e quaderni, diventano dei pezzi indiscutibilmente unici, molto apprezzati anche come regali aziendali di lusso.
Gli amanti della cartoleria artigianale di lusso e i semplici curiosi possono conoscere queste ed altre tipologie di prodotto sul sito www.quotus.it, e-commerce dell’azienda, che ha deciso di puntare sostanzialmente sulla potenza di internet per diffondere e vendere i propri pezzi, riuscendo a dare una grande cassa di risonanza al Made in Italy e al Made in Sardinia.

Selezione dei punti vendita

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Non a caso diversi prodotti Quotus hanno successo nei concept store, uscendo dal mondo della cartoleria in se’ e per se’ e ricevendo approvazione da una tipologia di clientela che va oltre gli appassionati del genere, per il principio per cui anche un taccuino si possa considerare una scelta di stile.
Tra gli altri pezzi che sconfinano nel design meritano senza dubbio un accenno taccuini e articoli di future collezione ancora in lavorazione e non ancora disponibili sul mercato, nonostante siano creati utilizzando passamanerie o piccoli pezzi di tessuto provenienti dalla tradizione della Sardegna, come pezzi dei costumi tipici sardi. Il risultato di questo peculiare omaggio alla propria terra sono degli articoli al 100% sardi e dal forte impatto visivo.

[su_box title=”Per maggiori informazioni” box_color=”#59c5ff”]
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Il Giappone parla in sardo

Sardegna e Giappone, due isole legate

Sardegna e Giappone, si potrebbe pensare, non hanno niente in comune, nessun collegamento oltre il fatto di essere due isole.
Ma cosi’ non e’, e le occasioni di contatto tra queste due culture non mancano, come dimostra il lavoro del professor Shigeaki Sugeta.
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Giapponese, innamoratosi della Sardegna e in particolar modo della sua lingua oltre trent’anni fa, ha impiegato le sue conoscenze per creare un testo che e’ ormai un cult della produzione letteraria legata alla Sardegna: Su Bocabolariu Sinotticu Nugoresu Giapponesu Italianu.
Dall’incontro con il professor Pittau, rettore campidanese emigrato a Tokio, Sugeta sviluppa infatti un certo interesse per la lingua sarda, affascinante per la sua natura arcaica e ancora cosi’ strettamente legata al latino.

Il vocabolario sardo-giapponese-italiano

Stende quindi un vocabolario sardo-giapponese-italiano, raccogliendo le 1500 parole da lui ritenute essenziali per una conoscenza di base della lingua sarda e con piu’ probabilita’ di essere ricercati.
Pubblicato per la prima volta proprio in Giappone nel 1984, nasceva con lo scopo di aiutare gli studenti del luogo nello studio della lingua sarda, assumendo col passare del tempo tutt’altra importanza.
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Per quanto possa sembrare quasi assurdo, dall’altra parte del mondo vi e’ un vivo interesse per il sardo, lingua studiata ed analizzata poco e nulla in territorio italiano; lo stesso professor Sugeta ha tenuto un corso per oltre trent’anni all’Universita’ cattolica di Tokyo.

Il sardo come lingua unica

La Sardegna arriva quindi in Giappone, grazie alla passione di uno studioso che ha instaurato un forte legame con l’isola, dove continua a tornare in visita ad ogni occasione, e con il sardo, che e’ in grado di parlare fluentemente.
Da sue partecipazioni a congressi in Sardegna si apprende quale sia l’obiettivo di questo studioso: salvare e unificare la lingua sarda , in modo da dare dignita’ ad una lingua che, spesso, non viene trattata come tale.

Immagini tratte da:
http://lanuovasardegna.gelocal.it/
http://guide.supereva.it/
http://www.leviedellasardegna.eu/

LabPLATDD, da Macomer alla Milano Fashion Week

Scriviamo questo articolo con non poco orgoglio.
Non capita tutti i giorni che l’artigianato e le creazioni Made in Sardinia ricevano i riconoscimenti adeguati alla portata dell’impegno, passione, studio e lavoro che vi stanno dietro.
Non e’ questo il caso. Il laboratorio di moda Lab PLATDD di Macomer, formato da una fashion designer e da una modellista che fanno parte del progetto Mondosardegna, ha ricevuto un premio prestigioso, vincendo un concorso indetto da Confartigianato Moda e riuscendo ad approdare alla Milano Fashion Week.

Una foto pubblicata da LabPLATDD (@labplatdd) in data:

La ricerca creativa e l’attenzione ai dettagli che mettono nel loro laboratorio all’interno di un piccolo centro della Sardegna sono state riconosciute, e la vittoria al concorso “Young Italian Taylors” ha valso 3 giorni di esposizione dei loro pezzi, dal 23 al 25 settembre, all’interno di una manifestazione rinomata in tutto il mondo, con un’enorme affluenza di visitatori e compratori.
Il premio, e soprattutto la partecipazione alla settimana della moda, sono il giusto riconoscimento per due artigiane appassionate del proprio lavoro, che hanno deciso di portarlo avanti in Sardegna, terra tanto bella quanto problematica, oggi piu’ che mai, per piccoli imprenditori e artigiani.

Una foto pubblicata da LabPLATDD (@labplatdd) in data:

La perseveranza e l’amore per la propria terra sono stati ripagati: i tessuti e i materiali che si rifanno alla tradizione della Sardegna sono volati a Milano, dove sono stati esposti all’interno di APART, un evento per cui sono stati selezioni brand di lusso, all’avanguardia e di artigianato di alto livello.

