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Stefania

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Il nostro viaggio alla scoperta e riscoperta dei riti della Settimana Santa in Sardegna fa oggi tappa a Sassari.
A differenza che a Cagliari ed Alghero, le celebrazioni di passione prendono qui avvio il martedì santo con la processione dei Misteri, ripresa in mano nel 1901 dalle monache Cappuccine e organizzata oggi dalla congregazione dei Santissimi Misteri.
La processione si sposta tra le strade del rione S.Apollinare verso il centro cittadino, accompagnata da canti, simili a quelli di Castelsardo, intonati da quattro confratelli abbigliati in viola e seguiti da bimbi vestiti invece da angeli e san giovannini.
Il giovedì si svolge la processione della Madonna Addolorata, anticamente conosciuta come rito delle “mercantesse”, visto che la vestizione della Madonna avveniva per mano delle signore della borghesia mercantile cittadina, dalle quali provenivano anche i meravigliosi gioielli che ne ornavano il simulacro.
Oggi tale processione è curata dalla confraternita del Santissimo Sacramento: la apre lu pabbarrottu, un confratello vestito con un sacco che regge una croce, incarnazione e simbolo dell’esecutore della crocifissione di Cristo. Un altro rito sassarese che ha attraversato i secoli dal lontano 1540 e che si svolge oggi il venerdì è la processione della Madonna dei Sette Dolori, che si distingue fortemente dagli altri per la suggestività: i partecipanti rimangono infatti in totale silenzio, creando un’atmosfera unica.
5796Con questa processione muta si rimette in scena la ricerca del Cristo da parte della Vergine, che si conclude nella chiesa della Santissima Trinità dove avrà poi luogo il rito della deposizione dalla croce.
Una volta deposto il Cristo si può assistere alla processione del Cristo Morto o dei Disciplinanti, curata da una delle più antiche confraternite di Sassari.
Il corteo, aperto da lu pabbarrottu, è composto da le insegne della passione, i gonfaloni dei confratelli, i “giudei”, la statua di San Giovanni Evangelista, la bara del Cristo e il simulacro della Desolata abbigliata a lutto.
Le cerimonie della Settimana Santa a Sassari si distinguono per una particolare impronta, una genuinità che forse non è sopravvissuta in tutti gli altri centri della Sardegna.

Foto tratte da http://www.mondodelgusto.it/eventi/3497/confraternite-testimoni-dei-riti-della-settimana-santa e http://www.giovanniporcu.it/settimana-santa/ , fonte : Caredda, Pasqua in Sardegna

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Il nostro excursus attraverso i riti più significativi e suggestivi della Settimana Santa sarda si sofferma oggi sul Lunissanti di Castelsardo, una delle tradizionali processioni dei Misteri del lunedì santo che si distingue per imponenza e suggestività.
Questo rito ha origini antichissime, probabilmente risalenti all’XI secolo, e mantiene ancora oggi la struttura originaria della cerimonia e tutte le sue caratteristiche artistiche e drammatiche, derivanti in primo luogo da una partecipazione attiva e sentita della popolazione di fedeli locale. Infatti è assistendo alla rievocazione del Lunissanti che si percepisce chiaramente come la rappresentazione religiosa sia riuscita ad abbandonare l’ambito ristretto e talvolta sterile della chiesa, per andare incontro alla popolazione.
Tutta la cittadinanza di Castelsardo partecipa attivamente, riproponendo con autenticità una tradizione tramandata di generazione in generazione e organizzata principalmente dalla confraternita della Santa Croce, con sede nella chiesa di S. Maria. A capo di questa organizzazione è eletto annualmente un priore, unico a poter nominare li cantori e li apoltuli, coloro che durante la processione porteranno i simulacri raffiguranti i Misteri, indossando l’abito bianco, a sacco, tipico della confraternita.
La scelta dei secondi in particolar modo non avviene su basi infondate: diventano cantori solo coloro che abbiano frequentato con miglior profitto il corso di preparazione appositamente istituito presso la scuola di canto religioso-popolare di Castelsardo, la più antica e caratteristica dell’intera Sardegna.
La bellezza e l’intensità dei tre cori del Lunissanti, che intervallano le due serie di processioni dei Misteri, dimostrano chiaramente la qualità e la validità dell’istituto.

