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Stefania

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Cagliari è una città accogliente e a misura di turista, perfetta per chi vuole passare una vacanza tra lo splendido lungomare e un centro storico affascinante, con piccoli vicoli i cui ciottoli si dipanano tra palazzi storici ed architetture interessanti.
Capoluogo della Sardegna, ha delle dimensioni che permettono di essere percorsa in gran parte a piedi, scoprendo dei dettagli interessanti che potrebbero altrimenti rimanere nascosti.
Cagliari è infatti una sorpresa per il turista che la percorre: ad ogni svolta, alla fine di ogni salita, ci si può trovare davanti a panorami mozzafiato, assolutamente inaspettati.

Uno degli splendidi scorci da vedere a Cagliari

Una foto pubblicata da paolosalv (@paolosalv) in data:

Quando ci si chiede che cosa vedere a Cagliari la risposta sta prima di tutto nel centro storico, perfetto per conoscere un po’ di storia della città ed immergersi in un’atmosfera quasi d’altri tempi.
Imperdibile è senza dubbio la Cattedrale di Santa Maria Assunta, un connubio di diversi stili architettonici che si può visitare dopo aver percorso una serie di vicoli ristretti, quasi a sorpresa per il visitatore che la vede una prima volta.

La cattedrale di Cagliari – quartieri storici

Una foto pubblicata da Andrea Dex (@dexandrea) in data:

Il centro di Cagliari non è però solo cultura e storia.
Chi è alla ricerca di un po’ di shopping non rimarrà sicuramente deluso, potendo spaziare tra le catene più classiche a botteghe e negozietti di artigianato sardo che esprimono appieno l’anima dell’isola.
Dalla ceramica al ferro battuto, passando per stoffe ed abiti e borse cuciti a mano: la scelta è vasta e va incontro alle esigenze di chiunque sia alla ricerca di un pezzo unico e realizzato a mano.

Lo shopping a Cagliari è anche artigianato sardo

Nella nostra visita virtuale abbiamo a questo punto goduto di un po’ di storia, architettura e fatto shopping; cosa manca? Ma è chiaro, manca il pranzo.
Mangiare a Cagliari è un’esperienza che si adatta a tutte le tasche e a tutti i gusti.
Gli animi più rustici saranno senz’altro a loro agio con un bel panino e una birretta, comprati sul lungomare Poetto e poi gustati in riva al mare, con il sole a riscaldarli.
Chi preferisce un più classico ristorante avrà l’imbarazzo della scelta tra i numerosi piatti tipici e le specialità locali da degustare.

Mangiare a Cagliari: dallo street food ai ristoranti

Una foto pubblicata da Cagliari Food Porn (@cagliarifood) in data:

Una volta riempito lo stomaco il tour può continuare con una tappa obbligata per il turista che voglia conoscere Cagliari: il Bastione Saint Remy, fortificazione storica che si erge nel quartiere Castello, nato con lo scopo di unirlo a quelli sottostanti di Villanova e Marina.

Il bastione di Cagliari

Una foto pubblicata da Alfonso Fradella 🌞 (@alfonsofradella) in data:

Per ultima, ma certamente non per importanza, lasciamo la visita al lungomare Poetto, la principale spiaggia di Cagliari che si estende dalla Sella del Diavolo sino al litorale di Quartu Sant’Elena.
Punto di ritrovo per i cagliaritani sin dai primi caldi, è una lunghissima spiaggia, adatta anche ad una visita con bambini dato il fondale piuttosto basso.

