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Massimo

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Oggi vogliamo iniziare una serie di post dedicati ad un'artista che esprime la forza, le immagini e le tradizioni della Sardegna: Maria Lai, artista poliedrica nata a Cardedu.

Tra l'arte contemporanea e le tradizioni

L'opera di Maria Lai spazia attraverso l'arte contemporanea, l'arte concettuale e le tradizioni della Sardegna, esprimendosi attraverso una varietà di elementi, che spaziano tra tessuti, telai, dipinti, arrivando addirittura al pane.
La sua formazione artistica inizia con il liceo artistico a Roma, e continua a Venezia presso Arturo Martini e Alberto Viani; a seguito di un periodo nella sua isola negli anni settanta torna nella capitale e alla ribalta con alcune delle opere che diverranno pezzi fondamentali della sua produzione artistica.

Le Tele cucite e i Pani

Si tratta de i Telai, le Tele cucite, i Pani, le Scritture, i Libri, le Geografie, caratterizzati dall'utilizzo di materiali non canonici e da un'evoluzione per l'artista all'interno del campo dell'arte concettuale. Un esempio sono le Tele cucite, in cui la pittura viene sostituita dai fili: l'ispirazione arriva da una delle grandi tradizioni della Sardegna, la tessitura e il ricamo, che l'artista esprime utilizzando i fili come elemento essenziale. O ancora le sue sculture di pane, realizzate a partire dalla seconda metà degli anni Settanta ricordando la sua infanzia, quando vedeva le donne impastare, soprattutto in occasione dei giorni di festa. Si può quindi iniziare a presentare Maria Lai come un'artista che parte dalla e si ispira alla sua Sardegna, trasmettendo la ricchezza delle tradizioni sarde nelle sue opere e portandola su un piano diverso. Quella di oggi voleva essere una prima presentazione del personaggio Maria Lai, volendo magari incuriosirvi, prima dell'arrivo di post decisamente più dettagliati sulla sua vita personale e artistica.
Immagini tratte da www.sardegnacultura.it

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Continua il nostro viaggio all’interno dell’oreficeria popolare in Sardegna, concentrandoci oggi su gli altri pezzi che contraddistinguono e completano l’abito tradizionale sardo.

L’anello

L’anello è un pezzo fondamentale nel panorama del gioiello sardo, tutt’oggi simbolo della Sardegna in questo settore. 95729 Realizzato e diffuso in tutta l’isola, è un pezzo che viene creato con tecniche diverse, così come possono essere diversi i materiali utilizzati; non mancano le pietre incastonate, di vetro colorato o semipreziose. A seconda della zona poteva cambiare la quantità o il tipo di anelli indossati: nel Sarrabus, ad esempio, era diffuso uno con un castone piatto e una R incisa oppure uno con una chiave, a simbolo del buon governo della casa. In altre zone, come nella Trexenta, le donne potevano portare per tradizione un massimo di tre anelli; ad Orgosolo era diffuso invece l’aneddu de punta, in lamina anche traforata, a giardinetto con castone piatto.

L’anello maninfide

Con questo nome si indica un tipo di anello che ricorda un modello utilizzato nel mondo romano, spesso come dono in occasione del fidanzamento: un anello in lamina con due mani che si stringono incise sulla parte superiore.
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La gancera

Destinata a chiudere e decorare l’abbigliamento festivo sia maschile che femminile, la gancera è un altro degli elementi su cui si basa l’oreficeria popolare in Sardegna. Si tratta di una piccola catena in lamina d’argento, utilizzata in maniera diversa a seconda della zone dell’isola e con piccole differenze nell’aspetto e nell’uso anche a seconda della funziona specifica. Il modello più tradizionale prevede una catenella fermata ai lati da due elementi traforati, in cui si possono riconoscere elementi del mondo naturale più o meno elaborati. 124318 La sua funzione principale è quella di chiudere ed abbellire l’abito tradizionale sardo, sia maschile che femminile; nel primo caso si tratta generalmente di modelli più semplici, in cui una catena senza troppi fronzoli viene sorretta da due fermature prive delle decorazioni di cui sopra. Un tipo particolare di gancera è quella da chinzu, ovvero da vita, usata in alcune località per chiudere il grembiule: in questo caso è ulteriormente arricchita da un segmento di catena che pende lungo il fianco.
Immagini tratte da http://www.sardegnadigitallibrary.it/

Quando si parla dell’abito tradizionale sardo, argomento di cui abbiamo parlato diverse volte, si arriva quasi obbligatoriamente a parlare di un altro tema, legato indissolubilmente al vestiario popolare quasi ne fosse una parte integrante.sset Stiamo parlando dell’oreficeria popolare, i cui pezzi realizzati principalmente in argento erano tradizionalmente destinati a completare il vestiario tipico della Sardegna, in particolar modo quello festivo.