Ogni coro, costituito da un presentatore e quattro cantori, interpreta teatralmente e con passione un canto diverso muovendosi attorno ai simboli tradizionali della passione: il teschio umano, l’Ecce Homo e il crocifisso.
Il lunedì santo prende avvio ogni anno alle prime ore del mattino, quando le campane della chiesa di Santa Maria iniziano a suonare, invitando a raccolta i fedeli per la celebrazione della messa sull’altare del Cristo Nero, il più antico crocifisso ligneo presente in Sardegna. Sempre la campane, al termine della messa, danno il via alla processione che dai piedi dell’altare maggiore si snoda sino alla chiesa di S.Maria di Tergu.
mistero-il-guantoQui si svolge il culmine del rito: la presentazione dei Misteri alla Madonna, seguita poi da una messa e dal pianto dell’attitu sul crocifisso.
Una moltitudine di fedeli e visitatori segue tutte queste fasi, sino a quella notturna, sicuramente dotata di maggiore suggestività: al rientro dalla chiesa di Tergu il corteo si sposta per le piccole vie del centro storico, scarsamente illuminate da fiaccole, al suono dei poderosi canti che si alternano tra loro.
Contemporaneamente a queste cerimonie religiose si svolge la preparazione dell’ultima cena da parte della prioressa; essa viene offerta nell’abitazione del priore a chiusura della giornata del Lunissanti, al ritorno della processione a S. Maria.

Immagini tratte da http://www.nikonschool.it/life/lunissanti.php ; fonte: Caredda, Pasqua in Sardegna

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Seconda tappa del nostro tour virtuale dei riti della Settimana Santa in Sardegna: Cagliari.
Ad organizzare i riti più significativi nel capoluogo dell’isola sono tre arciconfraternite, della Solitudine, del Santissimo crocifisso e del Gonfalone, provenienti dai quartieri di Villanova e Stampace.
L’arciconfraternita più antica è quella del Gonfalone, che si ritiene esistente già dal 1558 sotto altro nome, mentre quelle di Nostra Signora della Solitudine e del Santissimo Crocifisso sono state istituite rispettivamente nel 1608 e nel 1616; quest’ultima deve il suo nome da un crocifisso ligneo col cristo a grandezza naturale a cui si attribuisce la miracolosa rottura di un periodo di siccità ai primi del seicento.
Così come ad Alghero, anche a Cagliari il venerdì di passione rappresenta il prologo dei riti con la processione dei Misteri, di origine antichissima ed organizzata dalla confraternita del Santissimo Crocifisso.
Proprio dall’omonima chiesa parte il corteo, che conduce i sette simulacri lignei realizzati da Lonis, scultore di Senorbì capace di raffigurare al meglio le espressioni e sensazioni, ad altrettante chiese del centro storico secondo un preciso ordine ed itinerario.
Documenti e tradizione popolare vogliono che in passato fosse prevista anche un’altra versione della processione dei Misteri, organizzata però dalla congregazione degli Artieri e avente come punto di partenza la chiesa di San Michele.
Di questo evento rimangono solo testimonianze: oggi i riti della Settimana Santa iniziano ufficialmente il mercoledì, dalla chiesa del Santissimo Crocifisso.
Qui le sorelle dell’arciconfraternita spogliano il simulacro della Madonna Addolorata delle sue vesti rosse e celesti per abbigliarla con i panni bianchi e neri; il giorno dopo lavano accuratamente il corpo di Cristo, che viene poi inchiodato alla croce dai confratelli poco prima dell’arrivo dei fedeli.
Oltre questo rituale principale in tutta Cagliari si svolgono una serie di rievocazioni: ogni chiesa ripropone, con la messa in Coena Domini, l’ultima cena di Gesù, ed alcune parrocchie anche il rito della lavanda dei piedi.
A conclusione di queste messe ovunque vengono denudati gli altari ed allestiti altrettanti sepolcri, spesso aperti alle visite dei fedeli per gran parte della nottata e per tutta la mattina di venerdì.
Proprio venerdì si svolgono quei riti di passione che hanno una maggiore risonanza nella zona di Cagliari. Uno di essi è la processione del Cristo Morto, con le insegne del lutto, accompagnato dai cantori di San Giacomo attraverso le strade di Stampace.
Ma quella decisamente più attesa e più d’effetto prende il via alle 13,30 dalla chiesa di San Giovanni: un crocifisso di oltre un quintale viene trasportato orizzontalmente sotto un enorme baldacchino, preceduto da due stendardi che raffigurano da sempre gli strumenti della passione. Dalla chiesa il corteo si sposta per le vie del quartiere Castello, sino a raggiungere il Duomo dove viene lasciato il Cristo sino al rito della deposizione che si svolge la mattina seguente.
I simulacri del Cristo e della Madonna devono infatti rientrare nella chiesa di origine entro le 17; tradizione vuole che se non fosse rispettato questo orario dovrebbero restare di proprietà del duomo.
Infine si possono citare le processioni e i riti della giornata di Pasqua, quelle processioni dell’Incontro che si svolgono in diversi quartieri della città e che si concludono con la celebrazione di messe solenni nelle rispettive parrocchie.