Il lungomare poetto di Cagliari

Una foto pubblicata da @filonorma in data:

936722_590705264288059_1958068065_nSecondo le tradizioni più antiche della Sardegna, il corredo minimo che avrebbe dovuto vestire un neonato si articolava in due pezzi base: il manteddu, una copertina o le fasce utilizzate per avvolgerlo, e una camicina di cotone o lana (chiamata corittu).
L’abbigliamento tradizionale sardo per i bambini tra la prima metà dell’ottocento e gli anni cinquanta del novecento prevedeva infatti il ricorso alla pratica della fasciatura, decisamente diffusa tra la popolazione per motivazioni che andavano da quelle pratiche ad altre decisamente più legate al simbolismo e alla ritualità.
Da un lato infatti la fasciatura permetteva di proteggere il neonato dal freddo, assicurando al contempo una certà libertà alle madri nello svolgimento dei lavori quotidiani, e ne modellava il corpo durante le fasi della crescita secondo gli standard estetici dell’epoca.
Solo in pieno novecento si riscontra l’abbandono in Sardegna di questa pratica, sostituita da fasciature decisamente più ristrette, ricoperte da camiciole e coprifasce a cui si abbinavano panni stratificati e sacchetti allacciati con lunghi nastri.
Si utilizzavano anche vestine dai materiali più disparati a seconda dell’occasione d’uso, tutte accomunate dall’estrema lunghezza; tutte dovevano infatti superare di gran lunga l’altezza del neonato, sino a formare la coedda, ovvero una sorta di strascico.
Nel corredo del neonato sardo non potevano certamente mancare le cuffie, modellate in vario genere, di panno, tela, lino, cotone o raso e chiamate caretta o iscoffia; nella lavorazione di questi elementi si esprimeva una certa varietà di cromatismi e di ricami policromi, a cui si aggiungevano passamanerie e frange in uno stile coerente con quello tradizionale degli abiti per gli adulti.
Per quanto riguarda l’abbigliamento dei bambini di età maggiore, si più dire che quello delle bambine rifletta appieno gli abiti delle giovani donne, realizzato però con tessuti più modesti e con un minore ricorso al ricamo e agli ornamenti.
Gli abiti tipici sardi, di ispirazione tradizionale, verranno via via soppiantati da quelli di foggia moderna intorno agli anni venti del novecento.

Fonte : L’abbigliamento infantile, tratto da “Costumi, storia, linguaggio e prospettive del vestire in Sardegna”

La produzione dell’oreficeria sarda ha subito una serie di influenze, proveniente sia dallo stesso continente italiano che dall’estero; non a caso la gioielleria sarda e’ un
settore dell’artigianato sardo che maggiormente si differenzia da provincia a provincia, assumendo caratteristiche talvolta piuttosto differenti.LavorazioneNotteFiligrana
Cio’ che accomuna tutte le province sarde e’ certamente pero’ e’ la tendenza, intrínseca nelle donne sarde, di adornare i propri costumi tradizionali quanto piu’ possibile: che si tratti di Campidano, Ogliastra, Barbagia o Sulcis le fogge tradizionali del vestiré sono “completate” da gioielli di ogni genere.
Assistendo ad una manifestazione típica sarda o ad una sfilata di costumi e’ infatti possibile ammirare collane, catene, ciondoli, amuleti e altri ornamenti del genere, spesso cosi’ accumulati l’uno sull’altro da arrivare ad una sorta di ridondanza decorativa.
Il gioiello sardo piu’ diffuso e’ senza alcun dubbio il bottone di filigrana, a cui segue la collana: d’oro e d’argento, dalle fogge piu’ disparate e talvolta lunghissima, puo’ essere formata dalla ripetizione di elementi diversi quanto di uno, tra cui probabilmente il piu’ diffuso e’ il símbolo della croce.
I pendenti delle collane presentano spesso medaglie con incisioni di santi a tutto tondo; i rosari in filigrana sono decorati da rosoni di varia geometría e da crocifissi elaboratissimi.
Tra gli elementi storicamente utilizzati nell’oreficeria sarda non vi sono solo oro e argento; spicca senza dubbio l’uso del corallo, introdotto per la prima volta per sostituire le lastrine di filigrana nelle gancere da portare attorno al collo.