Il gioiello sardo in argento

La prevalenza dell’utilizzo dell’argento rispetto a quello dell’oro, molto meno diffuso, si può spiegare con l’abbondanza del primo rispetto al secondo, estratto prevalentemente da una piccola miniera nella zona di Montevecchio, il cui utilizzo venne considerato con il tempo antieconomico. L’argento era quindi molto più semplice da reperire, così come il corallo, pescato lungo le coste in maniera abbondante, sia nella sua versione rossa che in quella nera.

Le forme del bottone sardo

L’oreficeria popolare si basa su alcuni pezzi fondamentali, tra cui il bottone. Creato per completare sia l’abito tradizionale femminile che quello maschile, è un gioiello che si ritrova anche in altre zone dell’Europa.
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Usato a coppia per chiudere il collo della camicia o i polsini della camicia, singolarmente per decorare e chiudere il giubetto maschile e le maniche del giubetto femminile: le funzioni di questo tipo di gioiello erano molteplici. Le varianti che si ritrovano in Sardegna sono principalmente tre, da cui poi derivano altri modelli intermedi: la forma a melagrana, quella a pigna e infine una a bacca. Il bottone a melagrana, realizzato con la tecnica della filigrana a giorno, aveva come principale area di diffusione il logudorese. Quello a pigna, diffuso nel nuorese, era realizzato con una tecnica mista tra lamina e filigrana a notte; il bottone a bacca era invece diffuso nell’area sulcitana e aveva lamina liscia o traforata. Le diverse tipologie non sono eccessivamente diverse alla vista: possono variare anche le dimensioni a seconda della località e della classe sociale a cui erano destinati.

Gli orecchini in Sardegna

Un altro pezzo di gioielleria tradizionale diffuso in Sardegna è rappresentato dagli orecchini, tra cui spiccano senza dubbio i pendenti a goccia.
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Realizzati con un corpo principale ovale, spesso con un cammeo di corallo, o con un cerchio in oro, terminano con un pendente a goccia in corallo rosso, in cristallo di rocca o in pasta di vetro colorata.

Il gioiello sardo durante la civilità nuragica

La storia del gioiello, quale oggetto destinato a decorare, si puó far risalire in Sardegna sino all’età preistorica. Frammenti di conchiglie, denti di animali e altri materiali raccolti dall’uomo preistorico, che venivano utilizzati nella loro forma più semplice come orpelli e simboli di appartenza ad un particolare gruppo sociale. 76599 I materiali e le forme di questi primi “gioielli” potevano cambiare a seconda della volontà di indicare un ruolo o un ideale di bellezza. La civilità nuragica sarda prevedeva infatti la presenza di monili, utilizzati principalmente per indicare la funzione, il ruolo ricoperto all’interno della società dell’epoca; per cui alcuni erano possessori di gioielli e altri, al di fuori di un dato cerchio sociale, non ne facevano uso. I monili dell’epoca si possono ricondurre allo scenario dell’epoca nella zona dell’Egeo e del Mediterraneo orientale: bracciali, anelli, bottoni e collane tendenzialmente in metallo, a cui si affiancano manufatti in osso, cristallo di rocca e conchiglie.

I manufatti più diffusi: bracciali, collane e bottoni

I gioielli più utilizzati nella Sardegna nuragica erano contraddistinti da una certa semplicità: i bracciali di bronzo di cui hanno notizie erano principalmente lisci, senza alcuna decorazione, così come gli anelli. 62481 Quando vi erano delle eccezioni i motivi decorativi più ricorrenti spaziavano dai cerchietti alle spirali, passando per i disegni a spina di pesce e le lavorazioni a bulino. Tra i manufatti di cui si abbia notizia si ritrovano anche i bottoni, utilizzati però a mero scopo decorativo, senza lo scopo pratico a cui oggi li si collega automaticamente. 98675 Principalmente di forma semisferica o conica, potevano presentare delle decorazioni probabilmente di natura zoomorfa. In tema collane si aveva una buona varietà: fili semirigidi decorati, catene più semplici, monili con l’inclusione di zanne di animali e dettagli in osso.
Foto tratte da www.sardegnadigitallibrary.it

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L’artigianato sardo nasce, come spesso accade, da oggetti d’uso quotidiano, che hanno poi assunto un carattere diverso per quelle loro caratteristiche che vanno oltre la mera funzione originaria. La stessa architettura rustica delle case sarde di un tempo si può considerare come forma di artigianato, così come l’arredamento che si trovava anticamente nelle chiese. La tradizione artigiana sarda è infatti un’arte che si è andata delineando e sviluppando in maniera naturale, a partire dagli oggetti funzionali, senza passare per lo sviluppo all’interno di scuole specifiche. 28 Dai cestini alla ceramica, passando per i ricami, i gioielli, i costumi o i manufatti di legno: le categorie da cui ha preso avvio l’artigianato sardo sono molteplici.

Il legno

La tradizione dell'intaglio sardo “nasce” infatti in casa, prendendo forma ad esempio nella cassapanca nuziale, pezzo assolutamente essenziale all'interno di ogni casa a cui abbiamo dedicato diversi articoli. Questo elemento d'arredo, in legno naturale o dipinto con il rosso del sangue di agnello o nelle tonalità del verde, veniva utilizzato per contenere diverse cose, tra cui ad esempio l'abito tradizionale. Foto MondoSardegna - Orizzontali (1) Di legno erano anche il tavolo, strumento d'uso quotidiano solitamente poco decorato e lineare, e il letto, la cui struttura veniva quasi ricoperta da tessuti e trine. Maggiormente intagliate erano le culle, le sedie e i seggioloni, generalmente dipinti di rosso.