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Il nostro percorso attraverso i riti e i luoghi della Settimana Santa in Sardegna parte da Alghero, dove si può assistere a diverse cerimonie ed eventi ad alta carica drammatica. Nella città, così come a Cagliari, il primo evento significativo si ha con la processione che inizia al crepuscolo del venerdì di passione, prima che inizi la Settimana Santa, e che vede protagonista il simulacro della Mater Dolorosa.
E’ però il martedì che iniziano i veri e propri riti, quando la confraternita della Misericordia organizza la cosiddetta processione dei Misteri: dalla chiesa di San Francesco Lus Fustus de Santa Creu (le statue di Santa Croce) ripercorrono le vie della città vecchia, riproducendo un rito nato nel 1506.
Il mercoledì si ha un evento particolarmente suggestivo ed importante; di notte, il Cristo della Misericordia intraprende la Via Crucis con cui verrà trasferito dalla chiesa che ne porta il nome alla cattedrale.
Questa statua del Cristo ha una valenza particolare ad Alghero: leggenda vuole che sia stata trovata dentro una cassa approdata casualmente sulle coste della città e recuperata facilmente, dopo altri inutili e faticosi tentativi, da un giovane del gremio della Misericordia che pronunciò la parola “Cristhus”.
Nonostante sia ormai chiaro che solo di leggenda si tratti, dal 1723 il Cristo viene annualmente utilizzato per le processioni della Settimana Santa ed è uno dei maggiori oggetti di devozione per tutti gli algheresi.
Un altra processione a cui si può assistere tra i riti della passione ad Alghero è la processione notturna delle celcas, che ha ripreso a svolgersi dal giovedì santo del 1978. Organizzata dai confratelli della Misericordia, che portano al collo un medaglione simbolo della Madonna, accompagna una piccola Vergine Addolorata e vestita a lutto alla ricerca del proprio Figlio morto per le chiese della città, per poi concludersi con l’adorazione del Santissimo Sacramento.
L’emotività e la teatralità della Settimana Santa esplodono però con i riti del venerdì santo, dalla deposizione di Cristo dalla croce sino alla processione notturna del Discendimento. Il declavament si svolge nel pomeriggio, quando quattro “baroni” in abiti orientali riproducono il ruolo dei giudei che composero il corpo di Cristo nella bara. Sotto le direttive del sacerdote, che supervisiona10-settimanasanta03[1] le operazioni dal suo pulpito, levano la corona di spine ed estraggono i chiodi da mani e piedi, mostrando ognuno di questi oggetti ai fedeli stipati nella chiesa.
Il Cristo viene quindi fatto scivolare delicatamente per essere presentato alla Madre e finalmente adagiato nella sua bara, affidata poi alle persone che la sorreggeranno per tutto il corso della successiva processione.
Lungo le vie del centro storico, alla sola luce di trenta antichi lampioni e dei lumini votivi degli abitanti, il corteo torna lentamente alla chieda della Misericordia, dove il Cristo trova riposo in una tomba ai piedi dell’altare maggiore.
E’ quindi il momento dell’omaggio dei fedeli, portato avanti ininterrottamente per tutta la notte. Solo la mattina successiva la statua torna nella sua cappella abituale, dove resterà indisturbata sino alla Pasqua successiva.
I riti della Pasqua ad Alghero si concludono quindi con la processione dell’Incontro tra Gesù risorto e la Madonna, al suono delle campane a festa, seguita da una messa in catalano.