Immagini tratte da www.casteddu.it

Fonte: Artigianato sardo – Mossa Vico

pugilatore

I giganti di pietra di Mont’e Prama, scoperti nel Sinis di Cabras tra il 1975 e il 1979, rappresentano certamente una parte importante della storia e della cultura della Sardegna.
Il sito archeologico del ritrovamento di queste statue nuragiche è localizzato a 2 km dalla laguna di Cabras e a 4 km ad occidente dal Mare Sardo; il nome Mònt’e pramma si riferisce alla diffusione nel paesaggio della palma nana.
Tenendo presente le incertezze che caratterizzano una scoperta di tale portata si può ritenere che l’area in cui sono state ritrovate le statue dei giganti fosse una vasta zona adibita a sepolture, di cui oggi è possibile individuare con certezza solo il confine occidentale.

I giganti di Mont’e Prama

I giganti di Monte Prama entrano senza alcun dubbio tra gli elementi della mitologia sarda, di cui purtroppo si hanno ben poche notizie certe; avvolti da una certa aura di mistero, erano posizionati in un vero e proprio heroon, un luogo in cui i defunti appoggiano il diritto al potere della comunità.
Le statue non esprimono una forte appartenenza al mondo occidentale, rivelando influenze orientali, che si possono posizionare nell’area sud anatolica e irano-caucasica tra la fine del secondo millenno e gli inizi del primo millennio a.C. .
Con influenze mesopotamiche, questi giganti sono il risultato della monumentalizzazione dei bronzetti tradizionalmente realizzati in formato ridotto.
Ad un primo sguardo la sensazione che prevale è un senso di forza contenuta: le teste dal collo massiccio, con capigliature appiattite ed appena accennate, volti dai tratti somatici schematici, corpi quasi indipendenti dalle spalle larghe e squadrate.
La volontà che sembra permeare queste sculture è quella di rappresentare una forza sovrannaturale, una presenza magica che è resa appieno nello sguardo allucinato dei volti quasi triangolari; finora le tipologie ritrovate ed individuate delle statue di Monte Prama sono tre: pugilatori, arcieri e guerrieri.
Le 28 statue dei giganti accuratamente restaurate sono esposte sino a fine settembre nel Museo Archeologico Nazionale di Cagliari e nel Musero Civico di Cabras.

Fonte : Bedini Tronchetti Ugas Zucca – I giganti di pietra

Immagini tratte da www.ufficiostampacagliari.it

4fiera-2012Il 26 Luglio avrà inizio la cinquantatreesima edizione della Fiera del Tappeto di Mogoro, la prima grande vetrina dell’artigianato artistico e tradizionale della Sardegna, che rimarrà aperta sino a tutto il mese di agosto 2014.
Questa manifestazione, nata con l’intento di promuovere la maestria e l’artigianalità espressa dalle donne del paese tramite il telaio, esprime ancora oggi al meglio la tradizione e la bellezza dell‘artigianato sardo.
Visitando la mostra si potranno ammirare tutti i principale tutte le principali forme di espressione dell’arte tessile mogorese, arrivata ad una certa fama soprattutto per gli arazzi ed i tappeti ma costituita da molti altri elementi.
Tra i tessuti che hanno fatto la storia di Mogoro si trovano ad esempio i copricassa, le bisacce, i collari per i buoi ed i cavalli, le tende, gli asciugamani, le coperte e molti altri.
I pezzi esposti alla mostra dimostrano chiaramente quanto la produzione di Mogoro sia sobria ed elegante, sia nelle forme che nella scelta e nell’accostamento dei colori.
Ai tessuti si accostano chiaramente mobili, sia rustici secondo la tradizione sarda più autentica che riccamente intarsiati a mano con figure geometriche ed animali, come ad esempio le cassepanche.
Saranno inoltre esposte una serie di ceramiche artistiche dall’estrema leggerezza cromatica e perfezione delle forme, un’altra espressione della maestria che possono dimostrare gli artigiani sardi.
Un’attenzione particolare va all’innovativa sezione D Mogoro, inaugurata nel 2013 per creare uno start-up per potenziare la cultura artigianale tramite la realizzazione di oggetti di arredo creati, appunto, dai maestri artigiani di Mogoro.
Questo laboratorio di interior design ha portato alla creazione di pezzi di arredo unici e contemporanei, tra manualità più pura e tradizionale e l’avanguardia, che si possono ammirare anche su http://www.dmogoro.com/.
I visitatori della rassegna potranno anche degustare una selezione di vini della Cantina Sociale “Il Nuraghe”,2_2013 accompagnati da sapori e profumi sia di terra che di mare.
La zona offre anche altre possibilità: è possibile effettuare un biglietto cumulativo che comprenda sia la visita alla Fiera del Tappeto che l’ingresso al complesso archeologico di Cuccurada, una zona nuragica che si contraddistingue per una peculiare planimetria rispetto a tutti gli altri nuraghi della Sardegna.
La fiera rimarrà aperta al pubblico dal 26 luglio al 31 agosto, con orario continuato dalle ore 10.00 alle 21.00; il complesso è aperto tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 16.00 alle ore 20.00.
L’ingresso intero ha un prezzo di 2,00 euro, il ridotto di 1,00; il biglietto cumulativo 3,00.
Per maggiori informazioni su come arrivare e sugli artigiani presenti alla fiera è possibile consultare http://www.fieradeltappeto.it/.