Il ferro e il rame

Questi elementi erano utilizzati in tutte le case sarde sui portoni, con elaborate serrature dalle forme piú disparate, e nelle cucine, sotto forma di ringhiere, lampade, graticole, padelle e piccoli oggetti. 10 Da Cagliari a Sassari, importanti centri della lavorazione del ferro battuto, passando per Isili e Gavoi; trovare un oggetto di ferro o di rame in Sardegna é sempre stato piuttosto comune, ancor prima che diventassero due degli elementi chiave dell'artigianato sardo

L'intreccio

Anche l'arte dell'intreccio ha radici profonde in Sardegna, tanto che si hanno testimonianze dell'utilizzo in questo senso di asfodelo, giunco, paglia, palma e rafia già in età nuragica.

La ceramica

Un'altra lavorazione fondamentale nel panorama dell'artigianato sardo è quella della ceramica, la cui produzione in Sardegna è piuttosto varia e spazia dai pezzi più lineari a quelli più elaborati e colorati. Foto MondoSardegna - Orizzontali Anticamente i manufatti più diffusi erano orci, brocche, tegami, pentole e stoviglie, che rispondono al principio per cui l'artigianato nasce da esigenze della vita quotidiana

La tessitura

Questa "sezione" dell'artigianato sardo prende vita nelle tantissime decorazioni che arricchiscono i tessuti, i tappeti e gli abiti tradizionali che ancora oggi sono rinomati e rappresentano l'isola. 19 La tessitura e il ricamo si trovavano sia nei pezzi conservati all'interno delle case che nelle chiese, tra tovaglie d'altare e paramenti sacri.

La gioielleria

I gioielli sardi, come abbiamo già detto in altre occasioni, avevano la funzione principale di abbellire l'abito tipico. L'attività degli orafi e degli argentieri era notevole e si esprimeva in una lunga serie di monili, spesso decorati con il granato e vetri colorati.

La musica popolare, quella delle tradizioni, è ancora presente in Sardegna. Durante manifestazioni o eventi tradizionali è infatti possibile godere dei suoni che fanno parte della storia dell’isola, una terra che si può ritenere musicalmente ricca e legata all’espressione artistica di questo tipo. 56604 I sardi erano infatti legati al ballo, al canto e alla musica, il cui ritmo prendeva vita tramite strumenti che vengono utilizzati ancora oggi. Le ricerche sull’argomento, come quella di Giovanni Dore sul finire degli anni ’70, hanno individuato una lunga serie di strumenti musicali, che con l’andare del tempo si sono moltiplicati, subendo modifiche di vario tipo.

Gli strumenti sardi: dalle launeddas alla fisarmonica

Le launeddas e la fisarmonica sono strumenti musicali che rappresentano ancora oggi l’immagine della Sardegna tramite i loro suoni, antichi e originali. Il primo è uno strumento composto di tre tubi di diversa lunghezza e diametro, dotati di bocchino con ancia: la canna più lunga, detta tumbu, priva di fori, la mancosa manna e la mancosedda, dotate invece di fori. 183486 Strumento antico, le cui prime testimonianze si trovano addirittura nel bronzetto nuragico di Ittiri, è conosciuto e suonato oggi da pochi esperti, che hanno acquisito i segreti della tradizione musicale sarda, spesso trasmessi per tradizione orale. La fisarmonica è invece uno strumento ad ance e tastiere in cui il suono viene prodotto dall’aria raccolta da un mantice, azionato con il movimento delle braccia.

Flautu ‘e linna e Tumbarinu

Il suono del flauto ‘e linna accompagnava tradizionalmente le processioni della Settimana Santa e di Ferragosto, spaziando poi anche alle feste paesane. Anche detto pipiriolu, era un flauto di sambuco a bocca laterale, con sei fori liberi disposti sulla linea anteriore. Il secondo nome indica un tamburo, di cui si possono trovare diverse versioni, a seconda del materiale utilizzato per il cilindro e per le membrane che vanno a ricoprire le basi. Troviamo quindi quello de cointrozza, costruito con una base di sughero o latta, quello di Gavoi, con un cilindro di legno e membrane di pelle di capra, o ancora il tumbarineddu, una versione più piccola, costituita da un tubo di canna corto con un’estremità ricoperta da una membrana di intestino di bue. 8102 Le varie declinazioni del tumbarinu sono strumenti a percussione, che producono il suono con pelli tese su una cassa armonica, percosse con le mani o con bacchette di legno. Quelli citati sono solo alcuni degli strumenti musicali tradizionali di Sardegna, che costituiscono un panorama decisamente più ampio e dalle tante sfaccettature. foto www.sardegnadigitallibrary.it

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