Una foto pubblicata da LabPLATDD (@labplatdd) in data:

La lavorazione del rame a Isili

La Sardegna e’ una fonte inesauribile di artigianato .
In ogni piu’ piccolo centro, anche quello che sembrerebbe iniziare e finire con una piazza, un bar e un’edicola, e’ probabile che vi sia una tradizione centenaria di un certo tipo di arte manuale, tramandata di generazione in generazione e portata avanti con orgoglio.
Il post di oggi e’ dedicato ad Isili , comune del Sarcidano di circa 3000 abitanti, per tradizione terra adatta alla pastorizia e all’agricoltura e altrettanto fertile terra di artigiani.

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La storia degli artigiani del rame di Isili

L’artigianato di Isili storicamente era vario, tra intaglio, tessitura e lavorazione del rame; vogliamo soffermarci proprio su quest’ultima, che animava il paese con decine di botteghe artigiane, affollate di artigiani e apprendisti.
Isili e il rame sono infatti strettamente legati: dalla meta’ dell’800 il paese era praticamente l’unico centro di produzione della Sardegna, con tanto di un gergo unico e segreto, utilizzato dai rivenditori, venditori ambulanti che si occupavano di vendere i pezzi dei ramai.
Questi erano invece artigiani della lavorazione del rame, di rango elevato, che erano a conoscenza dei segreti di una lavorazione piuttosto complessa per i tempi, e da cui potevano scaturire oggetti indispensabili in qualsiasi casa.
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Pentole, piatti e oggetti di rame facevano parte del corredo matrimoniale di una sposa, indicandone lo status sociale, ed erano essenziali nella societa’ dell’epoca.
Come siano giunti i ramai ad Isili, come questo tipo di arte si sia diffuso, rimane ancora oggi poco chiaro.
Le tesi piu’ diffuse spaziano tra l’origine autoctona, quella giudaica e quella rom, che sarebbe sostenuta da una serie di termini del linguaggio dei rivenditori, che si potrebbero assimilare ad alcuni termini utilizzati in passato tra gli zingari.

La produzione del rame: oggi

Oggi la produzione del rame ad Isili si e’ chiaramente decisamente ridotta, complice certamente il cambiare dei tempi.
Gli oggetti in rame non sono piu’ gli unici protagonisti di una casa, avendo assunto invece il compito piu’ che altro di elementi d’arredo, di splendidi pezzi luminosi e cangianti che possono dare un richiamo tradizionale e caldo ad un arredamento moderno.
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Isili ha deciso di conservare ed esporre al pubblico gli antichi oggetti di rame, nel Museo per l’Arte del Rame e del Tessuto, che ha sede nel convento dei Padri Scolopi.
Al suo interno si possono scoprire la tecnica di lavorazione del rame tradizionale e le forme di vendita ambulante; e’ anche possibile entrare anche nella ricostruzione di una bottega del ramaio, vedendo da vicino tutti gli strumenti originali utilizzati per ottenere i manufatti in esposizione.

Foto:
www.viaggiart.com/it
www.laghienuraghi.it
www.arengario.net
www.comune.net

Eleonora d’Arborea e la Carta de Logu

Nuovo capitolo dedicato ai personaggi che hanno fatto la storia della Sardegna e nuovo capitolo al femminile: come non parlare di Eleonora d’Arborea.

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La vita di Eleonora d’Arborea

Nata probabilmente in Catalogna intorno al 1340, questa nobildonna diverra’ quasi una leggenda per la sua energia e le sue capacita’ in campo politico.
L’infanzia e la giovinezza di Eleonora si spostano nella corte di Arborea, nei pressi di Oristano, in un clima positivo e raffinato, dovuto al giudicato attento del padre, Mariano IV de Bas d’Arborea.
Nel 1376 Eleonora sposa Brancaleone Doria, con l’intento strategico di creare un’alleanza tra i giudici d’Arborea e i Doria, che mantenevano il controllo di un’ampia parte della Sardegna nordoccidentale.
Uno dei figli nati dall’unione, Federico, sara’ al centro di un accordo che nell’82 Eleonora stringera’ con il doge della repubblica di Genova, promettendolo in matrimonio alla figlia e legandolo alla concessione di un prestito enorme, che le permise di ottenere un ruolo di potere nella politica europea del tempo.
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Alla morte del fratello Ugone, assassinato l’anno successivo, si apri’ il problema della discendenza: rifacendosi all’antico diritto regio sardo Eleonora decide di succedere al trono pur essendo donna, proclamandosi Giudicessa d’Arborea, in modo da preservare il posto per il suo primogenito.
Inizia quindi una stagione di tafferugli e di problemi con gli Aragonesi che, volendo avanzare in territorio sardo, rapirono il marito di Eleonora in modo da farle pressioni.
La giudicessa cedera’ alla firma di un trattato di pace solo nell’88, dopo la morte del primogenito Federico e la successione del fratello Mariano, sempre sotto la sua reggenza.

La carta de logu, alla base della storia della Sardegna

In questo clima complicato, di trame e di accuse, Eleonora d’Arborea decide che il regno necessita un nuovo approccio, che fornisca pace e tranquillita’.
Emana cosi’ nel 1392 la Carta de Logu, documento in 198 capitoli redatto sulla base della precedente legislatura definita dal padre: tale opera verra’ considerata “il maggior monumento legislativo della Sardegna medievale”.                  Non vi e’ alcun dubbio che Eleonora d’Arborea abbia materialmente fatto, costruito con le sue mani, la storia della Sardegna, regolandone la vita giuridica per i quattro secoli successivi.
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La Carta de Logu si dimostra di una modernita’ quasi disarmante: sul finire del 1300 proclama tutti gli uomini uguali di fronte alla legge, regola lo stupro, l’adulterio e l’intenzione dietro un delitto; o ancora definisce un periodo per bruciare le stoppie, regola il testamento, le testimonianze, le questioni fiscali.