Informazioni e foto tratte da http://www.fieradeltappeto.it.

settimanaSanta2012

I riti della Settimana Santa ad Oristano hanno attraversato un’evoluzione peculiare rispetto ad altre zone della Sardegna; dopo un’interruzione di quarant’anni dovuta alla decadenza delle confraternite, tra il 1978 e 79 hanno ripreso vita esprimendo una tradizione fortemente radicata nella popolazione.
Tutti i riti e le processioni, eccetto circostanze fuori dal comune, prendono avvio dalla chiesa di San Martino, la più antica della città e sede delle confraternite.
Tradizionalmente l’organizzazione della Settimana Santa era in mano alla cunfraria de sa morti, la confraternita della morte, i cui membri in saio e cappuccio bianco si occupavano persino di murare i teschi dei condannati al di sotto di una cappella adiacente a San Martino. In seguito le incombenze si sono ripartite tra altre due confraternite: quella del Santissimo Nome di Gesù e quella del Santissimo Rosario, rispettivamente in abiti rossi e bianchi e neri.
Il primo rito della Settimana Santa oristanese è quello di Is Misterius: nel pomeriggio del lunedì un tamburo scandisce lugubramente il tempo ed apre la processione, seguito dai confratelli recanti in spalla sette statue raffiguranti altrettanti momenti della passione di Cristo. Questi sette simulacri vengono quindi trasportati in visita in sette diverse chiese della città.
Un’altra processione particolarmente suggestiva è quella de Su Jesus, che si tiene il giovedì con il favore delle tenebre, dalle 20.30 a mezzanotte inoltrata.
Anche questa ripercorre una visita delle sette chiese, compiuta però dal Cristo che trasporta la sua croce e dalla Madonna, vestita come una donna del popolo a lutto. Un altro elemento in comune è la presenza del tamburo che suona a morte, accompagnato da cantori intonanti versi che spaziano dal sardo al latino.
Il venerdì si svolgono due riti: un primo privato, col quale si accompagna il Cristo dalla sua chiesa alla cattedrale, e la processione de Sa Maria alla ricerca del figlio morto.
Durante questo rito si può assistere al passaggio del simulacro della Madonna nel lutto più totale, preceduta da una lettiga vuota, sino all’arrivo in cattedrale, dove avviene la deposizione del Cristo. I riti religiosi della Settimana Santa anche ad Oristano si concludono il giorno di Pasqua con la cerimonia de s’Incontru tra le statue del Gesù risorto e della Madonna, che si tiene in piazza Episcopio.

Immagini tratte da http://www.provincia.or.it/, fonte: Caredda, Pasqua in Sardegna

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