Le immagini sono tratte da http://www.sardegnaturismo.it/it/articolo/la-settimana-santa-di-alghero e http://www.algheroweb.it/leggi.php?idrecord=60&ver=it ; fonte: Caredda, Pasqua in Sardegna

DSC_0266-copyQuando si pensa al turismo in Sardegna e a ciò che ha da offrire spesso si incappa nell’errore di concentrarsi solo sulle spiagge e sulle bellezze della natura.
In realtà per poter conoscere realmente l’isola bisognerebbe entrare in contatto con il suo folclore: feste e manifestazioni con un allure tutta particolare e con radici antichissime.
Le cerimonie legate alla Pasqua rientrano senza dubbio tra gli eventi più importanti godibili visitando e vivendo davvero la Sardegna.
Durante la Settimana Santa è infatti possibile assistere ad una serie di manifestazioni, tutte dotate di fascino, tutte a loro modo suggestive, tutte permeate da elementi quasi magici.
Che si tratti di Alghero, Cagliari, Iglesias o Nuoro, le processioni e i cori della cosidetta Pasca Manna sono dotati di una carica drammatica senza eguale; non a caso il mistero della resurrezione di Cristo è tradizionalmente la ricorrenza religiosa più importante in Sardegna. L’organizzazione dei riti della Settimana Santa è tutt’oggi affidata a delle istituzioni di origine antica: le confraternite.
Diffusesi nell’isola tra il XVI e il XVII secolo, ebbero sin dall’inizio una composizione piuttosto variegata: l’uso originario del cappuccio venne predisposto proprio per ovviare ai problemi che sarebbero potuti insorgere per la partecipazione di elementi provenienti da tutte le classi sociali, senza esclusioni di sorta.
Esistono numerose confraternite, ciascuna con i propri simboli e bandiere, ancora oggi in “competizione” le une con le altre, in ricordo del vero e proprio antagonismo che contraddistingueva il loro rapporto secoli addietro.DSC_0298-copy
In origine queste associazioni avevano una serie di compiti istituzionali tra i quali soccorrere i poveri, assistere gli ammalati e i condannati a morte; oggi si dedicano esclusivamente all’organizzazione di riti religiosi, con un riguardo particolare proprio per quelli della Settimana Santa.
Nelle usanze e funzioni connesse alla Pasqua si ritrovano elementi provenienti dal paganesimo, rielaborati e resi teatrali ed imponenti dall’avvento del cristianesimo.
Fra di essi uno dei più seguiti, anche per il suo grado di teatralità,è quello della deposizione, riproposta grazie a simulacri di Cristo snodabili, realizzati generalmente tra il 700 e l’800.
Nel nostro approfondimento sui riti della Pasqua in Sardegna affronteremo quelli della zona di Sassari, Castelsardo, per poi passare da Alghero e Cagliari.

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La gancera è uno dei gioielli più tipici dell’artigianato sardo, la cui funzione è particolarmente antica e sul quale le prime informazioni risalgono alla fine del 1700. Essa infatti è uno degli ornamenti preziosi considerato antico e degno di essere acquisito per le raccolte dei primi del XX secolo.
Questa catena era appositamente realizzata per chiudere alcuni indumenti del vestiario tipico, sia maschile che femminile; ad esempio si utilizzava per serrare e decorare il collettu
maschile, indumento di pelle usato in Sardegna sino al XIX secolo. Vari documenti antichi dimostrano questa funzione: “l’indumento che in sardo si chiama collettu e coheru è affibbiato sopra il giubbone con fermagli or di pelle, or di gancj e catenuzze, ben fatte, di argento”.
L’uso di questo tipo di indumenti con il passare del tempo è stato abbandonato, ma alla loro scomparsa non è corrisposta anche la scomparsa delle gancere, probabilmente perché realizzate in argento e perciò particolarmente resistenti anche all’incombere degli anni.
L’uso della gancera si ritrova documentato anche sul copricapo del costume tipico di Tortolì; per fermare il velo corto posto sul davanti si utilizzava infatti una spessa catenella che passava come stretto sottogola da un orecchio ad un altro.
Questa stessa funzione si ritrova anche nel costume di Lanusei, mentre in altri centri, come Atzara e Samugheo, la gancera veniva utilizzata per chiudere in vita il grembiule.

Immagini tratte da http://www.museoeliseo.it/index.php?idp=3&area=41&pg=3 e http://www.sardegnacultura.it/j/v/258?s=31333&v=2&c=28565&t=7

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