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Massimo

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Assunta Congiu lavora la ceramica dal 2004, quando apre Pianeta Sardegna a Cagliari.
Il suo percorso inizia però molto prima, con l’attività di sua madre: sin da bambina è circondata da argilla, seguendo sua madre al lavoro al tornio; suo padre si occupava delle lunghe cotture dei pezzi, principalmente ceramiche tradizionali dell’oristanese.

Una lunga formazione professionale

La sua formazione personale inizia con l’istituto d’arte, ma in ambito legno, per poi passare per un corso di scultura su trachite; l’artigiana in quel periodo prediligeva infatti il “diverso” rispetto a ciò che aveva sempre avuto davanti agli occhi sin dall’infanzia, pur ammirando i pezzi realizzati dalla madre.

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Il suo inserimento nel mondo della ceramica inizia da lontano, con il disegno di nuovi pezzi che poi venivano ricreati dalla madre, desiderando creare qualcosa di nuovo, che si discostasse dalle linee classiche e tradizionali della ceramica di Oristano.

La passione per la storia antica della Sardegna

Durante il suo percorso di formazione, parallelo alla ceramica, inizia a scolpire su pietra segni e simboli risalenti alla storia più antica della Sardegna, che per lei hanno sempre avuto un significato molto profondo.
Segni risalenti alle civiltà nuragiche, legati quindi al mondo dell’archeologia, da sempre sua grande passione, e che si ritrovano su pietre antichissime, come la Dea Madre e su boe.
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Il passaggio dall’incisione su pietra a quelle su ceramica avviene col passare del tempo, quasi naturalmente, e si accompagna ad una riduzione delle dimensioni delle sue creazioni: pezzi sempre più piccoli, come a voler dare un senso alle piccole cose della vita.

Gioielli con simboli arcaici

Oggi la sua produzione si concretizza in collezioni di gioielli in ceramica: dietro ognuno di essi sta la ricerca negli archivi storici di simboli e disegni legati alla cultura della dea madre, anticamente incisi su statuette di divinità femminili.

Pezzi personalizzabili

Ogni suo lavoro è assolutamente personale e personalizzabile, potendo il cliente scegliere il pezzo che più sente suo, in base ai segni, al colore e alle forme che lo rispecchino maggiormente, in modo da rispecchiarsi perfettamente nel gioiello.
25I monili sono modellati a mano e decorati con smalti, vetrine e madreperla, impreziositi poi da dettagli e pennellate in oro e platino.

Oggi Mondosardegna torna a Ulassai, dalle cinque artigiane che sono l’anima pulsante della Cooperativa Su Marmuri, in occasione del nostro viaggio tra gli artigiani della Fiera dell’artigianato artistico della Sardegna.

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Unite dal 1971

La Cooperativa tessile Su Marmuri viene costituita a Ulassai nel 1971, quando un gruppo tutto al femminile si riunisce, con l’intento di creare lavoro, sfruttando delle competenze che a Ulassai erano già, e per tradizione, in mano a molte donne.
Ancora oggi nella cooperativa è presente una delle socie fondatrici, Maria Deidda, che ci racconta la portata di quella giornata, che avrebbe poi cambiato la vita a molte persone.

La cooperativa oggi

Così come la giovane Maria ha potuto apprendere l’arte della tessitura tradizionale dalle altre socie, che avevano già in casa un telaio, oggi prima di entrare nella cooperativa sono previsti dei corsi professionali, per poi lasciare che ogni membro possa definire meglio le proprie capacità.
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Le cinque artigiane che attualmente compongono la cooperativa Su Marmuri ritengono infatti che solo con il lavoro concreto e l’affiancamento delle colleghe, tramite cui definire il proprio ruolo, si possa ottenere il grado di specializzazione necessario al mantenimento del livello di qualità che si ripropongono di mantenere.
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Oggi Maria Deidda, Maria Serrau, Angela Cannas, Melissa Vargiu e Tiziana Sirigu sono la dimostrazione di quanto e come si possa collaborare in Sardegna, con passione e responsabilità, in un ambiente che si può definire una famiglia, essendo percepita come tale dalle componenti.

I disegni tipici della cooperativa

La forza della Cooperativa Su Marmuri sta proprio nell’unione, in uno sforzo comune rivolto ad una produzione di qualità, ottenibile grazie all’apporto dei singoli componenti, in grado di creare qualcosa di più forte rispetto al punto di partenza.
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Dall’apertura, i disegni e le trame realizzate sono cambiati, incrementati con dei nuovi: dai disegni propri e tradizionali, dal 1981 si sono aggiunti una serie di disegni donati dall’artista Maria Lai; mufloni, cinghiali, il telaio e la capretta, oggi vero e proprio simbolo della Cooperativa.

Oggi, per il nostro viaggio in collaborazione con la Fiera dell’artigianato artistico della Sardegna, entriamo nel laboratorio TRAmaRE, dove si creano accessori moda e per la casa che nascono dalle passioni di Maria Cristina Boy e Margherita Usai: la pittura e i materiali naturali, che siano in grado di ispirarle.

Foto MondoSardegna - Orizzontali (1)

Dalla pittura al tessuto

Durante il nostro incontro, ci raccontano la passione per la pittura su seta, con cui creano principalmente sciarpe e foulard; la texture e la lucentezza del materiale permettono infatti di esprimere una grande passione, ovvero l’acquerello.
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Tale tecnica permette di trasferire appieno le sensazioni sulla seta, dipingendo in libertà, lasciandosi trasportare dalle sensazioni che il tessuto stesso rimanda.

Una produzione personale

Tutti i pezzi TRAmaRE prendono forma a partire da tessuti naturali, ognuno trattato in maniera differente; una produzione che rimane sempre numericamente limitata, creata esclusivamente dalle due artiste essendo unica e molto personale.
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Da qualche anno, grazie ad una collaborazione con Daniela Locato, produttrice di lana di pecora locale, hanno ampliato la propria produzione con i tappeti, in cui lana e altri tessuti dipinti si intersecano.

La ricerca dell’innovazione

Le commistioni di materiali, così come d’intenti con altri artigiani e produttori, sono importanti nel percorso della TRAmaRE: un settore ancora relativamente di nicchia, ma che deve avere chiaro quale sia il passato e la storia dell’artigianato per poter progredire.
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Le due artiste ritengono infatti che non si debba continuare a riprodurre il passato, ma utilizzarlo come base di partenza per innovare.

Adriano Concas, artigiano del rame, apre il suo laboratorio a Villaputzu nel 2011.

L’amore per le tonalità del rame

La scelta avviene sebbene nel Sarragus non vi sia una tradizione radicata della lavorazione di questo materiale: a spingerlo è il puro e semplice fascino per il materiale, l’amore per la malleabilità e per la tonalità dei colori che il rame può assumere.
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La sua produzione spazia tra tegami, lampade, lampadari e sculture, in un equilibrio tra passato e presente, riproduzione della tradizione e design innovativi.

Tramandare l’arte della lavorazione del rame

Adriano mira infatti alla ricerca e riproduzione di utensili antichi, che fanno parte della cultura e della cucina sarda, senza però trascurare la possibilità di affiancare le riproduzioni derivanti dalla tradizione più antica con pezzi più moderni e contemporanei.
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Gli utensili della tradizione

Oltre agli oggetti in rame realizza anche strumenti per il taglio e la decorazione della pasta fresca e per il pane cerimoniale, seguendo ancora le antiche tecniche di lavorazione, come forgiatura e brunitura a fuoco.
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Come l’amore per l’arte della lavorazione del rame lo ha spinto ad aprire il suo laboratorio, così oggi porta avanti il suo lavoro per far conoscere la bellezza della creatività e dei lavori manuali alle nuove generazioni, nella speranza che si possa evitare che il suo antico mestiere vada perduto.

Ati Artisticu - Casette in Trachite di Lukas Loewe

Ati Artisticu – Casette in Trachite di Lukas Loewe

La Storia

Lucas Loewe, di origini tedesche, entra nel mondo dell’artigianato nel 1995, nel laboratorio orafo dei genitori, per poi diventare lui stesso maestro orafo.
Nato in Germania e trasferitosi in Sardegna all’eta’ di 5 anni, oggi si ritiene quasi piu’ sardo che tedesco, essendosi innamorato della sua terra d’adozione.
Oggi nel suo laboratorio Atiartisticu a Narbolia porta avanti la sperimentazione artistica e creativa con cui é sempre stato a contatto, essendo i genitori degli orafi fuori dagli schemi, mirando pero’ a creare un tributo alla Sardegna.

laboratorio Atiartisticu di Loewe Leander Lukas

La sua produzione prevede infatti una linea di gioielli dalle linee contemporanee e le sue Casette in trachite, che più che complementi d’arredo sono un omaggio a tutti quegli angoli dell’isola che l’artigiano ritiene spesso sottovalutati e non ammirati nella loro semplicità.
Realizzate con una serie di piccolissimi dettagli in argento, le Casette riproducono il profilo dei borghi rurali sardi, secondo l’artigiano ricchi di fascino e di potenziale spesso sottovalutato: l’idea alla base e’ quella di delineare una forma semplice, ispirata alle architetture rurali della Sardegna, impreziosita da minuziosi dettagli preziosi.

Casette in Trachite

Porte, finestre, piante, animali, e molti altri dettagli che contribuiscono a ricreare il profilo di un piccolo paese sardo, perfetto nella sua semplicita’ come elemento d’arredo.
L’intento di Lucas e’ di esprimere il suo amore per la Sardegna e per i suoi piccoli tesori, troppo spesso non sfruttati come meriterebbero: non a caso nelle sue creazioni si ritrovano spesso materiali locali, anche di poco valore, che vengono affiancati alla trachite e all’argento.
Oggi la sua produzione prevede le sue Casette, altri oggetti decorativi e una linea di gioielli dalle linee contemporanee, in cui utilizza sia pietre dure che tenere.

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Per la seconda tappa del nostro tour tra gli artigiani della Fiera dell’artigianato artistico della Sardegna, andiamo a Montevecchio.
Entrare nel laboratorio a di Andrea Cadoni è un’esperienza, un calarsi nella profondità dell’arte, attraverso i sui gesti e le sue parole.

In equilibrio tra gioielleria e scultura

A partire da una definizione di sè: “il mio lavoro è fare gioielli, anche se in realtà non so se definirmi un orafo, uno scultore, un falegname o un poeta”.
Foto MondoSardegna - Orizzontali (2)
L’intenzione che sta dietro i suoi gioielli è lontana dal concetto semplice di creare un monile come accessorio da indossare fine a se stesso; il suo lavoro è rivolto a creare un’opera, una scultura da poter indossare, che sia capace di poter raccontare ed emozionare.
In ogni suo pezzo si individuano chiaramente la volontà di creare un’opera d’arte e la forte influenza della natura, sempre in prima linea tra le sue fonti d’ispirazione.
Foto MondoSardegna - Orizzontali (1)

La natura come fonte d’ispirazione

Questo desiderio spinge Andrea ad una continua ricerca del bello, che per lui corrisponde a curve, pieni e vuoti della natura, a quell’armonia capace di mettere tutto in un rapporto di pace.
Durante la visita al suo laboratorio è chiaro quanto il contatto fisico sia essenziale per Andrea per entrare in simbiosi con l’opera in esecuzione: ogni gioiello è realizzato interamente a mano, ogni minimo particolare nasce in maniera artigianale.

Foto MondoSardegna - Orizzontali

Concludiamo la nostra visita ad Andrea Cadoni chiedendogli quando un gioiello si considera terminato, e ci risponde così: “posso ritenere definito il mio operato quando riesco a trovare quell’equilibrio di silenzio composto da ogni elemento, in cui ogni perlina e ogni elemento si deve completare a vicenda, ottenendo quell’armonia que deve dar pace al mio animo.
Solo in quel momento posso ritenere il mio gioiello finito e degno di essere indossato sulla pelle di una donna”.
Questo appuntamento con l’artigianato sardo volge al termine, pronti per una prossima tappa del nostro viaggio tra i laboratori artigianali.

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